Il laboratorio riformista

ALDO ANIASI, L’AMMINISTRATORE E IL POLITICO

di Enrico Landoni

Nel ricordare Aldo Aniasi, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, non sembra ancora possibile tracciare un bilancio definitivo della sua lunga ed importante attività politica ed amministrativa, in merito alla quale appare tuttavia opportuno tentare un primo approccio scientifico, cui dovranno fare seguito adeguati approfondimenti.

Pur senza l’ausilio di una significativa mole documentale, è comunque possibile affermare che la sua azione è stata caratterizzata dalla continuità e dalla coerenza nei confronti dei valori che lo animarono durante la Guerra di Liberazione[1] e della gloriosa tradizione del socialismo riformista milanese, che connotò le esperienze amministrative di Emilio Caldara, cui egli stesso in più occasioni disse apertamente di ispirarsi,[2] e di Antonio Greppi e caratterizzò l’impegno politico di Ezio Vigorelli.

Eletto per la prima volta a Palazzo Marino nel 1951, Aniasi ricoprì l’incarico di Assessore all’Economato dal 1954 al 1959 e poi, con l’avvento del centro-sinistra, fu designato alla guida dell’Assessorato ai Lavori Pubblici, sia nella Giunta Cassinis sia nell’Amministrazione Bucalossi.

Già attivamente impegnato sul fronte assistenziale al fianco di Ezio Vigorelli, suo mentore politico e compagno d’armi in Val d’Ossola, il neoeletto Aniasi iniziò ad occuparsi con particolare impegno dei senza tetto, mettendo bene in luce i drammatici dettagli dell’emergenza abitativa in città.[3]

Un deciso intervento municipale sul fronte dell’edilizia popolare avrebbe dovuto rappresentare, a suo avviso, un’assoluta priorità per la Giunta Ferrari, anche perché i privati avevano chiaramente dimostrato il loro sostanziale disinteresse nei confronti della ricostruzione edilizia, a favore delle classi popolari. Dei circa quindicimila vani realizzati nel corso del 1950 dalle imprese di costruzione, solo 2.950 erano stati inseriti infatti in un piano organico di riqualificazione dell’edilizia residenziale popolare.[4]

A tutto il 1949, la Civica Amministrazione era stata in grado di ricostruire circa la metà dei 259.864 locali, che erano stati resi inagibili dai massicci bombardamenti del triennio 1940-1943,[5] ma a partire dalla fine del 1950 si era registrata una pericolosa inversione di tendenza. Aniasi denunciò in particolare la presenza in città di almeno undicimila persone che vivevano in condizioni di assoluto degrado, poiché costrette ad abitare in cantine, solai, baracche di periferia e ruderi di edifici bombardati.

Al fine di soddisfare la crescente e drammatica richiesta di case ed incentivare la ripresa economica della città, egli giunse a proporre l’impiego di numerosi disoccupati per la realizzazione dei nuovi appartamenti di edilizia popolare, ispirandosi altresì all’importante lezione di Alessandro Schiavi, che dal 1910 al 1923 aveva diretto l’Istituto per le Case Popolari ed Economiche di Milano.[6]  

Nell’affrontare i gravi problemi concernenti la ricostruzione edilizia, Aniasi non si risparmiò di certo sul fronte dell’organizzazione dell’attività assistenziale garantita dal Municipio e dall’Ente Comunale di Assistenza, presieduto da Ezio Vigorelli,[7] assieme al quale fondò l’Associazione Nazionale degli Enti Nazionali di Assistenza, divenendone segretario generale.

Iso ebbe inoltre un ruolo assai importante nella creazione delle sette scuole speciali, istituite dal Comune di Milano tra il 1951 ed il 1954, per audiolesi, epilettici, mutolesi e rachitici, nell’introduzione della vaccinazione antitubercolare e nel finanziamento di nuove colonie marittime ed elioterapiche, che nel 1956 raggiunsero le cinquanta unità.

A questo proposito, riprendendo la polemica sollevata alcuni anni prima dalla comunista Giovanna Barcellona,[8] Aniasi arrivò a chiedere la gestione diretta da parte del Comune di numerose strutture, la cui conduzione era stata assegnata a privati oppure ad organizzazioni religiose, spesso incapaci di far fronte alle vere esigenze sanitarie ed educative dei bambini loro affidati.[9]

In qualità di Assessore all’Economato, Iso contribuì all’organizzazione di un efficace servizio di refezione scolastica,[10] in grado di garantire quotidianamente un pasto caldo e di qualità ad oltre trentamila scolari. A partire dalla fine del 1956, egli varò un’importante riforma di questo servizio, che sarebbe stata attuata appieno solamente nel 1962 da Bettino Craxi,[11] designato all’interno della Giunta Cassinis alla stessa carica ricoperta da Aniasi nell’Amministrazione Ferrari.

Iso giunse infatti a ritenere che la refezione scolastica non dovesse essere considerata solamente una mensa per i bambini poveri, bensì uno strumento educativo, utilizzato dal Comune per aiutare i fanciulli di qualsiasi estrazione sociale a vivere in comunità e ad inserirsi meglio nelle strutture scolastiche.[12] Per questi motivi, egli dispose una radicale ristrutturazione delle mense, che sarebbero dovute diventare i ristoranti di tutti i piccoli studenti milanesi.[13]

Durante i sei anni trascorsi alla guida della Ripartizione Lavori Pubblici, tra il 1961 ed il 1967, Aniasi fu il vero artefice della costruzione di un imponente numero di edifici scolastici, la cui realizzazione pose fine al sovraffollamento delle aule ed al sistema della doppia o tripla turnazione dell’orario delle lezioni.[14] Da lui predisposto tra febbraio ed aprile del 1961, l’11 maggio dello stesso anno fu infatti definitivamente approvato dalla Giunta il Piano di emergenza per la costruzione di aule scolastiche,[15] che portò, entro il dicembre del 1965, alla realizzazione di 110 scuole, tra materne, elementari e medie. Questo straordinario impegno valse all’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Milano il conferimento da parte del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, su segnalazione dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Gui, della medaglia d’oro di benemerenza per la scuola, la cultura e l’arte, di cui Iso è sempre stato particolarmente fiero.[16]

A partire dal 1962, Aniasi dispose inoltre l’organico inserimento, presso ciascun plesso scolastico, di un medico preposto alla prevenzione ed alla cura delle patologie riscontrate nei piccoli pazienti. Per questo motivo, la sua lezione ci appare ancora più importante e significativa oggi, di fronte alla destrutturazione della preziosa rete di presidi medico-sanitari nelle scuole, attuata in aperto contrasto con il vistoso aumento di nuove esigenze socio-igienico-sanitarie e in nome di una razionalizzazione della spesa pubblica, che non è possibile però anteporre alla salute dei cittadini.

Ad Aldo Aniasi Milano deve anche l’istituzione del decentramento amministrativo, entrato ufficialmente in vigore nel corso del 1969,[17] a seguito dell’approvazione del primo regolamento istitutivo dei Consigli di Zona, preceduta però da due importanti inchieste sulle periferie milanesi, realizzate nel 1962 e nel 1964 dalla Ripartizione Lavori Pubblici.[18] Esse condussero alla costituzione del Comitati di Quartiere e favorirono quindi lo sviluppo di un fecondo dibattito sul decentramento dei servizi comunali.[19] Il Sindaco Aniasi fu così in grado di portare a compimento l’importante opera iniziata nelle vesti di Assessore.

Nel condurre queste approfondite ricerche sui quartieri periferici e nell’inaugurare l’attività dei Consigli di Circoscrizione, Aniasi affermò apertamente di volersi ricollegare alla lezione della Giunta Caldara, con particolare riferimento al rigoroso metodo d’indagine adottato dal primo Assessore al Lavoro e Statistica del Comune di Milano, Alessandro Schiavi,[20] e all’esperienza amministrativa della prima Giunta Greppi, che aveva istituito i Consigli Tributari e le Consulte Popolari, soppresse nel 1950.[21]

Raccogliendo la preziosa eredità politica, culturale e morale del socialismo municipale di Turati e Schiavi, che trovò una delle sue più alte manifestazioni nelle indagini promosse a inizio Novecento dalla Società Umanitaria,[22] ed ispirandosi inoltre al metodo di ricerca seguito dal suo mentore politico, Ezio Vigorelli, nella famosa inchiesta sulla miseria in Italia,[23] Iso volle dunque sottolineare l’importanza del ruolo svolto dai socialisti al governo della città.

All’interno dell’ambizioso progetto di riqualificazione dei rioni periferici della città, il Sindaco inserì anche il Piano Quadriennale del Verde.[24]

Durante gli otto anni dell’Amministrazione Aniasi furono realizzati infatti numerosi giardini nella periferia cittadina e vennero completati i parchi Forlanini e di Trenno, che sancirono il definitivo superamento di una visione meramente estetica del verde urbano, a favore di un approccio incentrato invece sulla sua piena fruibilità.[25]

Dal penultimo posto della classifica indicativa della superficie di verde a disposizione di ogni cittadino, nel 1975 Milano diventò così la seconda città più verde d’Italia, alle spalle di Roma.[26]

La sensibilità ecologica dell’Amministrazione Aniasi precedette di più di un decennio lo sviluppo in Italia di una profonda coscienza ambientalista, che avrebbe portato nel 1986 all’istituzione del Ministero dell’Ambiente e del Consiglio dell’Ambiente,[27] e contribuì al significativo contenimento dei preoccupanti livelli di inquinamento, registrati a Milano a metà degli anni Sessanta.[28]

Tra il 1968 ed il 1970 la Giunta Aniasi riuscì infatti ad ottenere una sensibile riduzione dell’emissione di sostanze inquinanti, ordinando l’utilizzo esclusivo del gasolio in sostituzione del carbone per il riscaldamento di tutti gli stabili comunali e di numerosi edifici privati. Fu imposta inoltre all’ATM l’installazione di dispositivi anti-inquinamento su tutti gli autobus in circolazione.

L’Amministrazione Aniasi dimostrò di voler compiutamente anteporre la salute di tutti i cittadini agli interessi di alcune ristrette categorie peraltro assai potenti, disponendo nel 1969 la momentanea chiusura dello stabilimento Montedison di Taliedo e della Fonderia Vitale della Bovisa, per l’evidente violazione delle normative in vigore sull’inquinamento dell’aria e delle acque.[29]

Nell’ambito della gestione dei trasporti, un importante successo per la Giunta Aniasi fu il completamento dei lavori di costruzione della seconda linea della metropolitana, che fu inaugurata ufficialmente il 4 ottobre 1969,[30] con la contestuale introduzione della tariffa oraria, che consentì finalmente ai milanesi di muoversi con un solo biglietto da un punto all’altro della città, utilizzando qualsiasi mezzo, nell’arco di tempo di un’ora.

Si realizzò finalmente in questo modo il progetto di una rete urbana del trasporto pubblico integrato, sotto la direzione dell’ATM, cui la prima Giunta di centro-sinistra aveva affidato la gestione delle linee della metropolitana.[31]

Analizzando gli intereventi realizzati dall’Amministrazione Aniasi sul fronte della politica annonaria e della difesa dei lavoratori, risultano particolarmente evidenti i riferimenti all’esperienza amministrativa di Caldara e alla lezione del socialismo riformista milanese.

Nel luglio del 1968 la Civica Amministrazione giunse infatti ad istituire la Società per le Vendite Controllate (SO.VE.CO.),[32] consapevole del fatto che il Municipio, a tutela della cittadinanza ed in particolare del lavoratore consumatore,[33] avrebbe dovuto esercitare un importante ruolo di controllo nel settore del commercio e della diffusione dei generi di prima necessità, a fianco dei privati e delle cooperative, sul modello dell’attività svolta dalla Giunta Caldara mediante l’Azienda Consorziale dei Consumi.[34]

Aniasi non fu di certo il primo Sindaco del secondo dopoguerra a sostenere l’esigenza di una valorizzazione del ruolo svolto dal Municipio in ambito annonario. Già Greppi infatti aveva istituito un servizio settimanale di vendite controllate di frutta e verdura, che Ferrari aveva poi esteso a numerosi quartieri della città, lasciando tuttavia scoperti i rioni dell’estrema periferia. Fu però solamente con l’avvento di Iso alla guida della Giunta Comunale che la Civica Amministrazione realizzò un intervento strutturale, organico e permanente nel settore dell’Annona, facendo tesoro del prezioso lavoro svolto su questo fronte dalle Giunte Cassinis e Bucalossi. Le prime Amministrazioni di centro-sinistra dotarono infatti la città di un nuovo Ortomercato, costruito in Via Lombroso su un superficie di 470.000 metri quadri, di gran lunga superiore a quella occupata dalla vecchia struttura di Corso XXII Marzo,[35] e garantirono un costante impegno a tutela della salute dei consumatori, non esitando a sanzionare i commercianti responsabili di sofisticazioni ed adulterazioni alimentari e ad ingaggiare dunque delle dure lotte contro talune categorie di esercenti.[36]

Illustrando al Consiglio Comunale i provvedimenti varati dalla Giunta a sostegno dei lavoratori in lotta durante l’autunno caldo del 1969, Aniasi sembrò ispirarsi direttamente al programma presentato dal PSI in occasione delle elezioni amministrative del 1914, a proposito del ruolo che il Comune avrebbe dovuto svolgere a difesa delle istanze della classe lavoratrice.[37]

Iso disse infatti che, di fronte alle lotte dei lavoratori, la Civica Amministrazione non avrebbe potuto assumere una posizione terza o neutrale, ma avrebbe dovuto esprimere la propria chiara solidarietà nei confronti del cuore produttivo della città, svolgendo un ruolo attivo al fianco dei sindacati.[38]

Tra le iniziative promosse dalla Giunta Aniasi a favore degli scioperanti, devono essere sottolineate in particolare l’istituzione di un fondo di solidarietà per i lavoratori, con una spesa di circa trecento milioni di lire a carico del Comune, e la distribuzione a prezzi controllati di generi di prima necessità, acquistati all’ingrosso direttamente dalla Civica Amministrazione.[39]

Anche in questo caso non si può fare a meno di notare l’analogia con la politica annonaria realizzata dalla Giunta Caldara durante il primo conflitto mondiale e immediatamente dopo la sua fine, tra il 1918 ed il 1920.[40]

Pur in base a questa necessariamente sommaria ricostruzione, cui dovranno seguire, come si è già detto, studi più approfonditi, è comunque possibile affermare che Aldo Aniasi si è a tutti gli effetti inserito da protagonista nella grande tradizione del socialismo riformista milanese, perché è riuscito a realizzare quella “politica delle cose, politica dell’interesse di tutti”,[41] che Filippo Turati, nella sua introduzione al programma amministrativo del PSI, presentato in occasione delle elezioni amministrative parziali del 1910, definì come l’obiettivo fondamentale della Giunta di un “Comune popolare, preludio, sia pure lontano, della futura città socialista nello Stato socialista […]”.[42]

Non è possibile naturalmente scindere il ruolo esercitato da Aniasi come amministratore da quello più propriamente politico. Egli non fu infatti solo un buon consigliere, Assessore e Sindaco, ma, come si è detto, volle sempre caratterizzare in senso socialista la sua azione amministrativa.

Iso fu però anche un protagonista di primo piano delle complesse vicende del socialismo milanese e di quello nazionale. Visse infatti da protagonista tre stagioni, che hanno caratterizzato la storia politica della nostra città e del nostro Paese: il centrismo, il centro-sinistra e la solidarietà nazionale.

Egli aderì alla scissione di Palazzo Barberini, ritenendo che, solo attraverso questo traumatico passaggio, sarebbe stato possibile difendere l’importante principio dell’autonomia socialista, cui rimase fedele per tutta la vita.

In qualità di autorevole esponente del PSDI, Aniasi difese e condivise gli obiettivi programmatici elaborati dalla coalizione centrista, di cui però all’inizio del 1959, insieme a Zagari, Matteotti, e Vigorelli, giunse a chiederne il definitivo superamento, denunciando i gravi limiti e la colpevole arretratezza che caratterizzava la sua azione politica, dopo che la sinistra socialdemocratica, già a partire dal 1953, aveva sottolineato invano l’esigenza di un maggiore dinamismo dell’attività di governo. Iso abbandonò dunque il partito di Saragat e fu tra i fondatori del Movimento Unitario di Iniziativa Socialista, confluito nel giugno del 1959 tra le file del PSI,[43] per realizzare gli obiettivi dell’unificazione socialista e dell’apertura a sinistra.[44]

Insieme a Jori, Aniasi rassegnò le dimissioni dall’incarico di Assessore all’Economato ricoperto all’interno della Giunta Ferrari, accusando il Sindaco e la coalizione centrista che sosteneva la sua Amministrazione, di aver colpevolmente anteposto le ragioni di partito alle vere istanze della città.[45] A suo avviso, il PSDI e la DC avevano commesso un grave errore nell’impedire al PSI, disposto a condividere gli obiettivi programmatici definiti dalla Giunta allora in carica, di entrare a far parte della maggioranza organica del Consiglio Comunale.[46]

Iso era convinto del fatto che socialisti e democristiani fossero pronti ad elaborare insieme un’articolata piattaforma programmatica, che avrebbe certamente potuto incontrare il consenso di altre forze democratiche e progressiste, rappresentando un importante modello di riferimento anche su scala nazionale. Per questo è possibile affermare che le svolte politiche consumatesi a Milano anche per effetto del significativo contributo di Aniasi ebbero un indubbio valore nazionale.

Dando comunque l’assoluta precedenza agli obiettivi programmatici, Iso sostenne dunque l’opportunità della formazione della nuova coalizione politica del centro-sinistra.

Eletto Sindaco il 19 dicembre 1967,[47] Aniasi fu un continuatore ed un grande estimatore di questa alleanza politica, sia milanese sia nazionale, ma fu anche uno dei principali sostenitori del suo superamento e della svolta del 1975,[48] che portò alla formazione di una Giunta Comunale di sinistra a Milano ed in molte altre realtà locali.[49]

Quest’apparente contraddizione è in realtà la più chiara spiegazione del fatto che, per Iso, i programmi contavano molto di più delle rigide formule politiche.

Fu certamente sui generis il centro-sinistra di Aniasi, dal momento che per molto tempo la sua Giunta fu costretta a governare la città, priva di una maggioranza consiliare stabile e compatta, a causa delle tensioni che divamparono all’interno del PSI e della opposizione preconcetta del PRI.

Nonostante queste difficoltà, Iso fu in grado di amministrare bene Milano, perché riuscì ad instaurare un fecondo rapporto di collaborazione con alcune forze politiche e sociali, formalmente estranee all’alleanza di centro-sinistra, pronte però a collaborare con la Giunta, in virtù della condivisione di alcuni valori fondamentali e della visione programmatica che caratterizzarono la lunga stagione aniasiana dell’Amministrazione Comunale del capoluogo lombardo.

Iso fu capace di andare oltre le rigide formule politiche anche quando il paradigma dell’unità delle sinistre, uscito rafforzato dal voto amministrativo del 15 giugno 1975, sembrava aver regalato a PCI e PSI l’autosufficienza politica e relegato invece la DC tra le file dell’opposizione, a tempo indeterminato. A Milano Aniasi riuscì infatti ad allargare i confini della ristretta coalizione social-comunista che lo sosteneva, giungendo ad ottenere il consenso di alcuni esponenti della DC e del PSDI, partiti che lo avevano duramente attaccato nel corso della campagna elettorale.

Finendo per scontrarsi con vasti settori del suo stesso partito, che sostenevano l’opportunità di dare vita, presso ogni realtà comunale, provinciale e regionale, alla medesima alleanza, ovvero l’intesa PCI-PSI, Aniasi affermò che il partito avrebbe dovuto rispettare invece l’autonomia politica delle Regioni, delle Province e degli Enti Locali, scegliendo di anteporre alle rigide formule politiche gli obiettivi programmatici.

Citando gli esempi di Milano e della Lombardia, egli dichiarò che non avrebbe avuto alcun senso costringere i socialisti ad escludere dal governo della Regione la DC, che a livello lombardo si attestava infatti su posizioni nettamente più avanzate di quelle sostenute dal partito milanese, ostaggio della maggioranza silenziosa e guidato dalle correnti di destra.

Per queste ragioni, sarebbe stato utile portare avanti al Pirellone l’esperienza del governo delle larghe intese e perseguire invece a Palazzo Marino l’obiettivo dell’unità delle sinistre e delle forze progressiste.[50]

Quando in seno al PSI si era affermata la linea politica degli equilibri più avanzati e dell’alternativa alla DC, pur sottolineando l’importanza e l’opportunità di un’intesa con il PCI, Aniasi, insieme all’allora minoranza autonomista, si adoperò per difendere l’autonomia dei socialisti ed evitare lo sviluppo di uno scontro politico eccessivamente violento con il partito di maggioranza relativa, che avrebbe potuto giovare alle sue componenti interne più retrive ed integraliste.

Tra il 1972 ed il 1978, Iso, all’interno della corrente manciniana, che a Milano afferiva direttamente a lui, lavorò insieme al gruppo autonomista e a Bettino Craxi per il rinnovamento del PSI.

Convinto sostenitore della svolta del Midas, Aniasi iniziò a prendere le distanze dal segretario nazionale e dalla sua corrente di riferimento, convinto del fatto che Craxi e la cosiddetta generazione dei quarantenni, che egli stesso aveva insediato alla guida di molte Federazioni provinciali,[51] avessero tradito lo spirito del Progetto per l’Alternativa Socialista ed i deliberati del 41° Congresso Nazionale del PSI, che fu caratterizzato da un’intensa discussione riguardante proprio questo fondamentale documento politico.

L’impetuosa ascesa della corrente craxiana nel capoluogo lombardo costrinse senza dubbio Aniasi a ridimensionare il ruolo politico ed organizzativo ricoperto fino al 1978 in città. Nel 1979 si consumò poi la rottura definitiva con alcuni esponenti della corrente di Craxi, Gangi su tutti,[52] che forzarono di fatto Iso a rassegnare le proprie dimissioni dalla carica di consigliere comunale, motivando questa richiesta con la necessità di un rinnovamento interno, in qualche modo ostacolato dal suo ruolo di vecchio notabile del partito.[53]

Di fronte all’inarrestabile ascesa di Craxi e della sua corrente in seno al PSI, Aniasi restò privo di una funzione politica di rilievo al suo interno e finì per assumere un ruolo istituzionale.

Iso diventò infatti Ministro della Sanità, all’interno del secondo governo Cossiga e del ministero Forlani, Ministro per la Ricerca Scientifica e la Tecnologia, in seno al primo governo Spadolini e responsabile del dicastero per gli Affari Regionali, nel secondo ministero Spadolini. Questi incarichi però non lo allontanarono affatto dal cuore vivo del partito milanese e soprattutto non recisero i suoi stretti legami con le sezioni di periferia.

Lasciò nel 1994, dopo cinque legislature, la Camera dei Deputati, di cui per nove anni era stato Vicepresidente.

Nel ripercorrere, seppur sommariamente, le vicende politiche ed amministrative di cui Aldo Aniasi è stato protagonista, l’estrema fiducia riposta nelle capacità della politica e delle istituzioni di edificare, governare e trasformare nell’interesse di tutti la società libera e democratica emerge come il tratto saliente dell’impegno pubblico di Iso. Questa lezione appare ancora più importante oggi, in un momento di particolare debolezza della politica, che sembra aver smarrito ciò che lo stesso Aniasi considerava la sua caratteristica fondamentale, cioè la partecipazione attiva di tutti i cittadini allo sviluppo della vita democratica dei quartieri, dei Comuni, delle Regioni e dello Stato.[54]

Per queste ragioni Iso, nelle vesti di Sindaco della capitale economica del Paese, era convinto che gli amministratori comunali, pur dovendo uniformarsi ai rigidi controlli del potere centrale e ad un quadro normativo assolutamente obsoleto, avessero comunque i poteri necessari e sufficienti per risolvere direttamente i numerosi problemi derivanti dalle gravi contraddizioni e dagli squilibri che caratterizzavano l’assetto economico e sociale di numerose realtà locali e soprattutto delle principali città italiane.

Solo affidandosi ad una forte volontà politica, ad un programma chiaro ed ambizioso ed al dialogo con il Consiglio Comunale, che è sede della partecipazione, della rappresentanza e della sovranità popolare, ed astenendosi invece dall’assillante rivendicazione di poteri speciali e dalla demagogica investitura della piazza, i Sindaci, secondo Aniasi, possono ben amministrare le loro città.

 

                                                                 

                                                                  

  



[1] Ormai prossimo ad annunciare ufficialmente le proprie dimissioni dall’incarico di Sindaco di Milano, il 13 marzo 1976, prendendo parte ai lavori della XII Conferenza Cittadina del PCI milanese, Aniasi rivendicò con orgoglio il legame a suo avviso indissolubile tra la sua esperienza di partigiano e l’impegno profuso nell’arco degli ultimi venticinque anni al servizio della cittadinanza milanese: “La lotta di ieri, l’impegno dei partigiani, dei resistenti contro lo Stato burocratico, contro tutto ciò che il fascismo rappresentava e tentava di salvare ricorrendo alla violenza, non possono essere traditi. Il nostro impegno di oggi, la nostra unità democratica per la giustizia ed il progresso sono il proseguimento dell’impegno di ieri, la ricerca di tradurre nell’amministrazione della città, nelle strutture dello Stato quei contenuti ideali per i quali ci siamo battuti allora […]”. Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano.

[2] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 5 febbraio 1968, intervento di Aniasi in occasione della presentazione del programma della Giunta; ivi, seduta del 22 luglio 1968, comunicazioni del Sindaco in merito alle variazioni di Bilancio disposte dalla Giunta; inaugurazione ufficiale della seconda linea della metropolitana, 4 ottobre 1969, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano; Atti del Consiglio Comunale, seduta del 12 novembre 1969, presentazione degli interventi varati dalla Giunta a sostegno dei lavoratori in lotta. Nel suo libro-intervista, Sindaco a Milano, Aniasi rispondeva in questo modo alla domanda “Chi considera i suoi maestri?”: “Oltre a mio padre, Emilio Caldara, il grande Sindaco di Milano prima e durante la prima guerra mondiale: il suo modo di affrontare costantemente i problemi senza perdere mai di vista gli ideali del socialismo riformatore mi furono di grande insegnamento. Caldara aveva il senso della rappresentanza dell’intera città, anche se, quando assumeva le sue posizioni a favore dei bisogni di giustizia sociale, non era mai un mediatore ipocrita e neutrale. Era dalla parte dei deboli, senza finzioni. Un altro uomo che mi ha aiutato con il suo insegnamento è stato Ezio Vigorelli: gli devo molto, umanamente e politicamente […]”. Cfr. A. Aniasi, “Sindaco a Milano”, Palazzi, Milano, 1970, p. 16.

[3] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 28 novembre 1951, dibattito sull’emergenza abitativa, intervento di Aniasi.

[4] Ivi, ibid.

[5] Cfr. C. Carozzi, L’attività edilizia del Comune di Milano dal 1943 al 1950: prime linee di analisi attraverso l’esame dei permessi di abitabilità, in AA.VV., “Milano fra guerra e dopoguerra”, De Donato, Bari, 1979, pp. 599-637. Si veda anche A. Greppi, “Risorgeva Milano (1945-1951)”, Ceschina, Milano, 1951, pp. 22-36.

[6] Cfr. M. Punzo, Schiavi a Milano: politica, giornalismo, amministrazione pubblica, in “Alessandro Schiavi. Il socialista riformista”, a cura di G. Silei, Piero Lacaita, Manduria, 2006, pp. 43-71, intervento al convegno di studi “Alessandro Schiavi, il politico, l’amministratore, lo studioso”, svoltosi a Forlì il 14 ottobre 2005. Aniasi, ispirandosi direttamente a Schiavi, attribuiva al problema edilizio un ruolo centrale nell’ambito delle politiche sociali promosse dal Municipio, rilevando la presenza di uno stretto legame tra situazione abitativa e condizioni economico-sociali della popolazione. A questo proposito si veda S. Bianciardi, “Alessandro Schiavi. La casa e la città”, Lacaita, Manduria, 2005, pp. 15-43.

[7] Si veda E. Vigorelli, “Sei anni di amministrazione dell’ECA di Milano: 25 aprile 1945-25 aprile 1951”, Comune di Milano, Milano, 1951.

[8] Cfr. “Igiene e Sanità nel nuovo Comune”, l’Unità, 5 aprile 1946; “Sottrarre alla tubercolosi i figli dei nostri lavoratori”, l’Unità, 11 luglio 1946; “Il Comune non gestirà le colonie marine e montane”, l’Unità, 29 aprile 1949; “Le colonie del Comune saranno affidate a terzi”, l’Unità, 31 maggio 1949.

[9] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 18 gennaio 1952, intervento di Aniasi nell’ambito del dibattito sull’assistenza sociale.

[10] Questo importante servizio fu introdotto a Milano dalla Giunta Mussi, per volontà dei socialisti. Cfr. M. Punzo, “Socialisti e radicali a Milano. Cinque anni di amministrazione democratica (1899-1904)”, Sansoni, Firenze, 1979, pp. 91-94; 121-130.

[11] Bettino Craxi, riprendendo la lezione di Aniasi, descrisse in questi termini le finalità del servizio di refezione scolastica garantito dal Comune: “Con la refezione noi favoriamo migliaia di famiglie di ogni ceto che, per necessità di lavoro, sono costrette a lasciare i loro figli lontani da casa dalle prime ore del mattino sino al tardo pomeriggio. In un prossimo futuro estenderemo la refezione anche all’ultimo ramo della scuola dell’obbligo […]”. Cfr. “La refezione scolastica sarà estesa”, Il Giorno, 5 dicembre 1962.

[12] Cfr. A. Aniasi, “Sindaco a Milano”, op. cit., p. 84.

[13] Cfr. A. Aniasi, “Problemi milanesi. Edilizia Popolare, Assistenza Sociale e Sanità, il Bilancio, l’Economato e la riforma dei servizi”, Opere Nuove, Milano, 1956, pp. 91-92.

[14] Cfr. A. Aniasi, “Sindaco a Milano”, op. cit., pp. 83-87.

[15] Cfr. “43 nuovi edifici entro il 1962”, Il Giorno, 12 maggio 1961; “Igiene e scuola lacune della periferia”, Il Giorno, 24 maggio 1961.

[16] Cfr. “Medaglia d’oro di benemerito ad Aldo Aniasi”, Il Giorno, 21 settembre 1966.

[17] Cfr. “Il decentramento è diventato una realtà. Costituiti ieri sera i consigli di quartiere”, Avanti!, 4 febbraio 1969.

[18] Cfr. “Nuova inchiesta decisa dall’Amministrazione Comunale. Una periferia su misura per le esigenze degli abitanti”, Avanti!, 22 gennaio 1964; “Non vogliono vivere in isole gli abitanti della periferia”, Avanti!, 30 ottobre 1964.

[19] Cfr. L. Tajoli, “La stagione del decentramento”, Vivere Oggi, a. 14, marzo, n. 2-2000. Si veda anche M. Stoppino, Decentramento comunale e partecipazione popolare: il caso di Milano, in “Politica locale e politiche pubbliche. Esperienza delle Giunte di sinistra”, a cura di G. Martinotti, Franco Angeli, Milano, 1985, pp. 93-109. Contribuì in maniera significativa allo sviluppo a Milano di un acceso dibattito sul tema del decentramento amministrativo l’attività svolta in questo ambito dalla Commissione Assessorile composta da Bettino Craxi, Bernardo Crippa e Luigi Valentini, che terminarono il loro preliminare lavoro di analisi nell’aprile del 1964. Cfr. “Ogni quartiere avrà il suo sindaco”, Il Giorno, 15 aprile 1964; “Pronto il regolamento dei futuri quartieri”, Avanti!, 2 settembre 1964. A proposito dei problemi riguardanti l’organizzazione del decentramento amministrativo nel capoluogo lombardo si vedano anche “La città sarà divisa in tredici zone”, Il Giorno, 9 maggio 1967; “Bucalossi presenta il Bilancio”, Il Giorno, 18 luglio 1967; “I problemi urgenti esaminati dal gruppo socialista”, Il Giorno, 27 settembre 1967; “I Consigli di quartiere saranno una realtà entro quest’anno”, Avanti!, 21 ottobre 1967; “Decentramento politico amministrativo. Convegno organizzato dal Comitato Cittadino del PSI”, Avanti!, 29 febbraio 1968; “I consigli di quartiere esigenza di democrazia”, Avanti!, 3 marzo 1968.

[20] Cfr. M. Punzo, “La Giunta Caldara. L’Amministrazione Comunale di Milano negli anni 1914-1920”, Cariplo-Laterza, Milano-Bari, 1986, p. 50.

[21] Cfr. Intervento del Sindaco in occasione dell’incontro con i neonominati consiglieri di zona, Sala della Balla, Castello Sforzesco, 1 marzo 1969, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano.

[22] Cfr. G. Montemartini, “La questione delle case operaie in Milano”, Ufficio del Lavoro della Società Umanitaria, Milano, 1903; A. Schiavi, “La mortalità infantile in Milano. Risultati di una inchiesta sui nati nel 1903 in rapporto ai modi di allattamento e alle condizioni economiche dei genitori”, Ufficio del Lavoro della Società Umanitaria, Milano, 1908;  A Schiavi, “Le condizioni generali della classe operaia in Milano: salari, giornate di lavoro, reddito”, Ufficio del Lavoro della Società Umanitaria, Milano, 1909; A. Schiavi, “Saggio di un’inchiesta sul lavoro a domicilio”, Tip. degli Operai, Milano, 1909. A proposito dell’attività svolta da Alessandro Schiavi in particolare all’interno della Società Umanitaria si veda I. Granata, Alessandro Schiavi e la Società Umanitaria, in G. Silei (a cura di), “Alessandro Schiavi. Il socialista riformista”, op. cit., pp. 73-101.

[23] Cfr. Atti della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla miseria e i mezzi per combatterla, Camera dei Deputati, Roma, 1953. A questo proposito si veda anche P. Braghin (a cura di), “Inchiesta sulla miseria in Italia (1951-1952)”, Einaudi, Torino, 1978.

[24] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 5 febbraio 1968, dichiarazioni programmatiche del Sindaco.

[25] In tema di verde pubblico, questa era l’opinione di Aniasi: “Milano è una città che ha inventato il verde architettonico. E’ milanese il primo architetto del verde. Si chiama Emilio Alemagna; è nato nella nostra città nel 1833. Ha creato nella nostra città uno dei parchi più belli del mondo, che viene ancora oggi citato ad esempio nei testi […]. Purtroppo le conseguenze sono state anche negative. Proprio per l’influenza che Emilio Alemagna ha avuto sul verde milanese, per settant’anni a Milano si è continuato a concepire il verde come una forma di architettura. Si sono creati giardini molto belli, aristocratici, ma spesso inutilizzabili: da guardare, non da usare […]. E allora noi […] abbiamo scelto di dare alla cittadinanza del verde utilizzabile al massimo. Dicono i tecnici, verde fruibile […]”.Cfr. A. Aniasi, “Vivere a Milano”, Sugarco Edizioni, Milano, 1975, pp. 102-103.

[26] Ibid., pp. 101-102.

[27] Si veda presso l’ISEC di Sesto San Giovanni il vol. X dell’archivio di Luigi Vertemati, a cura di  Enrico Landoni, interamente incentrato sulle problematiche ambientali e sul dibattito preliminare all’istituzione del Ministero dell’Ambiente e del Consiglio dell’Ambiente, di cui Vertemati fu vicepresidente.

[28] Cfr. “Due ordinanze per la lotta contro lo smog”, Il Giorno, 5 giugno 1964; “Darà l’allarme per lo smog una torre di 300 metri”, Il Giorno, 22 settembre 1964.

[29] Cfr. A. Aniasi, “Sindaco a Milano”, op. cit., pp. 56-57.

[30] I lavori per la costruzione della linea metropolitana due (verde) iniziarono il 21 febbraio 1964, con l’apertura a Lambrate di un grande cantiere nell’area compresa tra Via Rombon e Via Pacini. Cfr. “Ha preso il via la linea due del metrò”, Il Giorno, 22 febbraio 1964.

[31] Cfr. Discorso di Aniasi, in occasione dell’inaugurazione della seconda linea della metropolitana, 4 ottobre 1969, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano.

[32] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 22 luglio 1968, intervento del Sindaco.

[33] Il tema della difesa dei lavoratori in quanto consumatori fu parte organica del programma elaborato dai socialisti in occasione delle elezioni amministrative del 1908, 1910 e 1914. Ad approfondirlo fu in particolare Alessandro Schiavi. Cfr. A. Schiavi, “Le elezioni amministrative a Milano. Perché il Partito socialista deve difendere i lavoratori in quanto consumatori”, Il Tempo, 1 giugno 1908. A questo riguardo si veda M. Punzo, “La Giunta Caldara. L’Amministrazione Comunale di Milano negli anni 1914-1920”, op. cit., pp. 21-24.

[34] Ivi, pp. 60-61.

[35] Cfr. “Pronto il Mercato ma i grossisti protestano”, Il Giorno, 11 giugno 1965; “Chi controllerà il nuovo Ortomercato”, Il Giorno, 20 giugno 1965.

[36] Cfr. “I macellai protestano ma il consumatore applaude”, Il Giorno, 28 marzo 1962; “Sotto inchiesta anche il nostro pane”, Il Giorno, 4 aprile 1962; “Vendevano formaggio invaso dai parassiti”, Il Giorno, 12 aprile 1962; “Per protesta contro la politica annonaria del Comune decisa una serrata dai negozianti di frutta e verdura”, Il Giorno, 16 aprile 1965.

[37] Così il programma elettorale del PSI, presentato in occasione delle elezioni amministrative del 1914, descriveva il futuro ruolo del Comune, in relazione alle esigenze dei lavoratori: “Presidio della classe lavoratrice nei suoi organismi di difesa contro la disoccupazione e l’elevamento delle condizioni economiche ed intellettuali del proletariato, e collaborazione coll’Ispettorato del Lavoro, per la reale applicazione delle leggi protettive della vita dei lavoratori, istituendo un apposito ufficio e uno speciale assessorato […]”. Ivi, pp. 23-25.

[38] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 12 novembre 1969, dichiarazioni del Sindaco sui provvedimenti a favore degli scioperanti varati dalla Giunta.

[39] Ivi, ibid.

[40] Cfr. M. Punzo, “La Giunta Caldara. L’Amministrazione Comunale di Milano negli anni 1914-1920”, op. cit., pp. 83-108.

[41] F. Turati, “Comune moderato e Comune popolare. Proemio al programma comunale dei socialisti milanesi”, Critica Sociale, 1° maggio 1910.

[42] Ivi, ibid.

[43] Cfr. Atti della riunione del Comitato Centrale del PSI del 16-19 giugno 1959 e testo dell’accordo PSI-MUIS in Archivio Cavalli, Fondazione ISEC, Sesto San Giovanni.

[44] Cfr. Intervento di Aniasi al convegno organizzato dalla sinistra del PSDI milanese riportato in “La sinistra lascia il PSDI e costituisce la Federazione milanese del MUIS”, Avanti!, 15 febbraio 1959.

[45] Cfr. “Il dr. Jori ha dato le dimissioni da segretario del PSDI”, Avanti!, 12 febbraio 1959.

[46] Cfr. A. Aniasi, “Sindaco a Milano”, op. cit., p. 120.

[47] Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 19 dicembre 1967. Si vedano anche “Quasi certo Aniasi nuovo Sindaco”, Il Giorno, 5 dicembre 1967; “Designato Aniasi nuovo Sindaco”, Il Giorno, 7 dicembre 1967; “Aldo Aniasi è il nuovo Sindaco”, Il Giorno, 20 dicembre 1967.

[48] Cfr. Intervento di Aniasi al 39° Congresso Nazionale del PSI, 11 novembre 1972, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano; intervento di Aniasi al Circolo De Amicis, in occasione di una riunione della sua corrente, 27 settembre 1975, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano; intervento di Aniasi al 40° Congresso Nazionale del PSI, 3 marzo 1976, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano.

[49] Cfr. E. Landoni, “Il Comune riformista. Le Giunte di sinistra al governo di Milano 1975-1985”, M&B Publishing, Milano, 2005.

[50] Cfr. Intervento di Aniasi al Circolo De Amicis, in occasione di una riunione della sua corrente, 27 settembre 1975, Carte Aniasi, Circolo De Amicis, Milano.

[51] Cfr. W. Tobagi, “Gli uomini nuovi del PSI”, Corriere della Sera, 29 marzo 1979.

[52] Cfr. Intervista di A. Falletta a G. Gangi, Il Giorno, 5 settembre 1979.

[53] Cfr. A. Falletta, “Aniasi – In Consiglio Comunale ci sono e ci rimango”, Il Giorno, 2 settembre 1979.

[54] Cfr. A. Aniasi, “Vivere a Milano”, op. cit., p. 139.

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Fiap Presidenza,
19 lug 2014, 06:06
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