Aldo Aniasi partecipò alla lotta di liberazione nelle file delle Brigate Garibaldi organizzate dal Partito Comunista Italiano, prendendo il nome di battaglia di Iso Danali (anagramma imperfetto del suo vero nome, più noto come Comandante Iso). 
Da partigiano, combatté in Valsesia e successivamente in Ossola, diventando comandante della divisione partigiana “Redi”, al termine della Guerra era a capo della piazzaforte di Milano come componente del C.L.N.I., in tale veste celebrò un matrimonio che, al termine del conflitto, fu ritenuto valido e trascritto all’anagrafe, in quanto allora egli costituiva senza dubbio la massima carica civile di Milano.

Aniasi fu antifascista già prima della caduta del fascismo, con alcuni compagni universitari svolse un’intensa attività clandestina, tenendo riunioni in casa ora dell’uno ora dell’altro, facendo propaganda politica e diffondendo libri e pubblicazioni proibiti dal regime. Subito dopo il 25 luglio, i rapporti con i gruppi antifascisti si fecero più stretti. Nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre, assieme ad alcuni amici socialisti, comunisti, azionisti, organizzò  assalti di massa ai treni tedeschi carichi di generi alimentari e di vestiario, in transito per la stazione ferroviaria di Codogno, dove, nel frattempo, la famiglia è sfollata.
Con l’appoggio e il sostegno della popolazione civile, distribuì abiti ai militari sbandati in fuga e il recupero di armi nelle caserme rimaste deserte.  Si portò, poi, in bassa Valsesia con una ventina di giovani lodigiani e codognesi, che diedero poi vita al distaccamento "Fanfulla" (poi battaglione), della XV Brigata d'assalto Garibaldi. 
Aldo fu partigiano semplice, caposquadra, commissario politico di distaccamento, comandante di brigata, vicecomandante di divisione e comandante di divisione. Imparò durante questa straordinaria esperienza a dormire per terra, nel fieno, a spaccar legna, a segare gli alberi,  a sparare col mitra. Una delle prima azioni degne di nota organizzate da Aniasi e dai suoi compagni fu nella zona di Camasco, dove il 31 dicembre 1943 resistettero e respinsero l'assalto dei militi fascisti della “Tagliamento”, pur se poi dovettero abbandonare la cittadina. 
Nel 1944 si trasferì nel Cusio, quindi nella valle Strona e successivamente in Val d’Ossola dove  viene formata la 2° divisione  Garibaldi  “Redi”, di cui  divenne comandante, con il nome di battaglia di “Iso Danali” – anagramma  di Aldo Aniasi –  e dove partecipò direttamente alla breve quanto intensa vicenda della repubblica dell’Ossola, la più famosa  tra le “repubbliche” partigiane.   

Qualche settimana prima della Liberazione, il fratello Guido venne fatto prigioniero dai tedeschi. “Iso” cercò di trattare senza successo uno scambio di prigionieri. Per lui si pose drammaticamente il conflitto fra l’uomo che doveva salvare il fratello e i compagni, e il comandante che aveva il dovere “di non piegarsi a nessun ricatto, "a nessuna indulgenza sentimentale”. Decise di attaccare e con l’aiuto delle formazioni garibaldine novaresi riuscirono a circondare la colonna tedesca e a liberare i prigionieri. 
Le formazioni dell’Ossola nei giorni che precedettero e seguirono il 25 aprile eseguirono le direttive  operative del comando militare di zona. Non diedero tregua al nemico, attaccarono caserme, tentarono di impedire la fuga dei fascisti e dei tedeschi, liberarono paesi e città. 
Alla Divisione “Redi” si arresero i tedeschi del Campo di Aviazione di Lonate Pozzuolo e Gallarate e gli  aviatori dell’aereonautica militare della RSI che tentarono invano di resistere. 
Il 27 e il 28 aprile  i partigiani dell’Ossola si ricongiunsero nella Milano già liberata e il 6 maggio parteciparono alla grande sfilata per le vie della città per festeggiare la Liberazione. 

Aldo Aniasi verrà insignito della medaglia d’argento al valor militare. Per tutti resterà il “Comandante Iso”.

Negli anni successivi alla guerra, è succeduto a Ferruccio Parri nel ruolo di presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane (FIAP), incarico che ha conservato fino alla morte improvvisa, avvenuta dopo un’operazione non particolarmente rischiosa.

Di carattere burbero, forte ma dalle immense doti umane.