Discorso al consiglio comunale del 13 dicembre 1968

L’appello del sindaco Aniasi a maggioranza e opposizione


Il 13 dicembre del 1968, il sindaco di Milano Aldo Aniasi, ha tenuto un altro discorso in Consiglio Comunale sulla programmazione dello sviluppo della città di Milano, incentrato sulla politica urbanistica, i trasporti pubblici, il decentramento e la riqualificazione della periferia, sottoponendo il progetto al giudizio dei consiglieri di maggioranza e opposizione, discorso che segna l’inizio di un’attività amministrativa che si protrarrà per ben 10 anni. Ecco il testo.

Signori Consiglieri,

la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, l’Unione Socialista Democratica, hanno inteso costituire una coalizione minoritaria di centro-sinistra.

Programmazione, politica urbanistica e di Piano Regolatore, trasporti pubblici, attuazione del decentramento con contenuto democratico, riqualificazione della periferia sono i settori di maggior impegno di questa Amministrazione e per i quali proporremo interventi prioritari sia nel breve periodo che ci separa dalle elezioni sia per il programma quinquennale che intendiamo presentare a questo Consiglio.

Troveremo consensi per questa politica e per queste realizzazioni?

Spesso la discussione in Consiglio si frammenta: migliaia di delibere da discutere, decisioni che prese a sé stanti non danno un senso compiuto dell’indirizzo che l’Amministrazione persegue.

Noi non intendiamo certo sfuggire al giudizio del Consiglio con espedienti o con la normale routine alla quale spesso pure siamo costretti.

Desideriamo invece che i nostri indirizzi siano chiarì a tutti e che la qualificazione dell’Amministrazione emerga da ampi dibattiti che fissino orientamenti sui quali ogni gruppo, ogni consigliere, abbia modo di esprimere il proprio preciso giudizio politico.

Ecco perchè abbiamo in animo dì sottoporre al Consiglio, innovando rispetto alla prassi tradizionale, delibere quadro per i settori fondamentali così da fissare precisi indirizzi, orientamenti, indicazioni entro i quali dar corso all’azione amministrativa sia pure nelle forme e con le procedure dovute.

Il sì o il no alla Giunta, ed ai suoi indirizzi, deriverà da un confronto sui temi fondamentali dell’azione amministrativa e non sarà un processo alle intenzioni o una riserva sulla credibilità delle nostre affermazioni.

Sì verificheranno – almeno ce lo auguriamo – convergenze programmatiche non nominalistiche o preconcette, ma basate su giudizi pertinenti, sul programma di intervento settore per settore.

Si eviterà così che il discorso programmatico del Sindaco e della Giunta -necessariamente breve – costituisca l’unica occasione di giudizio politico.

Il dibattito ampio, l’esame dettagliato, gli orientamenti che si esplicitano nelle delibere quadro in materia di trasporti, di urbanistica, di Piano Regolatore, di riqualificazioni  della periferia darà la possibilità di misurare concretamente la volontà politica e la capacità operativa dell’Amministrazione.

Ecco ora in questo contesto quali sono gli impegni che caratterizzano questa Giunta nei settori fondamentali.

1) Programmazione economica: le strutture, che consentono di fare della programmazione economica un metodo di lavoro e un atteggiamento costante dell’Amministrazione, sono ormai attuate.

Gli studi che si stanno compiendo sono rivolti ad una percezione più completa e meno municipalistica della realtà economica cittadina, della quale il Comune deve essere guida.

Presenteremo uno schema del Piano Economico pria del progetto di bilancio per il 1969. Esso sarà un piano di indirizzo che, rinunciando alla metodologia di prefigurare i bilanci annuali del quinquennio, coaugulerà, piuttosto, gli studi e le ricerche compiute.

Stabilirà, perciò, sulla base di opportune scelte politiche, i fini e il ruolo che la città dovrà assumere nei prossimi anni, pur tenendo conto di un quadro di coerenza nel lungo periodo. Il piano, inoltre, dovrà suggerire interventi a carattere prioritario qualificati; indicare l’utilizzazione delle risorse disponibili secondo rapporti ben individuati fra i settori di investimenti e non disperdersi in una miriade di interventi e di proposte che ne comprometterebbero incisività ed efficacia.

Ma il piano, soprattutto, sarà il documento di come la città vuole realizzarsi, in definitiva, dell’immagine che essa propone di sé.

La programmazione economica trarrà origine e legame con la realtà della programmazione urbanistica, costituirà essenzialmente l’attuazione di questa e rappresenterà, quindi, un quadro di riferimento per gli interventi pubblici e privati.

Le linee e gli impegni di politica urbanistica cittadina e metropolitana nel quadro regionale devono costituire, infatti, il presupposto ed il primo punto

fermo per il prossimo piano.

2) Programmazione Urbanistica: è a tutti nota la difficile situazione in cui versa, in Italia, la disciplina urbanistica, sia nei suoi aspetti normativi, cha di contenuto. E’ stata costante cura della nostra Amministrazione, in questi anni, quella di adeguare gli strumenti urbanistici alle nuove esigenze,  prova ne sia, fra l’altro, il costante e decisivo appoggio dato alla pianificazione comprensoriale, dalla quale sono scaturite le direttive di fondo per la nuova politica urbanistica da attuare per la nostra città. Il lavoro di critica delle impostazioni vigenti, condotto con impegno e fermezza, ci permette oggi di poter proporre la revisione del Piano Regolatore che assume l’importanza della proposta di un nuovo P.R.G. per la nostra città.

Il Piano Regolatore Generale di Milano costituisce il fulcro del Piano Intercomunale di cui il Consiglio Comunale ha approvato il “Progetto Generale”.

Le idee motrici della revisione non potranno quindi che essere le idee di fondo del P.I.M., e la revisione stessa non potrà essere condotta al di fuori del quadro comprensoriale che legittimerà e renderà comprensibili le scelte del Comune di Milano.

Date per scontate, la conoscenza degli obiettivi, delle ipotesi e delle scelte di base del P.I.M., delle sue direttrici di sviluppo, delle sue aree di contenimento, della sua politica di localizzazione e dei grandi servizi, del suo sistema di mobilità, i criteri principali che dovranno essere applicati nella revisione del P.R.G. sono: il contenimento dell’espansione della città attraverso ulteriori drastiche riduzioni delle volumetrie e la non proliferazione di nuovi quartieri, la non specializzazione totale della città per evitarne un congestionamento inammissibile; la nuova formulazione del piano ex legge 167 utilizzato per riscattare le area di degrado urbano; l’elevazione quantitativa degli standards urbanistici per tutta la città, soprattutto per la periferia.

Il nuovo P.R.G., redatto secondo i criteri sommariamente tratteggiati, dovrà anche esplicitare la sequenza delle le priorità per mezzo di un apposito piano di attuazione, che la legge 765 prevede a scadenza triennale e che dovrà essere accompagnato dai lineamenti del piano decennale.

Dovranno essere considerati prioritari gli investimenti per i trasporti pubblici ferroviari, includendo la necessità del controllo delle Ferrovie Nord da parte degli Enti Locali e le necessità del trasporto regionale sulle linee delle FF.SS, seguiranno gli investimenti per l’elevazione degli standards urbanistici e per la ristrutturazione della periferia e delle aree degradate; dovranno essere previsti gli investimenti a carattere intercomunale per la grande viabilità, per il verde pubblico, i centri scolastici per la scuola media superiore, l’edilizia popolare, i servizi tecnologici, mediante la fattiva partecipazione ai consorzi esistenti (CIMEP, Società Autostrade Serravalle, Consorzio Parco Nord, ecc.) e la promozione di nuove analoghe iniziative. Dovranno poi essere previsti gli investimenti per la cultura e per i centri di ricerca scientifica.

Si verranno così a precisare gli obiettivi sociali ed economici posti alla base dell’attività dell’Amministrazione Comunale in una non equivoca e non contraddittoria politica della spesa, tesa al raggiungimento programmato di un ordinato sviluppo di Milano e del suo hinterland.

Nell’ambito della revisione del P.R.G. e della politica urbanistica è nostra ferma intenzione di dare attuazione ai contenuti e alle disposizioni della leggeponte urbanistica e del decreto ministeriale del 2/4 u.s.,  per quanto riguarda metodi di acquisizione delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

E’ evidente infatti che non sarà possibile alla Amministrazione Comunale reperire interamente, con i normali fondi di bilancio e mediante espropri, le aree necessarie a soddisfare gli standards urbanistici, che il decreto sopra ricordato impone come minimi assoluti.

Dai primi conti fatti si tratta di reperire quasi 30 milioni di metri quadrati il cui costo non potrà gravare per intero sulla collettività, pena la paralisi completa di ogni altra attività comunale; ipotesi ancora peggiore sarebbe quella dei vincoli destinati a rimanere inattuati, ferma restando l’attuale disciplina legislativa.

Risulta quindi evidente la necessità di assumere come base, a cui ispirare i singoli atti di politica urbanistica e la stessa previsione del P.P.G., la totale

applicazione alle aree disponibili della normativa delle lottizzazioni-convenzioni, previste dall’art.8 della legge 7/8/67 n. 765, ivi comprese le aree centrali e di completamento urbano (le cosiddette zone A e B), essendo questo lo strumento normativo fondamentale.

Ogni licenza edilizia dovrà essere contenuta in uno strumento di attuazione del piano (piano particolareggiato o lottizzazione convenzionata), in modo da portare il proprio contributo alla costruzione delle attrezzature secondarie, che ogni nuovo insediamento comporta.

A tale fine si procederà alla definizione, attraverso apposita deliberazione, di parametri per la monetizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria in relazione a quelle lottizzazioni, che non contengono al loro interno aree destinate dal piano a tale scopo.

Si dovrà quindi procedere con l’attribuzione di densità territoriali molto rade e con densità fondiarie e prefissate entro massimi non derogabili, in modo da rendere disponibili le necessarie quantità di aree libere per attrezzature, senza oneri per la Amministrazione come è nello spirito della Legge-ponte.

In termini semplici ciò vuol dire che si provvederà ad una risoluzione drastica e globale delle densità territoriali.

In questa direzione si dovrà anche operare la revisione delle convenzioni fatte dalle amministrazioni precedenti e non ancora attuate onde verificarne la congruenza urbanistica ed economica e la convenienza o meno a proporne l’eventuale annullamento.

In tema di edilizia privata si dovrà procedere a verificare l’ammissibilità delle licenze edilizie che la meccanica della legge ha fatto si che fossero rilasciate in numero eccezionale nell’ultimo periodo.

La verifica sarà rivolta a considerare eventuali possibili errori o vizi di legittimità, onde provvedere, alla revoca o alla decadenza delle licenze stesse.

Altro indirizzo che sarà assunto riguarderà il rigoroso rispetto delle disposizioni di legge, relative alla decadenza delle licenze al termine dei 6 mesi, qualora le opere non fossero iniziate. L’inizio delle opere sarà verificato in modo sostanziale non accettando la tesi del famoso cosiddetto “pilastrino”.

Un altro problema, seppure estraneo alla nostra competenza diretta, che pure ci interessa, è quello della selezione del credito fondiario che favorisca l’edilizia popolare e specialmente quella cooperativa.

A tal fine è impegno di questa Amministrazione compiere gli opportuni interventi.

Infine, sempre in materia di edilizia privata, teniamo a sottolineare che il Regolamento Edilizio, già all’ordine del giorno del Consiglio, trova la Giunta disponibile per accogliere emendamenti migliorativi nel quadro della politica urbanistica precisata.

Ancora in tema di politica urbanistica rivolta all’edilizia popolare, va condotta avanti con urgenza la revisione del piano della legge 167, per adeguarla ai nuovi criteri che l’Amministrazione ritiene di far propri, ossia l’utilizzo dei piani di zona come strumenti per il risanamento urbano e la ristrutturazione dei servizi.

In tal senso l’Amministrazione ha operato ed ha individuato le aree che dovranno essere escluse e le altre che invece dovranno essere prese in considerazione.

Queste nuove aree da includere nel Piano di Edilizia Popolare, sono anche sub -centrali o semiperiferiche e riguarderanno anche la riqualificazione dei quartieri tradizionalmente configurati come zone di edilizia economica e popolare o comunque depressi.

Presenteremo entro marzo al Consiglio Comunale e, contemporaneamente ai Comitati di Zona tutte le elaborazioni e gli studi compiuti per la revisione dei Piano Regolatore in modo che il dibattito su questo problema divenga un dibattito dell’intera città.

Il Consiglio Comunale potrà così deliberare prima dell’estate gli orientamenti, gli indirizzi e gli obiettivi che dovranno presiedere alla definitiva stesura del Piano Regolatore Generale e che costituiranno anche la  ossatura della futura programmazione economica.

Contemporaneamente si provvederà ad un notevole potenziamento dell’Ufficio Urbanistico del Comune che potrà avvalersi della consulenza di esperti esterni.

Come è avvenuto per la sistemazione di piazza Fontana saranno indetti, su temi particolari e specifici, i bandi di concorso.

In questo quadro armonico e coordinato di programmazione urbanistica e territoriale, un problema fondamentale è rappresentato dai Trasporti Pubblici.

3) Trasporti Pubblici: nel quadro della realizzazione dell’obiettivo di una rete regionale che sia unitaria, integrata e passante per la città, assumiamo l’impegno di presentare al più presto alla discussione del Consiglio i seguenti argomenti.

A) Progetto per la definizione della rete metropolitana sostitutivo di quello in vigore, che non risponde più alle esigenze di Milano e del suo comprensorio.

Dopo venti anni, perché tanti ci separano dall’adozione dell’attuale progetto, sono, infatti, intervenute profonde modificazioni nella struttura del traffico, nella composizione della domanda di trasporto e nella sua distribuzione territoriale e non ha certamente più senso quella separazione tra campo urbano ed extraurbano su cui era fondato il primitivo impianto della rete metropolitana.

B) Piano per la costruzione in un decennio della rete e per il suo finanziamento.

C) Acquisizione agli Enti Locali della Regione del controllo delle Ferrovie Nord Milano e per la sua integrazione nel sistema.

D) Richiesta al Ministero dei Trasporti di un mutamento degli obiettivi prioritari per dare preminenza ai problemi dei pendolari così che sia consentita una effettiva integrazione della rete dei trasporti regionali che deve comprendere anche gli impiantì statali.

E) Adozione di un piano di stralcio del progetto di ristrutturazione della rete dei trasporti pubblici in superficie per il miglioramento dei collegamenti della periferia.

Questo piano-stralcio comprenderà gli interventi rivolti a ridurre i costi di trasporto che attualmente gravano sugli abitanti dei quartieri ubicati in posizioni particolarmente svantaggiose rispetto alla attuale rete dei trasporti.

F) Completamento della prima e della seconda linea della metropolitana che ormai hanno una struttura ben definita. Si tratta di lavori urgenti ed importanti che si aggiungeranno all’appalto imminente del tratto fino al Bettolino di Cologno. In particolare verranno sottoposti all’approvazione del Consiglio i progetti esecutivi tecnici e finanziari per il collegamento del Quartiere Gallaratese e di via Inganni ed il progetto in linea tecnica per il prolungamento oltre Sesto S. Giovanni fino alle autostrade.

Verrà proseguita, inoltre, la politica dell’incoraggiamento del pubblico trasporto, secondo le linee che hanno ispirato i recenti provvedimenti viabilistici.

In particolare vi sarà l’estensione dei percorsi protetti e preferenziali per quelle linee che costituiscono la struttura fondamentale del sistema in superficie.

Tali provvedimenti dovranno anche comportare un preciso impegno per definire un piano di parcheggi sotterranei o in elevazione di corrispondenza con le linee principali di trasporto e come attrezzatura sostitutiva degli spazi ricuperati in superficie.

Attuazione del Decentramento.

Il decentramento politico-amministrativo rappresenta uno degli impegni prioritari di questa Amministrazione.

La Giunta Comunale non ritiene di avere realizzato il decentramento per il fatto che il Consiglio Comunale ha approvato il regolamento costitutivo degli organi di decentramento: il Regolamento rappresenta solo una premessa alla quale dovranno seguire, a breve termine, atti conseguenti.

Sarà dato al decentramento un contenuto politico, il più vasto possibile e un significato di vera e propria partecipazione e controllo dell’opinione pubblica sull’attività dell’Amministrazione.

Non ci limiteremo, pertanto, ad adempimenti burocratici e formali ed eviteremo che l’attività dei Consigli di Zona si riduca a semplici fatti episodici o locali.

I Consigli di Zona saranno investiti dei problemi della programmazione economica e della programmazione urbanistica e saranno chiamati a collaborare responsabilmente alla realizzazione di una politica al servizio della città.

Sulla base di questa espressione della nostra volontà, la Giunta assume questo impegno:

1°) Procedere al più presto alla nomina dei Consigli di Zona e degli Aggiunti del Sindaco.

2°) Costituire la Ripartizione per il Decentramento Amministrativo che sarà affidata ad un Assessore a ciò delegato.

3°) Dotare i Consigli di Zona di idonee sedi (anche se provvisorie), di strutture, attrezzature e personale necessario al loro effettivo funzionamento.

4°) Ricostituire con funzione permanente, la Commissione Consiliare per il Decentramento la quale, presieduta dall’Assessore al Decentramento, rappresenterà lo strumento di controllo delle attività dell’Amministrazione a favore del Decentramento.

Rappresentano questi alcuni degli impegni a breve termine in questo settore.

Sappiamo assai bene che la realizzazione del Decentramento comporterà anche una revisione delle procedure amministrative e del funzionamento della “macchina” comunale per adeguarla alle esigenze di una politica largamente “partecipata”.

In altri termini il decentramento politico-amministrativo dovrà rappresentare una occasione per raggiungere due obbiettivi: da un lato, rendere i cittadini, o le forze sociali attraverso cui si esprimono, protagonisti dello sviluppo della città, dall’altro, rendere più efficiente e razionale l’intervento pubblico per meglio corrispondere alla crescente domanda sociale.

5) Riqualificazione della periferia.

Abbiamo detto che intendiamo presentare a questo proposito una delibera-quadro non solo per assicurare la priorità degli interventi necessari in periferia ma anche per chiarire la logica alla quale essi devono rispondere

e per consentire una razionalizzazione dell’azione amministrativa.

La riduzione dell’incidenza dell’onere dei trasporti pubblici per gli abitanti dei quartieri in posizione particolarmente scomoda rispetto alla rete è un impegno che abbiamo assunto.

La realizzazione delle urbanizzazioni primarie e secondarie ancora carenti è un secondo punto fermo e prioritario.

In tema di periferia e di trasporti pubblici sarà proposta al Consiglio Comunale in gennaio, alla ripresa dei lavori, l’assunzione di 35 miliardi di mutui.

Oltre a questo bisogna ottenere attraverso nuovi interventi anche una qualificazione dei quartieri dando ad essi strutture per lo sport, lo spettacolo e la vita associativa che differenziandone la funzione ne facciano altrettanti centri di interesse cittadino o di zona.

Verrà anche estesa e creata una rete di servizi comunali nelle varie zone periferiche con particolare riguardo ai problemi della medicina preventiva e dei servizi igienici generali.

E’ questo il modo per combattere, nei fatti, un monocentrismo inattuale e ingiustificato e promuovere il decentramento di funzioni –all’interno di tutto il tessuto urbano.

Quanto abbiamo fin qui detto è inteso come intervento prioritario dell’Amministrazione.

Ripeto però che rimangono validi anche gli impegni già assunti dalla precedente Giunta ai quali vogliamo dare pratica attuazione.

A questo proposito le decisioni non ancora portate a compimento, che al più presto dovranno essere sottoposte al Consiglio Comunale, sono quelle relative alla costituzione della società a partecipazione maggioritaria comunale nel settore delle vendite controllate, al potenziamento e alla normalizzazione dell’Ente Manifestazioni Milanesi del Centro per lo Sport e la Ricreazione, all’adozione di bandi di concorso per la costruzione della Galleria d’Arte contemporanea e del Monumento della Resistenza e all’attuazione degli interventi a favore degli artisti dando applicazione operativa alla legge del 2% per l’abbellimento dei pubblici edifici.

Per questi altri problemi il Consiglio Comunale sarà chiamato a deliberare.

Particolare attenzione porremo anche al settore delle Aziende Municipalizzate: a questo proposito ci pare opportuno sin da ora porre allo studio una diversa organizzazione costituzionale del SID anche mediante la creazione della azienda municipalizzata.

Il servizio delle farmacie dovrà essere ampliato con l’apertura di altre farmacie in occasione dell’adozione della pianta organica così come ci è consentito dalla legge, affrontando inoltre in quella sede i problemi per un sempre più efficace funzionamento.

Ci sembra giusto indicare, infine, come l’Amministrazione intenda intervenire nel settore delle attività culturali e dell’istruzione per realizzare i propri obiettivi che consistono in strutture più valide e più democratiche, nella partecipazione di tutta la città alle nostre istituzioni, nel contribuire nei limiti consentiti al Comune, a realizzare a Milano il principio costituzionale del diritto allo studio.

Non si tratta di fare discorsi più o meno fumosi: il programma del Piccolo Teatro per un teatro aperto, la ricerca da parte del Piccolo di interessare un pubblico nuovo e diverso da quello ristretto e tradizionale; la rinuncia alla cornice di mondanità della prima della Scala; la proposta per la Scala di un cartellone lirico nel quale trovino prevalenza valori artistici e musicali rispetto a quelli estranei a un vero impegno culturale ed i problemi e le proposte allo studio della Commissione amministratrice della Scala, sono indicazioni abbastanza precise di una strada che, con gradualità, ma con altrettanta decisione, intendiamo percorrere.

Strada che rappresenta solo l’aspetto più appariscente del rinnovamento della politica culturale del Comune.

La verità è che bisogna battersi con vigore perchè cadano privilegi ed esclusivismi e perchè i valori della cultura siano patrimonio comune dell’intera cittadinanza senza discriminazione di censo o di casta.

Alla ricerca di nuove forme di espressione artistica, di motivi di interesse popolare, al decentramento in periferia, delle attività e delle iniziative culturali del Comune, deve corrispondere una politica di bassi prezzi e di opportunità di accesso che è la condizione determinante per rendere concreto questo programma.

Puntare ad estendere l’interesse per l’attività culturale, significa aumentare la partecipazione alla vita della città, come assicurare scuole più moderne ed efficienti e migliori attrezzature per lo studio e la ricerca, significa avvicinarsi alla realizzazione del diritto allo studio.

Il Comune destina ogni anno più di 130 milioni alle Università milanesi e ad altri Istituti di istruzione superiore solo come contributi, senza tener conto delle cessioni gratuite di aree, immobili, attrezzature e di altri interventi straordinari.

I contributi non debbono più avere significato di semplice elargizione, ma piuttosto devono gradualmente essere valutati in relazione alla realizzazione di programmi e finalità di interesse per la città.

Le rappresentanze del Comune nei Consigli di amministrazione delle Università, rappresentanze oggi tra l’altro  vacanti, non possono tradursi in pure presenze passive o di costante assenso anche quando questi consigli di amministrazione adottano provvedimenti non condivisibili a carico di Facoltà, di istituti, di insegnanti e studenti.

Vi è l’impegno generale per sottoporre al Consiglio Comunale, a partire dalla ripresa dei lavori in gennaio, il rinnovo e il completamento delle nomine nei posti vacanti negli Enti secondo una rappresentanza di tutti i gruppi, ma, le nomine dei consigli di amministrazione nelle Università assumono certo un carattere prioritario.

Questa rappresentanza del Comune deve divenire uno strumento per rendersi conto dei problemi della scuola e per portar nelle scuole la voce dell’Amministrazione.

Ecco perché in questo modo nell’interesse generale può essere assicurata una voce anche nell’amministrazione degli Istituti di istruzione ed ecco come sarà possibile evitare una meccanica ripetizione annuale degli stessi contributi non legati ad un fine specifico e ad una politica culturale che l’Ammistrazione invece deve avere.

Dovremo affrontare il problema dei contributi, della loro utilità e dell’opportunità di considerare, invece, soluzioni alternative rivolte, per esempio, a creare borse di studio, premi, prestiti per gli studenti o a realizzare Case dello Studente, mense ed altre attrezzature per l’ospitalità agli universitari.

Certamente non è possibile interrompere d’un tratto una tradizione, ma, per converso, non è neppure possibile rinviare l’intervento del Comune in un settore fondamentale quale è la realizzazione del diritto allo studio.

Per questo stiamo studiando iniziative diverse fra le quali quella di affrontare, in collaborazione con altri Enti pubblici, la costruzione dì edifici per gli studenti al fine di consentire ospitalità a bassi costi.

Fra queste iniziative proporremo anche al Consiglio un regolamento per l’istituzione di prestiti d’onore fino alla somma di 500 mila lire all’anno per gli studenti residenti a Milano da alcuni anni che frequentano l’ultimo triennio degli Istituti superiori o l’Università.

Queste somme garantite solo dall’impegno d’onore di quegli studenti meritevoli in condizioni economiche disagiate che ne facciano richiesta, potranno essere restituite all’Amministrazione nei primi anni di lavoro, dopo il diploma o la laurea.

Il nostro Bilancio non ci consente larghezze particolari, né il prestito rappresenta una forma di realizzazione del diritto allo studio che però non spetta al Comune attuare, ma l’iniziativa vuole, comunque, essere un indirizzo significativo.

Signori Consiglieri,

quanto abbiamo esposto non vuole essere certamente un programma articolato e preciso.

Sono soprattutto delle indicazioni prioritarie che vanno inquadrate nelle linee programmatiche tracciate nel febbraio scorso e via via arricchitesi e precisatesi nel corso della precedente Giunta che rappresentano per noi uno schema di riferimento tuttora valido e attuale.

Gli obiettivi fissati in quel quadro sono stati ora integrati e puntualizzati con indicazioni e aggiornamenti e i gruppi che concorrono alla formazione della Giunta hanno ritenuto opportuni e necessari anche in relazione al breve tempo che ci separa dalle elezioni amministrative.

Il nostro impegno all’attuazione di quel programma rimane immutato, anzi, esso è se mai ancora più vivo e più forte perché siamo convinti che i problemi della città ci impongono di rendere maggiormente incisivi e tempestivi gli interventi e 1′azione amministrativa del Comune.

La integrazione del programma che questa sera annunciamo e la ricerca in esso di priorità e di soluzioni operative più rapide risponde bene a questo convincimento e a quella considerazione fondamentale che molti dei motivi di protesta o di contestazione che agitano la nostra società, sopratutto fra i giovani e gli studenti, traggono origine dall’insufficiente dinamismo dello Stato e degli Enti pubblici, dal prevalere di ingiustizie, di autoritarismi, di concezioni e metodi burocratici rispetto alla attuazione della costituzione, dei suoi contenuti democratici, rispetto all’azione tempestiva e aggiornata capace di assicurare il pieno impiego delle risorse per affrontare i compiti che spettano proprio agli Enti pubblici nell’interesse collettivo.

E’ questo il senso della battaglia per la difesa e la realizzazione delle autonomie locali che intendiamo condurre per costringere il Governo, indipendentemente dalla formula sulla quale si basa e che condividiamo, ad affrontare i problemi del decentramento dello Stato e della sua articolazione territoriale per consentire una maggior capacità di amministrazione alle comunità locali e regionali.

E’ la battaglia per l’attuazione dell’ordinamento regionale che non può più essere procrastinata, per la piena capacità dei comuni a risolvere i problemi della nostra società civile, per, una riforma del sistema della finanza locale che assicuri una diversa ripartizione fra Stato ed Enti locali, è la battaglia, infine, per eliminare controlli, bardature e strutture burocratiche che spesso finiscono solo con l’impedire una azione tempestiva ed efficace.

E’ necessario su questi temi avere fermezza, come fermezza è necessaria per affrontare alcuni nodi da sciogliere perchè rappresentano gravi strozzature per lo sviluppo della nostra città e della nostra Regione.

Obbligare lo Stato all’intervento per questi problemi è fondamentale: si tratta del concorso al finanziamento della metropolitana milanese, del concorso alle grandi opere idrauliche e viabilistiche, della possibilità per gli Enti locali di utilizzare gli impianti delle Ferrovie dello Stato, delle partecipazioni in vari modi allo sviluppo della ricerca scientifica nella nostra area, del rispetto delle leggi che impegnano lo Stato a concorrere alle spese per l’edilizia scolastica.

Abbiamo cercato di dare maggiore incisività al programma, come cercheremo di rendere più efficace, più attenta e più rispondente ai problemi della città, la nostra azione amministrativa.

Siamo convinti così di adempiere ad un dovere verso la città e verso i lavoratori che dal Comune si aspettano la soluzione di molti loro problemi.

Ci auguriamo che ci sia consentito di realizzare la politica proposta al Consiglio perchè crediamo in essa e nella sua capacità di rappresentare un elemento di progresso civile e sociale.

La coalizione di centro-sinistra vuole caratterizzarsi, infatti, con un programma fortemente qualificato e aperto alle istanze popolari, ai problemi dei lavoratori e dei giovani, atteggiamento certo non nuovo nella nostra città se si pensa ad amministrazioni anche lontane negli anni, ma a noi particolarmente vicine, prima fra tutte quella presieduta da Emilio Caldara.