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Per una democrazia governante

Il discorso di Aniasi al congresso del Psi: per una democrazia governante.

Riproduciamo il testo del discorso tenuto dall’on. Aldo Aniasi, vicepresidente della Camera dei Deputati, al 44° congresso nazionale del Partito Socialista Italiano. Un intervento importante incentrato sulla moralità della politica e sull'efficienza dello Stato, che anticipa la crisi del sistema dei partiti, poi travolti dalle inchieste giudiziarie.



Rimini, aprile 1987

PER UNA DEMOCRAZIA GOVERNANTE

Compagne e compagni,

per De Mita e la D.C. l’ora della verità sta per arrivare.

I “no” stizziti di De Mita, le sue pregiudiziali confermano anche agli increduli la sua volontà di portarci alle elezioni anticipate. La nostra risposta è precisa. E’ la stessa che Bettino Craxi ha chiaramente indicato nella sua relazione: sì ai referendum e volontà di concludere la legislatura

alla sua naturale scadenza.

In questo congresso stiamo dimostrando che, pur con attenzione alle questioni di oggi, è aperta la riflessione sui problemi di prospettiva, e questo nella strategia del futuro per una politica riformista.

PER LO SVILUPPO DEL PAESE

I socialisti aprono un confronto diretto con gli italiani sui temi dello sviluppo democratico, civile, sociale ed economico del Paese.

I socialisti chiamano perciò a confronto le altre forze politiche non su proposte di schieramento, ma su argomenti concreti, sui problemi sociali ed istituzionali, sui problemi della nostra economia e del nostro ruolo internazionale.

E’ per questo che il P.S.I., nel rispetto delle alleanze, risponde proponendo con priorità l’intesa sul terreno riformista, sul terreno del confronto programmatico che è l’unico – come dicono le nostre dichiarazioni politiche congressuali – sul quale può essere definito e proseguito il rapporto con la Democrazia Cristiana. Non ci sono altre vie, altre possibilità di uscita anche da questa contingente situazione di crisi.

Come sempre – come ci hanno insegnato Turati e Nenni – la via maestra è quella della chiarezza, non quella dei pasticci, degli accordi che rischiano di fare a pezzi le istituzioni nella logica e nella concezione proprietaria che sempre, dal 1946 ad oggi, ha contraddistinto la Democrazia Cristiana. E sappiamo bene quanto non ci sia bisogno di un ulteriore strazio di queste istituzioni che abbisognano invece di cure energiche per essere rimesse in sesto, rese funzionanti, adeguate alle esigenze di un paese moderno che ha bisogno di un Parlamento che funzioni, di un governo che decida, di istituzioni in grado di rispondere alle ansie di efficienza, di equità e di giustizia che emergono dai cittadini.

FUORI DAGLI SCHEMATISMI DEL PASSATO

Un salto di qualità che si compie quindi con le tesi di questo congresso. Non la ricerca di alleanze preordinate, non formule precostituite, bensì un processo da promuovere per liberare dagli schematismi del passato ogni forza disponibile per una politica di sviluppo e di giustizia sociale.

Nella relazione del Segretario c’è tutto questo, ma viene anche ribadita alla D.C. una proposta per un accordo volto a governare il paese. Un accordo possibile non su un pentapartito strategico, non su patti spartitori del potere, non su alternative programmate, bensì su un obiettivo comune che miri ad una politica che incoraggi la crescita, riformando le criticità strutturali istituzionali e costume politico che sono al centro dell’attuale grave crisi politica.

Il Paese convive da troppo tempo con mali profondi, una realtà insostenibile che per essere riformata richiede uno stato autorevole sostenuto dalla fiducia dei cittadini, una pubblica amministrazione giusta, trasparente, in grado di rispondere con efficienza ed efficacia.

I PARTITI E LA SOCIETA’

In questo contesto va posto il problema della degenerazione del sistema partitico e quello dell’esigenza di una coraggiosa correzione. I partiti sono stati e rimangono i pilastri della moderna società italiana e senza di loro non sarebbe garantita la democrazia. Ma oggi i partiti – si dice con linguaggio figurato – hanno occupato le istituzioni.

Istituzioni deboli, incapaci di opporsi alla intromissione indebita dei partiti, che finiscono per imporre scelte e decisioni senza assumersi le conseguenti responsabilità.

Partiti troppo invadenti, istituzioni troppo deboli, sono segnali pericolosi per una democrazia. Un tema, quello della riforma della politica, delle istituzioni, che è tutt’uno con la questione morale e con la politica dei partiti. Le Istituzioni potranno funzionare correttamente se i partiti sapranno adempiere al ruolo che loro compete di interpreti e di mediatori di interessi sociali: forze capaci di proporre programmi ed iniziative volte a governare il paese.

Il problema del funzionamento dei partiti, del loro finanziamento, le regole di vita interne, le garanzie statutarie, la moralità, sono temi che oggi interessano la collettività intera e non solo gli iscritti.

I partiti esercitano anche ruoli e compiti volti alla formazione delle assemblee elettive. La loro rilevanza costituzionale impone l’osservanza di regole e comportamenti che garantiscano il corretto funzionamento di una democrazia industriale che sta entrando nella fase post moderna. I partiti quindi debbono svolgere il ruolo di orientamento e di indirizzo per le grandi scelte di politica economica, sociale, internazionale, devono essere mediatori ed interpreti delle aspirazioni e dei bisogni dei cittadini.

UN DIBATTITO SULLA DEMOCRAZIA

Con le nostre tesi proponiamo un grande dibattito sul modo di essere della democrazia. Un nuovo rapporto istituzioni – cittadino, una democrazia rappresentativa integrata con la partecipazione: queste le premesse perchè non si ampli il distacco della società civile dalle istituzioni. Porsi i problemi dell’efficienza delle istituzioni e della pubblica amministrazione, correggere gli istituti parlamentari ispirati a logiche consociative che impediscono alla maggioranza di compiere il diritto – dovere di governare, riaffermare la distinzione di ruoli tra maggioranze ed opposizione per consentire che all’alternanza maggioranza – opposizione sia affidato il ruolo di controllo sociale del sistema, significa anche affrontare in termini corretti il problema degli scandali, del malcostume.

Non è gridando all’esigenza di moralizzare, non è con ripetuti quanto inutili appelli che si affronta il problema. Si devono invece predisporre istituti, strumenti, procedure che consentano un reale controllo di efficacia: non gli attuali controlli formali, ma controlli che affidino ai cittadini reali poteri, con reali sanzioni a chi in modo scorretto gestisce la cosa pubblica.

Una riforma completa, dunque, che parta dai regolamenti parlamentari, che introduca il voto palese per gli atti fondamentali, che elimini il triste fenomeno dei franchi tiratori, che consenta maggiore snellezza e rapidità nelle decisioni.

E’ urgente porre finalmente mano alla riforma della pubblica amministrazione, avviare l’opera di delegificazione per evitare che il Parlamento sia alle prese con migliaia di leggi e leggine. Non è concepibile che per un funerale di stato occorra una legge votata dai due rami del Parlamento.

Bisogna esaminare globalmente i temi costituzionali, a partire dalle leggi elettorali, con l’intento non di proporre nuove leggi maggioritarie ma di eliminare l’abuso del voto di preferenza, una delle cause di degenerazione del sistema politico. In questa direzione si dovranno anche prevedere norme di sbarramento che evitino la proliferazione dei partiti. Operare dunque per ricercare sistemi che rendano più stretto il rapporto elettori – rappresentanti. La proposta di introdurre istituti di democrazia diretta va in questa direzione.

PER UNA DEMOCRAZIA GOVERNANTE

Dobbiamo puntare ad una democrazia governante, con un esecutivo forte perchè autorevole ed in grado di decidere in tempi adeguati; con un Parlamento altrettanto forte, centrale nella vita del paese, pur esso in grado di decidere senza invadere compiti e responsabilità di governo.

Il nostro impegno è diretto a riformare la pubblica amministrazione perchè sia al servizio del cittadino, rispettosa dei suoi diritti, secondo una sua concezione liberale di cui la società civile deve essere permeata.

Una democrazia governante capace di decidere. Solo istituzioni efficienti e amministrazioni pubbliche moderne e funzionanti possono garantire l’attuazione di una politica riformista in grado di assicurare una giusta ripartizione del benessere, nell’ambito di un rinnovato sviluppo per una moderna democrazia che veda realizzate l’equità sociale e la protezione delle fasce più deboli ed emarginate.

Un progetto che va alle radici dei mali, che incide nel sistema. Il nostro compito è di capire e di far capire alla gente perchè in questo paese di grandi risorse, di grandi energie e di grandi capacità, in questo paese nel quale si sono raggiunti traguardi così importanti, non si riescono a risolvere i problemi delle disfunzioni, delle arretratezze, dei ritardi. Problemi questi riconducibili alla sclerotizzazione delle istituzioni a tutti i livelli.

Chi ha responsabilità di governo forse più degli altri si è scontrato con i limiti che si pongono alla gestione della cosa pubblica mentre si è prigionieri di lacci, di procedure defatifiganti, di lentezze incomprensibili, di un sistema che consente sempre a molti di porre veti ma a nessuno di decidere con rapidità assumendosi la responsabilità politica ed amministrativa delle scelte. Una efficiente governabilità sarà realizzata solo se si farà funzionare in modo armonico lo stato-ordinamento: regioni, province e comuni che sono parte essenziale dello Stato.

Oggi ci sono troppi elementi di separatezza e di conflittualità. Il nostro Stato è quindi zoppo e rimarrà tale se non approveremo le leggi di adempimento costituzionale: la riforma della finanza locale, della finanza regionale, la riforma delle autonomie locali, le leggi quadro.

VERSO LE RIFORME ISTITUZIONALI

Siamo ormai al nocciolo del problema. Le riforme istituzionali devono rappresentare l’avvio di un processo coraggioso che vada alle radici dei mali che minano ormai la nostra democrazia. I dibattiti, le proposte non mancano.

Non basta lamentare l’esistenza di quel bicameralismo di cui ci ha parlato Craxi nella sua relazione, cosiddetto perfetto, ma in realtà ripetitivo nelle identiche funzioni svolte da due camere (Senato e Camera dei Deputati). Io sono con altri compagni sostenitore e firmatario di una legge di cui ci ha parlato ieri il compagno Pillitteri, volta a sopprimere il Senato della Repubblica e ad istituire il Senato delle Regioni e delle Autonomie locali.

I senatori eletti in rappresentanza delle regioni, delle province e dei comuni garantirebbero una effettiva partecipazione al sistema delle autonomie, alla formazione delle decisioni legislative relative all’ordinamento regionale. Si avrebbe così la certezza che la Camera dei Deputati legiferi per principi fondamentali senza invadere, come oggi avviene, la sfera delle competenze regionali.

Una proposta da meditare, una proposta per costruire una democrazia governante, una democrazia rappresentativa e partecipata, che realizzi la repubblica delle autonomie. Una riforma che renderebbe le istituzioni più forti, più autorevoli, più vicine ai cittadini; un disegno che aiuterebbe il processo volto a rendere possibile una grande alleanza riformista da contrapporre ad un blocco riformatore.

Per realizzare – compagni – il nostro progetto riformista abbiamo bisogno di un partito forte, organizzato, efficiente. L’unità politica ormai consolidata ci consente di affrontare con impegno l’autoriforma.

Il modo di fare politica nel partito, i legami con i nostri referenti sociali, il reclutamento, la selezione dei quadri, la loro utilizzazione sono temi sui quali dobbiamo riflettere ed assumere decisioni coerenti.

UN FORTE P.S.I.

Unità non è unanimismo. Riscopriamo – compagni – il gusto della politica, del dibattito, della dialettica, e questo in ogni istanza, anche nella più periferica. I problemi di costume, dello stile di vita, la moralità dei militanti e dei dirigenti debbono essere oggetto di attenzione.

Per affrontare le prossime battaglie per il rinnovamento delle istituzioni, dobbiamo essere sorretti da una forte tensione morale e politica. Abbiamo l’orgoglio di appartenere ad un partito che ha una nobile tradizione. Un partito che ha dato alla nazione l’apporto dei compagni che hanno sofferto in carcere, che hanno combattuto per la libertà e la giustizia, compagni come Nenni e Pertini, come Lombardi e Fortuna.

Facciamolo forte questo partito, in grado di sostenere le battaglie per realizzare una società moderna, libera e più umana.

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