L'attività dell'Amministrazione comunale da Cassinis ad Aniasi

Gli esiti delle elezioni amministrative del 6-7 novembre 1960 resero possibile, a Milano, la nascita del centro-sinistra, che rappresentò il coronamento di un’importante stagione politica ed amministrativa, avviatasi dopo il 1956  e contraddistinta dalla collaborazione e dalla condivisione di alcuni significativi obiettivi programmatici tra PSI, PSDI, PRI e DC.

L’elettorato milanese non accolse dunque il progressivo delinearsi di questa importante svolta alla stregua di una cesura drammatica nella più recente storia della città, avendo ormai da tempo preso coscienza della necessità di un definitivo superamento della lunga stagione centrista, che pur avendo garantito la ricostruzione morale, politica ed economica del capoluogo lombardo, aveva ormai mostrato tutti i propri limiti. Ciò fu confermato proprio dai risultati ottenuti dai partiti che furono protagonisti del varo della prima Giunta di centro-sinistra in Italia.

Sia il PSI sia il PSDI, arrivando rispettivamente al 20,7 e al 10,5%, riuscirono a superare infatti di circa un punto e mezzo percentuale i voti conquistati alle politiche del 25 maggio 1958. La DC, con il 30%, fu in grado di confermare il buon esito di due anni prima, nonostante la presenza al suo interno di piccoli ma agguerriti nuclei di opposizione alla svolta di centro-sinistra e la dura campagna organizzata ai suoi danni dal liberale Malagodi, che aveva previsto un vero e proprio tracollo del partito di maggioranza relativa.

Il PLI non riuscì però ad andare oltre l’8,1%, dovendo subire una sensibile emorragia di consensi, in confronto all’eccellente risultato ottenuto due anni prima, quando era arrivato al 9,3%.

Tra le file della destra, mentre i missini, con il 6,6%, guadagnarono circa un punto percentuale rispetto ai voti conseguiti il 25 maggio 1958, i monarchici del Partito Democratico non andarono oltre il 2,6%, risultato assai lontano dalla somma dei consensi ottenuti due anni prima.

Piuttosto deludente si rivelò anche il risultato del PRI, che, fermandosi all’1,1%, perse circa lo 0,6% rispetto ai suffragi conquistati alle ultime politiche.

Incoraggiante infine per Cossutta, da due anni alla guida della Federazione comunista, fu il 20,3% ottenuto dal suo partito, percentuale indicativa di un piccolo ma significativo passo in avanti rispetto al 20% raggiunto due anni prima e di una decisa ripresa dopo le deludenti esperienze elettorali vissute dal PCI locale sotto la leadership operaista e staliniana di Giuseppe Alberganti.

Alla luce di questi risultati, la DC conseguì venticinque seggi all’interno del nuovo Consiglio Comunale, esattamente come quattro anni prima, quando aveva ottenuto il 30,1%.

Con ben 15.092 preferenze, Caio Mario Cattabeni fu il più votato della lista democristiana, il cui programma elettorale era incentrato sulla proposta di municipalizzazione del servizio gas gestito dalla Edison, sulla programmazione pluriennale dei Bilanci, sul progetto di riorganizzazione degli uffici comunali e sul varo della pianificazione urbanistica a livello intercomunale.

In virtù della flessione di circa un punto e mezzo percentuale dei consensi ottenuti alle precedenti amministrative, il PSDI riuscì a conquistare solo otto dei nove seggi conseguiti nel 1956, quando aveva raggiunto l’11,9%.

L’ex Sindaco Virgilio Ferrari risultò il più votato, con 10.476 preferenze; l’elettorato socialdemocratico premiò in realtà l’intera rappresentanza consiliare uscente del partito, che del resto, pur essendo sostanzialmente convinto dell’esigenza della svolta di centro-sinistra, riteneva che questo nuovo importante approdo non avrebbe dovuto coincidere con la definitiva rimozione della feconda esperienza delle Giunte Ferrari, non priva comunque di limiti e lacune.

La nuova Giunta Municipale, secondo il PSDI, si sarebbe dovuta infatti adoperare per rafforzare il ruolo svolto dal Comune nell’ambito dell’edilizia residenziale popolare, per ridisegnare l’assetto del trasporto pubblico locale, in previsione dell’entrata in funzione della metropolitana, e dare infine nuovo slancio alle politiche assistenziali, liberandole da una impostazione eccessivamente caritativa e clericale.

Il PSI riuscì invece ad eleggere a Palazzo Marino diciassette candidati, aumentando quindi di un’unità la rappresentanza consiliare eletta nel 1956, quando aveva ottenuto il 20,1%. Guido Mazzali fu il più votato, con 9.537 preferenze, seguito da Antonio Greppi, con 8.798 e quindi da due importanti protagonisti della svolta del MUIS, Ezio Vigorelli ed Aldo Aniasi, che ottennero rispettivamente 6.996 e 4.628 voti personali.

Questo risultato in particolare giovò al complessivo rafforzamento della componente riformista ed autonomista del PSI locale, cui apportò un fondamentale contributo anche Bettino Craxi, che, dopo aver svolto per quasi tre anni l’incarico di responsabile di zona del partito nel fortino comunista di Sesto San Giovanni, riuscì a tornare a Milano e a fare il proprio ingresso a Palazzo Marino.

La scelta di aderire alla piattaforma programmatica del PSI e di presentarsi all’interno della sua lista si rivelò particolarmente fortunata per i radicali, che ottennero infatti degli ottimi riscontri elettorali. Eugenio Scalfari, che risultò addirittura il quinto degli eletti, Guido Bodrero, Sergio Turone ed Elio Vittorini riuscirono infatti ad entrare in Consiglio Comunale.

Dei quattro candidati appartenenti invece alla minoranza vecchiettiana risultò eletto il solo Walter Alini.

Il nuovo gruppo socialista, caratterizzato dall’assoluto predominio degli autonomisti, poté dunque attuare senza difficoltà la linea politica elaborata da Guido Mazzali, la cui drammatica scomparsa a pochi giorni dall’elezione della nuova Giunta Comunale non ostacolò in nessun modo la realizzazione della svolta di centro-sinistra.

Tra i capisaldi del programma elettorale del PSI, che a differenza della socialdemocrazia sottolineò l’esigenza di una netta discontinuità rispetto al recente passato amministrativo, devono essere messe in evidenza le proposte riguardanti la definizione di un piano organico per l’edilizia popolare, la realizzazione di un più efficace intervento di contrasto nei confronti dell’attività speculativa dei grandi monopoli privati, il varo di un ambizioso piano di recupero e sviluppo dei rioni periferici e la definizione di una nuova politica scolastica, tesa a contrastare l’evasione degli obblighi formativi.

Tra le file degli oppositori alla svolta di centro-sinistra, i liberali, pur avendo subito, come già ricordato, una sensibile emorragia di consensi rispetto all’eccellente risultato del 25 maggio 1958, videro aumentati dell’1,8% i suffragi ottenuti alle precedenti elezioni comunali, quando avevano raggiunto il 6,3%.

In virtù di questo successo, il PLI ottenne sei seggi ed i più votati, rispettivamente con 4.914 e 4.715 preferenze, risultarono Ugo Caprara e Giulio Goehring.

I monarchici del PDI ottennero solo due seggi in Consiglio Comunale, dove risultarono eletti Giuseppe Della Lucia e Aldo Maroi, rispettivamente con 1.519 e 1.266 voti personali. La riunificazione monarchica nel capoluogo lombardo non produsse pertanto gli effetti auspicati dagli ex dirigenti del PNM e del PMP.

Il Movimento Sociale invece, grazie ad una crescita dello 0,7% dei consensi ottenuti alle precedenti consultazioni amministrative, arrivò ad ottenere sei seggi, uno in più di quelli conseguiti nel 1956, quando si era fermato al 5,9%, Tra i candidati eletti, Gastone Nencioni fu il più votato, con 9.264 preferenze, seguito da Francesco Maria Servello.

Il PCI, come il PSI, ottenne diciassette seggi, due in più di quelli ottenuti alle amministrative del 27 maggio 1956, quando non era andato oltre il 18,3%. Con 15.716 preferenze, Armando Cossutta risultò il primo degli eletti, seguito a grande distanza da Giovanni Brambilla.

Alla luce dei nuovi assetti di Palazzo Marino, l’intesa organica tra i partiti di centro-sinistra, in grado di esprimere cinquanta voti, costituiva l’unica soluzione politicamente qualificata per la formazione della nuova Giunta Municipale, anche perché la coalizione centrista, che aveva sostenuto le Amministrazioni Ferrari, non disponeva più della maggioranza assoluta dei seggi.

L’accordo riguardante la candidatura alla carica di Sindaco, la composizione della Giunta ed il programma di mandato fu definitivamente raggiunto da DC, PSDI, PSI e PRI il 13 gennaio, a cinque giorni dalla prima seduta del neoeletto Consiglio Comunale.

Tutti i partiti del centro-sinistra confermarono l’esigenza della programmazione poliennale dei Bilanci e ribadirono la volontà di valorizzare il ruolo svolto dal Comune nell’ambito dell’edilizia popolare e della gestione di alcuni servizi di pubblica utilità, con particolare riferimento alla produzione ed alla distribuzione del gas cittadino ed all’organizzazione del trasporto locale.

Soprattutto i socialisti rivendicarono il varo immediato di una radicale riforma dell’imposta di famiglia, tesa a salvaguardare realmente il principio costituzionale della progressività della tassazione.

La DC pose invece la questione del generale riassetto e della modernizzazione dell’attività degli uffici comunali, che avrebbero dovuto assicurare alla cittadinanza nuovi e migliori livelli di produttività.

Alla guida della futura Giunta Comunale, incaricata di dare concretezza a questo programma, le forze del centro-sinistra designarono il socialdemocratico Gino Cassinis. Rettore del Politecnico di Milano dal 28 gennaio 1944 al 31 ottobre 1960 ed Assessore alle Aziende Municipalizzate nell’Amministrazione Ferrari, il settantaseienne Cassinis rappresentava una figura di collegamento tra le precedenti Giunte centriste e la nuova stagione del centro-sinistra, nel pieno rispetto dell’impostazione politico-programmatica, che, come è già stato sottolineato, il PSDI attribuiva a questa nuova esperienza amministrativa.

Proprio a causa di questa continuità dinamica tra la nascente Amministrazione Comunale ed il recente passato centrista, i comunisti, pur condividendo di fatto i nuovi contenuti programmatici proposti da DC, PSDI e PSI, dichiararono di non poter dare il loro sostegno alla svolta di centro-sinistra.

Secondo Cossutta, solo l’unità di tutte le forze della sinistra, eventualmente aperte al contributo autonomo della DC, avrebbe potuto garantire una vera trasformazione in senso progressivo delle strutture politiche ed economiche del Paese e del capoluogo lombardo.

Per questo motivo i diciassette consiglieri del PCI, in occasione dell’elezione della massima carica cittadina, votarono a favore di Antonio Greppi, che era stato l’unico Sindaco con cui i comunisti avevano collaborato negli ultimi quindici anni e rappresentava il simbolo dell’unità di tutte le forze antifasciste e dei partiti operai in particolare, di cui Cossutta auspicava una nuova intesa frontista.

I consiglieri della coalizione di centro-sinistra invece, come concordato, fecero confluire i loro voti sulla candidatura di Gino Cassinis, che risultò eletto alla carica di Sindaco con quarantadue suffragi.

Al di là delle annunciate assenze di Arnaudi e di Vittorini, tra le file della coalizione di centro-sinistra si registrarono le defezioni dei democristiani Ajroldi, Balbiano di Belgioioso, Rinaldi, Giambelli e Giani, che scelsero così di esprimere il loro polemico dissenso nei confronti dell’apertura ai socialisti decisa dal loro partito. Essi formavano il nucleo interno al gruppo consiliare democristiano di oppositori alla svolta di centro-sinistra, contro la cui realizzazione si battevano anche alcuni ristretti settori del Comitato Provinciale.

Proprio al fine di evitare dunque lo sviluppo di ulteriori tensioni interne, la segreteria provinciale milanese, d’accordo con i vertici nazionali del partito di maggioranza relativa, scelse di non attuare anche in Provincia la svolta di centro-sinistra, sebbene la coalizione formata da DC, PSDI e PSI disponesse di ben trenta seggi su quarantacinque a Palazzo Isimbardi.

Alla carica di Assessori Effettivi risultarono eletti i socialisti Aniasi, Arnaudi, Beltramini e Cucchi, i socialdemocratici Amoroso e Massari e i democristiani Bassetti, Cecchini, Clerici, Crespi, Hazon, Meda, Melgrati e Melzi D’Eril. Quest’ultimo però, in occasione della riunione della Giunta del 31 gennaio, rassegnò il proprio mandato per motivi personali, sostenendo di non poter offrire il proprio contributo ad una Giunta a partecipazione socialista.

Le dimissioni di Melzi D’Eril furono ufficialmente approvate dal Consiglio Comunale in occasione della seduta del 27 febbraio, al termine della quale fu eletto in sua surrogazione Germano Quadrelli, cui fu affidata la responsabilità della Ripartizione Personale.

In quella stessa riunione furono eletti alla carica di Assessori Supplenti i democristiani Cannarella e Crippa, al vertice rispettivamente delle Ripartizioni Urbanistica e Stato Civile, il socialdemocratico Amendola all’Annona e il socialista Craxi all’Economato.

Ai socialisti Aniasi, Beltramini e Cucchi fu affidata, nell’ordine, la guida delle Ripartizioni Lavori Pubblici, Igiene e Sanità ed Edilizia Privata, mentre Arnaudi fu eletto Assessore alle Finanze e Tributi.

Il socialdemocratico Amoroso diventò il nuovo Assessore alle Aziende Municipalizzate, mentre Massari fu confermato nell’incarico di responsabile della Ripartizione Vigilanza Urbana.

Tra le file della rappresentanza democristiana, Cecchini, Clerici, Crespi e Melgrati, furono anch’essi confermati, nell’ordine, negli incarichi di Assessori all’Assistenza, agli Affari Legali, allo Sport, Turismo e Giardini e alle Imposte, ricoperti nell’ultima Giunta Ferrari.

Luigi Meda diventò invece Vicesindaco e Assessore all’Educazione, dopo aver ricoperto nella precedente Amministrazione il ruolo di Assessore al Bilancio. In realtà proprio questo Assessorato, cui fu designato il giovane Piero Bassetti, venne profondamente ristrutturato e le sue competenze furono notevolmente ampliate, proprio perché esso avrebbe dovuto svolgere un ruolo centrale nell’attività di analisi e di programmazione economico-finanziaria della Giunta.

Il primo importante obiettivo raggiunto dall’Amministrazione di centro-sinistra fu il varo del nuovo regolamento della Centrale del Latte, attraverso cui veniva completata la municipalizzazione della storica istituzione di Via Castelbarco, che nel luglio precedente era stata trasformata da impresa gestita direttamente in autonomia dal Comune in Azienda Speciale Municipalizzata.

La Giunta Cassinis iniziò a dare piena attuazione inoltre alla politica antimonopolista, che era stata inserita all’interno del programma elettorale di tutti i partiti di centro-sinistra quale punto qualificante dell’attività della futura Amministrazione, modificando con coraggio il contratto di fornitura latte con il Consorzio di Produttori di Peschiera Borromeo. Questa organizzazione, che operava in regime di assoluto monopolio nell’attività di approvvigionamento della città, non solo applicava tariffe assolutamente inique per la cittadinanza milanese, ma attuava una forma di concorrenza sleale ai danni del Comune, vendendo dei prodotti lattiero-caseari realizzati e confezionati presso il proprio stabilimento di Peschiera Borromeo.

Con la finalità precipua di spezzare questa catena di ricatti economici e commerciali, la Civica Amministrazione decise allora di aprire una vertenza con questi produttori privati, che si concluse nel novembre del 1961 con un sensibile abbassamento dei costi di consegna e soprattutto con l’aumento a 1.200 ettolitri della fornitura quotidiana di latte. Per il reperimento del rimanente 45% di fabbisogno giornaliero, il Comune raggiunse un accordo con una cooperativa di allevatori indipendenti del Lodigiano, che si sarebbe impegnata a consegnare alla Centrale del Latte la fornitura quotidiana di undicimila vacche.

Sempre nell’ottica della valorizzazione del ruolo svolto dalla Civica Amministrazione a tutela degli interessi collettivi della cittadinanza, a partire dal mese di aprile la Giunta Cassinis decise quindi di affrontare i gravi problemi riguardanti l’organizzazione del trasporto pubblico urbano, con particolare riferimento alla questione dell’affidamento all’ATM della gestione di tutte le linee sotterranee e di superficie, considerato un obiettivo prioritario da tutti i componenti della maggioranza consiliare.

Il modello privatistico della società per azioni, che nel 1955 era stato preferito all’opzione dell’assunzione da parte del Comune della responsabilità diretta dei lavori, al fine di rendere più rapidi i tempi di realizzazione della metropolitana, fu giudicato dalle forze del centro-sinistra ed anche dal PCI di fatto incompatibile con una politica tesa a valorizzare le prerogative del potere pubblico e l’intervento attuato dal Municipio sulle strutture dell’economia cittadina.

Benché inoltre la Civica Amministrazione fosse proprietaria di quasi tutto il capitale azionario della MM S.p.A., in seno al suo Consiglio di Amministrazione non sedevano solo i sei rappresentanti di nomina comunale, ma anche quattro dirigenti designati dalle imprese private, tra cui la Edison.

Fu Ezio Vigorelli in particolare a denunciare i grandi interessi dimostrati nel tempo dalla holding di Foro Buonaparte nei confronti della MM, che, a suo avviso, la nuova Giunta avrebbe dovuto sottrarre alla tutela di questo potente monopolio privato, nell’interesse dell’intera cittadinanza milanese.

Attorno dunque al problema della gestione di tutte le linee del trasporto urbano si consumò lo scontro politico tra la coalizione di centro-sinistra e l’ex Sindaco, sostenuto dalle destre e da un ristretto nucleo di esponenti democristiani ostili alla collaborazione con i socialisti.

Ferrari e le rappresentanze consiliari di PLI, PDI e MSI ritenevano infatti che il Comune avrebbe dovuto mantenere la netta separazione tra l’ATM e la MM S.p.A.; questa società, a loro avviso, dopo aver ultimato i lavori di costruzione della metropolitana, avrebbe dovuto assumere regolarmente l’esercizio delle sue linee, senza alcuna ingerenza dell’Azienda Tranviaria Municipale, nel rispetto dell’atto di concessione del 1955.

Nonostante la ferma opposizione delle destre, la maggioranza di centro-sinistra, in occasione della seduta consiliare del 27 luglio, fu però in grado di approvare definitivamente la delibera di affidamento all’ATM del servizio di gestione delle linee della metropolitana, predisposta dalla Giunta il 4 aprile precedente.

La nuova Giunta Comunale otteneva dunque l’unificazione, sotto il controllo strategico dell’ATM, dell’intera rete del trasporto pubblico urbano. A pochi giorni dal raggiungimento di questo obiettivo, così Ezio Vigorelli ne spiegava la rilevanza politica ed amministrativa: “La delibera del Comune di Milano mi pare la prima conquista […] dell’intesa amministrativa milanese tra socialisti e cattolici, sulla via dell’immissione immediata ed effettiva dei lavoratori nel governo della cosa pubblica: in questo caso ha veramente una importanza nazionale, che ne spiega l’interesse e il valore politico e sociale per tutti i lavoratori italiani”.

Non c’è dubbio che, con la nascita del centro-sinistra, il capoluogo lombardo era diventato un importante modello di riferimento, un vero e proprio faro nazionale. Cassinis infatti, subito dopo la sua elezione a Sindaco, aveva messo in evidenza il rilievo politico della svolta di centro-sinistra realizzatasi a Milano: “Tutta l’Italia guarda oggi a Milano e alla realizzazione di quel centro-sinistra che nella nostra città si è deciso dopo molte meditazioni e discussioni di attuare, e chi l’ha voluto tenacemente ha più che mai il dovere di dedicare ogni sua energia alla sua affermazione e sviluppo […]”.

Egli aveva voluto sottolineare l’importanza del cambiamento politico ed amministrativo determinatosi in città con la nascita di un nuovo paradigma politico che, pur non rinnegando del tutto il recente passato, si sarebbe dovuto caratterizzare per la proposta di un nuovo metodo di governo e per la realizzazione di alcuni obiettivi che erano stati colpevolmente trascurati.

Con il chiaro fine di porre rimedio proprio ad alcuni errori che erano stati commessi dalle precedenti Amministrazioni, la coalizione di centro-sinistra aveva espresso l’intenzione di dare vita alle Commissioni Consiliari Permanenti, che avrebbero dovuto rappresentare un importante strumento di analisi dei principali problemi della città e coadiuvare dunque il Consiglio nella sua attività deliberativa.

Nel descrivere le principali caratteristiche del Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio 1961, l’Assessore Bassetti pose dunque l’importante questione della generale riorganizzazione del metodo di lavoro di tutti gli uffici comunali ed anche del Consiglio Comunale.

Egli sottolineò l’esigenza di un migliore contributo tecnico e di un più proficuo impegno da parte di tutti i consiglieri, cui la Civica Amministrazione avrebbe richiesto una maggiore disponibilità di tempo e di energie, al fine di rendere più rapida l’approvazione di tutti quegli importanti provvedimenti, di cui la cittadinanza avvertiva l’assoluta esigenza.

Proprio nell’ottica della valorizzazione del ruolo svolto dai consiglieri comunali ed in considerazione delle numerose e gravose incombenze attinenti al loro mandato, la maggioranza di centro-sinistra aveva definitivamente approvato l’istituzione di un gettone di presenza dell’importo di 5.000 lire a titolo di rimborso per la partecipazione degli eletti alle sedute consiliari. Di lì a breve molti altri Comuni avrebbero seguito l’esempio della Civica Amministrazione di Milano, che ancora una volta si trovò a rappresentare un modello di riferimento nazionale.

Questo provvedimento non avrebbe di certo sconvolto l’impianto complessivo dell’esercizio finanziario riguardante il 1961, che si sarebbe chiuso in pareggio sulla cifra di 155 miliardi e 967 milioni, e che prevedeva, rispetto al Bilancio precedente, un aumento di oltre 20 miliardi di spese, dovuto alla necessità di realizzare urgentemente alcuni interventi rimasti incompiuti soprattutto nel campo dell’edilizia pubblica, della scuola, dell’urbanistica e dei lavori pubblici.

Il 9,94% delle spese complessive era destinato infatti alla realizzazione di una nuova politica fondiaria, tesa a contenere le speculazioni immobiliari dei privati e a rilanciare il ruolo svolto dal Comune nell’ambito della edilizia popolare.

Il Municipio avrebbe dovuto affrontare inoltre, con l’ausilio di un’articolata ed approfondita inchiesta conoscitiva, il grave problema del degrado delle periferie, di cui la nuova Amministrazione di centro-sinistra era intenzionata a proporre una vera e propria rinascita. L’Assessorato ai Lavori Pubblici in particolare, guidato da Aniasi, si sarebbe assunto la responsabilità diretta del lavoro di analisi dei problemi presenti in questi rioni della città e dei progetti di intervento, grazie anche al contributo garantito dalla Commissione Consiliare per lo studio dei quartieri periferici, insediatasi il 16 maggio 1961.

Di fronte al drammatico problema dei doppi e tripli turni di lezione, che gli studenti milanesi proprio in queste realtà soprattutto erano costretti ad affrontare a causa della grave insufficienza di aule disponibili, la Giunta decise di inserire a Bilancio la spesa di 7,5 miliardi di lire per la realizzazione, entro il settembre 1962, di 43 nuove scuole in grado di ospitare complessivamente 750 classi.

Sempre nell’ambito delle politiche scolastiche elaborate dalla Civica Amministrazione con il duplice fine di favorire lo sviluppo delle periferie e tutelare la classe lavoratrice, la Giunta Cassinis mise a Bilancio lo stanziamento di 260 milioni di lire per la riorganizzazione ed il rafforzamento del servizio di assistenza post-scolastica nelle scuole elementari.

Nell’illustrare all’assemblea di Palazzo Marino i punti salienti del Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio 1961, il Sindaco affermò che la sua Amministrazione avrebbe sempre operato prestando particolare attenzione nei riguardi dei ceti popolari e tutelando le grandi masse lavoratrici, vero simbolo dell’operosità del capoluogo lombardo.

In quest’ottica dunque la Giunta Cassinis realizzò una riforma radicale dell’imposta di famiglia.

Tale provvedimento, che fu approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale, in occasione della seduta dell’8 maggio 1961, constava di due importanti novità: l’aumento da 400.000 a 500.000 lire della quota di reddito esente da imposte e l’introduzione di un coefficiente di riduzione della tassazione per i redditi da lavoro salariato e per gli introiti derivanti dalle prestazioni d’opera degli artigiani e dei coltivatori diretti.

Proprio quest’ultima innovazione rappresentava la componente principale dell’intervento riformatore realizzato dalla Giunta Cassinis in ambito tributario: per la prima volta il Comune non avrebbe tenuto conto infatti solo del reddito, per la determinazione dell’aliquota di imposta, ma anche del numero dei membri del nucleo familiare e della loro professione.

Secondo un criterio di giustizia sociale messo bene in evidenza dall’Assessore Arnaudi, il Comune avrebbe badato più alla composizione ed alla distribuzione del reddito familiare che al suo complessivo ammontare.

I provvedimenti varati dalla Giunta Cassinis già nel corso del 1961 contribuirono dunque a dare una chiara immagine della politica di rinnovamento elaborata dalla coalizione di centro-sinistra. Solo nel corso del 1962 tuttavia essa poté avviare compiutamente la realizzazione del proprio organico ed articolato schema di intervento, strettamente correlato al Piano di sviluppo del Comune di Milano per il quadriennio 1962-65, che rappresentava il manifesto programmatico della Giunta, contenente le previsioni di investimento della Civica Amministrazione e soprattutto la nuova visione complessiva della città proposta dalla coalizione di centro-sinistra.

Il concetto stesso di programmazione pluriennale dei Bilanci e dunque delle spese per investimenti sostenute dall’Ente Locale costituì un’assoluta novità di natura tecnica e politica introdotta sulla scena nazionale dal centro-sinistra milanese, che proprio a questo nuovo strumento di elaborazione finanziaria affidò le proprie aspettative di rinnovamento.

Milano, che fu teatro della nascita del centro-sinistra in Italia, divenne dunque anche il laboratorio sperimentale della programmazione economica, a proposito della quale, per il 25 maggio 1962, venne organizzato dal Circolo Turati un primo importante dibattito cui presero parte Ezio Vigorelli, Piero Bassetti, Silvio Pozzani, Libero Lenti, Beniamino Andreatta e Roberto Guiducci.

Secondo “Il Giorno”, che nel quadriennio precedente aveva sostenuto con forza l’esigenza della svolta di centro-sinistra, questa nuova politica di pianificazione degli interventi della Giunta avrebbe addirittura contribuito a determinare una vera e propria palingenesi della vita civile della città.

Così si espresse infatti il quotidiano dell’ENI: “Il piano si inserisce in un quadro storico di grande interesse per la città di Milano e gioca come elemento determinante in un punto-crisi della storia della città e della sua cultura. L’esaurimento di una attività puramente ricostruttiva, il decadere dell’utilità persino pratica di una politica delle maniche rimboccate, del fare quello che si deve subito e senza pensarci è comune a tutta la vita italiana. E’ la fine del periodo della ricostruzione. Al suo esaurirsi corrisponde […] anche l’esaurirsi di quella forza culturale, di quello slancio vitale che è stato il segno caratteristico di Milano […]. Il piano segna, in questo senso, il vero inizio del secondo tempo della storia civile di Milano”.

Anche l’Assessore Bassetti, in occasione della seduta consiliare del 30 aprile 1962, presentò il Piano di sviluppo del Comune di Milano per il quadriennio 1962-65 come uno strumento programmatico in grado di stimolare un radicale rinnovamento nella vita civile del capoluogo lombardo, favorendone lo sviluppo economico ed il progresso politico e sociale. Egli disse infatti: “Per noi si tratta di favorire, con la formazione di nuove idee moderne della concezione della vita singola ed associata, modelli di vita più consoni e rispettosi di certi valori, ai quali, se ben si guarda, concordemente crediamo […]”.

All’interno del Piano Quadriennale 1962-1965 confluì un approfondito lavoro di analisi e di indagine sui principali problemi della realtà urbana. Il Comune scelse di concentrare il proprio intervento soprattutto sul fronte di quattro settori chiave per il rilancio della città: istruzione e cultura, edilizia popolare, trasporti e gestione delle aree demaniali.

Notevole sarebbe stata infatti l’incidenza degli interventi programmati in questi ambiti sulla spesa complessiva di 392 miliardi di lire prevista dalla Civica Amministrazione per il quadriennio 1962-1965.

La Giunta Cassinis stanziò 47 miliardi per la realizzazione di 2.263 aule, in maniera da colmare il fabbisogno di locali per la scuola elementare e secondaria e per lo meno il 63% della richiesta di vani per scuole materne.

Gli investimenti pianificati a favore del settore istruzione e cultura avrebbero inciso complessivamente per il 17,24% sul programma quadriennale d’intervento, prevedendo di fatto un aumento pari al 400% della somma di 12 miliardi e 185 milioni di lire stanziata dall’Amministrazione Ferrari nel quadriennio 1957-60.

La capacità realizzativa della Giunta di centro-sinistra, ai suoi esordi, apparve davvero impressionante nell’ambito dell’edilizia scolastica, come dimostrano i dati riguardanti la costruzione di aule tra il gennaio ed il settembre 1962: in questo torno di tempo furono progettati ed ultimati infatti 350 locali, mentre nel periodo compreso tra il 1952 ed il 1960 il Comune aveva costruito una media annua di 134 classi.

I meriti di questi straordinari risultati devono essere attribuiti innanzitutto ad Aldo Aniasi, che fu il vero artefice dell’articolato piano d’intervento del Comune nel settore dell’edilizia scolastica. Questo impegno sarebbe valso all’Assessore ai Lavori Pubblici il conferimento da parte del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, su segnalazione dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Gui, della Medaglia d’Oro di Benemerenza per la Scuola, la Cultura e l’Arte, di cui Aniasi è sempre stato particolarmente fiero.

Sempre in ambito scolastico-educativo, nel corso del 1962 la Giunta, grazie al lavoro svolto principalmente dall’Assessore Craxi, fu in grado di realizzare una significativa riorganizzazione del servizio di refezione, che sarebbe diventato un vero e proprio strumento educativo, utilizzato dal Comune per aiutare i fanciulli di qualsiasi estrazione sociale a vivere in comunità e ad inserirsi appieno nelle strutture scolastiche, dopo essere stato per troppo tempo un semplice istituto caritativo a sostegno dei bambini poveri.

Relativamente al settore dell’edilizia popolare invece, la Giunta inserì a Bilancio uno stanziamento quadriennale complessivo di 34 miliardi e 342 milioni di lire, con un’incidenza dell’8,27% sulla spesa totale per investimenti prevista dal piano 1962-1965.

L’Amministrazione Cassinis scelse di valorizzare il ruolo svolto dal Municipio sul fronte dell’edilizia residenziale popolare, così da invertire radicalmente la tendenza che si era delineata nel decennio 1951-1960, durante il quale il Comune era stato responsabile della realizzazione di sole 19.946 case su un totale di 117.153 alloggi consegnati ai milanesi.

La Giunta di centro-sinistra decise dunque di soddisfare la crescente richiesta di abitazioni, dovuta soprattutto all’impetuoso afflusso in città di immigrati meridionali. Nel rispetto del Piano per l’edilizia popolare presentato dalla Giunta in occasione della seduta consiliare del 6 marzo 1962, entro il 1965 la Civica Amministrazione riteneva possibile la realizzazione di 34 mila appartamenti, per un numero complessivo di 130 mila locali, 94 mila dei quali costruiti dallo IACP.

A questo articolato programma di intervento edilizio della Giunta si deve la nascita dell’importante quartiere periferico del Gallaratese, nel quale era stata prevista la costruzione di ben 5.000 alloggi di proprietà municipale. Il Comune avrebbe inoltre realizzato direttamente 1.500 locali a Giambellino, 350 a Bruzzano, 1.300 lungo Via Ludovico il Moro, 300 sull’Alzaia Pavese, 1.200 nel quartiere Monterotondo, 2.000 in zona Forze Armate e 2.800 a Quarto Oggiaro. L’Istituto Autonomo Case Popolari avrebbe provveduto invece alla progettazione di 1.900 appartamenti presso il quartiere Chiesa Rossa, di circa 2.000 a Baggio, di 750 a Taliedo e di 1.000 in zona Inganni.

A Gratosoglio in particolare, dove era prevista la realizzazione di circa 15.000 vani, la Civica Amministrazione decise di fare ricorso in modo sistematico alla prefabbricazione, tecnica già utilizzata per la costruzione di diversi edifici scolastici, al fine di contenere al massimo le spese per la manodopera ed il materiale edile e di rendere più rapidi i tempi di esecuzione. Così facendo, la Giunta Cassinis conseguì anche sul fronte dell’edilizia civile un altro importante primato.

Il piano quadriennale 1962-1965, approvato unitamente al Bilancio Preventivo relativo all’esercizio 1962 al termine della seduta consiliare del 19 luglio, prevedeva una spesa complessiva di 88 miliardi e 303 milioni di lire per gli investimenti riguardanti il trasporto pubblico locale e la viabilità, con una incidenza del 25% circa sull’ammontare complessivo delle uscite previste fino al 1965.

La particolare entità dell’intervento comunale nel settore dei trasporti era determinata soprattutto dalla drammatica situazione finanziaria dell’ATM, la cui Commissione Amministrazione aveva richiesto un sensibile rialzo delle tariffe di viaggio, senza però ottenere un accordo complessivo al riguardo tra le file della maggioranza consiliare.

Nell’elaborare il proprio schema operativo in questo delicato ambito della vita amministrativa, la Giunta Cassinis recepì tuttavia le importanti indicazioni contenute nella relazione esposta il 28 marzo 1962 dalla Commissione Consiliare sul problema del trasporto pubblico.

Al fine di contenere soprattutto le ingenti spese di esercizio, la Civica Amministrazione giunse allora a proporre l’utilizzo sperimentale dell’agente unico di vettura e l’installazione dell’obliteratrice automatica a bordo di autobus, filovie e tram.

Nell’ambito della gestione delle aree demaniali e della politica immobiliare il Comune decise infine di stanziare, per il quadriennio 1962-1965, 92 miliardi di lire, contro i 36 utilizzati dalla precedente Amministrazione, al fine di acquisire a titolo oneroso terreni da adibire ad aree fabbricabili.

Di non minore rilevanza furono inoltre gli interventi avviati in alcuni fondamentali settori della vita civile della città, come l’annona, l’ecologia, la sanità e lo sport.

A tutela della salute e del benessere dell’intera cittadinanza, la Civica Amministrazione realizzò un’articolata attività di accertamento e di contrasto delle sofisticazioni e delle adulterazioni alimentari, ingaggiando dunque delle dure lotte contro talune categorie di esercenti.

Fu messa inoltre a Bilancio una spesa quadriennale complessiva di 12 miliardi, destinati al finanziamento dei lavori preliminari di costruzione del nuovo Ortomercato, che avrebbe dovuto prendere il posto della vecchia struttura di Corso XXII Marzo, ed alla realizzazione di dodici nuovi mercati rionali nei quartieri dell’estrema periferia.

La coalizione di centro-sinistra, rifacendosi all’importante lezione del socialismo municipale, riteneva infatti che il Comune avrebbe dovuto esercitare una tutela particolare nei confronti del lavoratore-consumatore, svolgendo un fondamentale ruolo di controllo nel settore del commercio e della diffusione dei generi di prima necessità, a fianco dei privati e delle cooperative, sul modello dell’attività svolta dalla Giunta Caldara mediante l’Azienda Consorziale dei Consumi.

Nel corso del 1962 l’Amministrazione Municipale di Milano fu la prima in Italia ad avviare inoltre una seria attività di analisi delle cause inerenti all’impetuoso sviluppo dei livelli di inquinamento idrico ed atmosferico, che già da tempo venivano regolarmente rilevati in altri Paesi dell’Europa occidentale.

Fu quindi intrapresa una rigorosa attività di accertamento e di repressione delle numerose violazioni del Regolamento Comunale d’Igiene commesse principalmente dalle grandi aziende, che furono incentivate ad utilizzare combustibili per riscaldamento meno inquinanti.

Ancora più importante per la cittadinanza, nell’ambito della politica igienico-sanitaria ed ecologica realizzata dalla Giunta Municipale, fu in realtà la definitiva approvazione di un piano organico di intervento, che prevedeva la realizzazione di 40 farmacie municipali entro il 1965.

Con questo provvedimento, l’Amministrazione Comunale cercò di dotare di nuovi presidi farmaceutici i rioni periferici della città, presso i quali la potente lobby dei farmacisti privati riteneva poco vantaggioso aprire degli esercizi commerciali, al fine di garantire quindi a tutti i cittadini milanesi il giusto approvvigionamento di prodotti medicinali e galenici di qualità.

L’esperienza assolutamente positiva delle due farmacie comunali già in funzione a tutto il 1961 aveva incoraggiato la Giunta a potenziare questo fondamentale servizio per la cittadinanza, così da provvedere peraltro all’effettivo rispetto della legge vigente in questo ambito sin dal 1947, che imponeva la presenza di una farmacia ogni 5.500 abitanti.

La Giunta Cassinis introdusse inoltre per la prima volta nella storia del Comune di Milano l’invio dei certificati di nascita e di vaccinazione al domicilio dei ragazzi che avevano l’obbligo dell’iscrizione alla scuola primaria. Fu quindi rafforzato il servizio medico scolastico mediante l’inquadramento organico a tempo pieno di quaranta medici e di quattro odontoiatri.

Tra le nuove iniziative, che denotavano la comparsa di una sensibilità nuova della Civica Amministrazione nei confronti di talune questioni fino a quel momento trascurate, di grande rilevanza fu la realizzazione di un’accurata inchiesta sulla pratica sportiva in città, condotta dalla Commissione Consultiva per lo Sport che si era costituita presso la Ripartizione Sport-Turismo-Giardini.

La presentazione del Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio finanziario 1963 rappresentò per Bassetti l’occasione utile non solo per illustrare i futuri progetti di intervento della Giunta ma anche per tracciare un consuntivo di quanto effettivamente realizzato nel corso dell’anno precedente.

Il Bilancio 1963, definitivamente approvato dal Consiglio Comunale il 25 luglio, prevedeva la stanziamento per spese straordinarie di 95,3 miliardi di lire, cifra di poco inferiore ai 108,2 inseriti nell’esercizio finanziario relativo al 1962.

Relativamente alla politica demaniale, l’obiettivo di investimento prefissato per il 1962 era stato sostanzialmente realizzato, a fronte dell’effettivo impiego di 18 miliardi e 850 milioni. Per il 1963 il Piano Quadriennale prevedeva invece acquisti di aree per un importo pari a 23 miliardi di lire, cifra che non aveva precedenti nella storia dell’Amministrazione Comunale di Milano, a conferma dell’impegno garantito dal centro-sinistra sul fronte delle politiche di sostegno all’edilizia popolare e di valorizzazione del ruolo svolto dal Municipio in ambito immobiliare.

Nel settore istruzione e cultura la Giunta aveva effettivamente utilizzato 7 miliardi e 765 milioni di lire, pari all’86,4% di quanto previsto per il 1962 dal Piano Quadriennale. All’interno del Preventivo 1963 furono stanziati 10 miliardi e 223 milioni, destinati al completamento dei lavori di costruzione dell’Acquario Civico, del Museo delle Guerre di Via S. Andrea, della sede delle Civiche Raccolte, presso il Castello Sforzesco, e del Museo di Storia Naturale, e all’apertura al pubblico infine della Raccolta Trivulziana.

Sul fronte dell’edilizia scolastica invece, dopo aver realizzato complessivamente nel corso del 1962 44 aule per gli asili, 96 per le scuole elementari e 154 per gli istituti secondari, l’Amministrazione arrivò a prevedere per il 1963 l’ultimazione di 100 locali per le scuole materne, di 140 per le primarie e di ben 252 per le medie inferiori.

Alla luce di tali stime, Bassetti giunse ad affermare che la Giunta riteneva possibile addirittura la realizzazione di un numero di aule superiore a quello previsto dal Piano Quadriennale.

Questi interventi realizzati dalla Giunta, soprattutto nei quartieri periferici della città, costituivano già delle prime soluzioni ai drammatici problemi evidenziati da Aldo Aniasi in occasione della presentazione dei risultati ufficiali della prima inchiesta comunale sulle periferie cittadine.

Relativamente al capitolo edilizia popolare, durante il 1962 la Civica Amministrazione aveva stanziato 6 miliardi e 79 milioni di lire, contro i 5 miliardi e 190 milioni stimati dal Piano Quadriennale, le cui previsioni, anche nel corso del 1963, sarebbero state superate, a fronte dell’investimento di ben 15 miliardi e 726, contro i 5 miliardi e 829 milioni di lire inizialmente programmati.

Sul fronte delle realizzazioni invece, nel corso del 1962 erano stati ultimati direttamente dal Comune 4.923 vani, mentre lo IACP aveva provveduto a costruirne 4.286, per un totale di 9.209, cifra sensibilmente inferiore ai 13.000 previsti dal Bilancio 1962-1965. La Giunta contava tuttavia di recuperare questo scarto, facendo sempre più ricorso alle tecniche di prefabbricazione, allo scopo di realizzare, come previsto, 25.000 locali entro la fine dell’anno in corso.

Nel campo dell’edilizia privata invece l’intervento della Giunta Cassinis si caratterizzò per una rigorosa azione di contrasto nei riguardi delle speculazioni, che soprattutto nella seconda metà degli anni Cinquanta erano diventate una peculiarità del mercato immobiliare della città.

La Civica Amministrazione scelse dunque di attuare una severa interpretazione del Regolamento Edilizio Comunale, che portò, nei soli primi tre mesi del 1963, alla bocciatura di quasi duecento progetti per violazioni più o meno gravi delle normative vigenti.

Grande vigore assunse poi nel corso del 1963 l’attività avviata dalla Giunta l’anno precedente in ambito igienico-sanitario. A seguito infatti di numerosi controlli disposti dall’Amministratore per accertare i livelli di inquinamento della falda freatica della città furono chiusi dall’Ufficio d’Igiene dieci pozzi del servizio acqua potabile, all’interno dei quali era stata rinvenuta una massiccia presenza di cloro.

La grave situazione denunciata dall’Assessore Beltramini indusse la Giunta ad approvare con provvedimento d’urgenza l’istituzione di un laboratorio comunale per lo studio delle acque, con sede presso il nuovo Acquario Civico di Via Gladio.

Mantenendo gli impegni ufficialmente assunti l’anno precedente, l’Amministrazione Cassinis, con una spesa di un miliardo e 150 milioni, fu altresì in grado di mettere in funzione nei quartieri periferici ben ventitrè farmacie municipali, più della metà dunque di quelle previste dal Piano Quadriennale 1962-1965.

Le previsioni vennero rispettate dalla Giunta anche nel settore dello sport e della ricreazione. Durante il 1963 proseguirono infatti, avviandosi alla loro conclusione, i lavori di costruzione di tre nuovi impianti balneari comunali, in Via Oglio, Via Solari e lungo l’Alzaia Naviglio Grande, che avrebbero così affiancato la vecchia piscina Cozzi di Viale Tunisia, l’unica struttura pubblica coperta fino a quel momento operativa a Milano.

Durante il mese di maggio l’Assessore Crespi annunciò inoltre, alla vigilia della terza assemblea dello sport milanese, la creazione della Fondazione Leva dei Giovani, trasformata l’anno successivo nel Centro Milanese per lo Sport e la Ricreazione.

Questa nuova istituzione aveva lo scopo di incoraggiare i giovani alla pratica sportiva, il cui fine doveva essere l’armonico sviluppo della personalità umana. Essa avrebbe svolto un’efficace attività di sostegno e di diffusione delle diverse discipline ludico-sportive, facendo ricorso anche ad alcune specifiche iniziative pubblicitarie, e si sarebbe occupata della gestione dei nascenti impianti comunali e dell’organizzazione infine di corsi di istruzione tecnico-sportiva e di addestramento a partire dall’anno scolastico 1963-64.

La centralità del ruolo svolto dalla Civica Amministrazione di Milano nella promozione della pratica sportiva non costituiva di certo una novità nella storia della città; da più di un secolo il Comune si occupava di sport, avendo dato vita nel 1869 ad una importante Palestra Civica nella zona di Corso di Porta Romana ed avendo contribuito in maniera significativa alla fondazione della prima società di ginnastica milanese, di cui il Sindaco era stato Presidente, tra il 1870 ed il 1876.

La vera innovazione nella politica sportiva del Municipio era rappresentata dunque dalla perfetta sinergia operativa che l’Amministrazione Cassinis fu in grado di instaurare direttamente con le istituzioni dello sport, il CONI in particolare, cui fu assegnata una significativa rappresentanza, insieme alla FIDAE e al Centro di Fisiologia, in seno al Comitato di Gestione della Fondazione Leva dei Giovani, composto da 17 membri, 9 dei quali di nomina comunale.

Nel corso del 1963 prese avvio inoltre l’articolato intervento della Giunta nel settore del decentramento amministrativo, a proposito del quale venne organizzato per il 9 ottobre, presso la Sala dell’Alessi a Palazzo Marino, un importante convegno di studio.

Oltre ai dirigenti dei Comuni di Roma, Ravenna e Venezia, presero parte a questa iniziativa i delegati delle Giunte Municipali di Palermo e di Bologna, città in cui erano già stati istituiti i Consigli di Quartiere. In rappresentanza della Civica Amministrazione di Milano intervennero gli Assessori Craxi, Aniasi, Bassetti e Crippa, i consiglieri Mottola, Venanzi e Valentini, il Segretario Generale, Pazzaglia, e alcuni funzionari dell’Ufficio Studi.

L’esito di questo incontro si rivelò fondamentale per gli sviluppi del decentramento a Milano, poiché in quell’occasione fu deciso infatti che esso avrebbe dovuto assumere uno spiccato carattere politico, incentrato cioè sull’effettiva attribuzione di poteri ai futuri Comitati di Quartiere.

A dispetto della grande rapidità con cui la Giunta Cassinis fu in grado di deliberare e di intervenire sul fronte di molte emergenze, la sua intensa attività fu costellata da ostacoli e da difficoltà di natura prevalentemente finanziaria.

La Civica Amministrazione trovò soprattutto nel settore del trasporto pubblico locale i principali problemi da affrontare e risolvere, sia dal punto di vista economico-finanziario, sia sotto il profilo gestionale.

L’ATM era gravata infatti da un deficit di 6 miliardi e 328 milioni e le stime realizzate dagli uffici comunali parlavano di una possibile crescita del disavanzo fino a 11 miliardi e 600 milioni, relativamente all’esercizio finanziario 1963, nell’ambito del quale il Comune aveva stanziato 12 miliardi e 300 milioni per specifici interventi infrastrutturali e viabilistici.

La crisi della municipalizzata del trasporto pubblico fu causa di aspre tensioni all’interno della maggioranza consiliare, che non fu in grado di individuare una strategia condivisa per risolvere i gravi dissesti finanziari ed organizzativi dell’azienda di Foro Buonaparte, ulteriormente indebolita, all’inizio del 1963, dalle dimissioni di Napoleone Rossi dalla carica di Presidente.

Le violente polemiche divampate tra DC, PSDI e PSI sui problemi del trasporto pubblico locale e soprattutto i deludenti risultati ottenuti da questi partiti in occasione delle elezioni politiche del 28 aprile destabilizzarono fortemente la Giunta, che, dopo due anni di sostanziale tranquillità e di intensa attività amministrativa, favorita peraltro dalla favorevole congiuntura economica, dovette affrontare senza dubbio una prima grave crisi.

Nel capoluogo lombardo la DC, fermatasi al 22,61%, arrivò a perdere infatti più di sette punti percentuali rispetto alle politiche del 1958 e alle amministrative di tre anni prima, quando aveva ottenuto il 30,1%.

La socialdemocrazia non andò oltre l’8,98%, risultato di poco inferiore al 9,07% del 1958, piuttosto distante però dal 10,5% conseguito alle comunali del 1960. Il PSI a sua volta, con il 18,30%, confermò di fatto il risultato conseguito cinque anni prima, ma perse quasi due punti e mezzo percentuali in confronto al 20,7% raggiunto nel 1960.

I tre partiti responsabili della svolta di centro-sinistra subirono dunque una consistente perdita di consensi; i due principali antagonisti di questa nuova formula politica, il PLI ed il PCI, ottennero al contrario un eccellente risultato.

Si registrò, a danno del partito di maggioranza relativa, un vero e proprio travaso di voti a favore dei liberali che, con il 18,61%, ottennero un successo straordinario. Alle politiche di cinque anni prima il partito di Malagodi aveva conseguito infatti il 9,30%, mentre alle amministrative del 6-7 novembre 1960 non era andato oltre l’8,10%.

Più contenuta ma ugualmente significativa fu la crescita del PCI, che, con il 21,64%, confermò la tendenza positiva avviatasi in occasione delle precedenti politiche, quando aveva ottenuto il 20,01%, e proseguita con il 20,30% conseguito alle amministrative del 1960.

Gli esiti delle elezioni politiche del 28 aprile mostrarono dunque con estrema chiarezza la preoccupazione ed il dissenso dell’elettorato moderato e della grande borghesia capitalistica nei confronti dell’attività svolta dalla Giunta di centro-sinistra, che in soli due anni aveva ottenuto degli importanti risultati in numerosi settori amministrativi, proponendo un modello di governance municipale del tutto alternativo a quello adottato dalle precedenti Amministrazioni centriste.

L’entità della sconfitta elettorale subita dai partiti di centro-sinistra nella città di Milano, sede dei grandi interessi economici, si rivelò però assai meno eclatante a livello provinciale, dove i liberali non andarono oltre il 4,90% e la DC, fermandosi al 42,45%, limitò al 4,7% la perdita dei consensi ottenuti alle politiche di cinque anni prima. Socialisti e socialdemocratici conseguirono addirittura un significativo, ancorché piccolo, aumento delle percentuali di voto raggiunte nel 1958, arrivando rispettivamente al 19,18 e al 4,74%.

In ogni modo, la débâcle subita nel capoluogo lombardo dai partiti della maggioranza consiliare diede nuovo vigore, tra le file della DC milanese, ai nuclei ostili alla svolta di centro-sinistra ed alla Giunta Cassinis e rese ancora più profonda la frattura esistente tra dirigenza provinciale e segreteria cittadina. Quest’ultima in particolare, guidata da Antonio Salvini, giunse a chiedere un radicale cambiamento del programma di governo dell’Amministrazione ed accusò il gruppo consiliare, composto a stragrande maggioranza da esponenti delle correnti di sinistra, di essere del tutto subalterno al PSI.

La Giunta Cassinis, che si trovava in grave difficoltà per via delle tensioni esplose in seno al partito di maggioranza relativa, fu costretta inoltre ad affrontare il difficile problema del dissesto finanziario dell’ATM, per il cui risanamento tuttavia non fu in grado di trovare una soluzione condivisa.

In quel momento di particolare debolezza, essa non accettò infatti di avallare l’impopolare proposta di un immediato rialzo delle tariffe tranviarie avanzata dalla Commissione Amministratrice dell’azienda municipalizzata di Foro Buonaparte, sebbene gli assessori democristiani Bassetti, Quadrelli e Cannarella avessero sottolineato l’urgenza di questo provvedimento, al fine anche di non pregiudicare il finanziamento di numerosi progetti inseriti nel Piano Quadriennale 1962-65.

In polemica dunque con la stessa Giunta, che stava pericolosamente sottovalutando le conseguenze economiche del mancato rincaro dei titoli di viaggio, questi tre esponenti del partito di maggioranza relativa annunciarono le loro dimissioni dai rispettivi incarichi assessorili, volendo così sottolineare la loro coerenza nei confronti degli impegni assunti dalla coalizione di centro-sinistra con la cittadinanza milanese.

Il Comitato Comunale della DC milanese, controllato dalle correnti di destra ostili al centro-sinistra, nella speranza di sferrare l’attacco definitivo all’Amministrazione Cassinis, si affrettò ad approvare queste dimissioni, finendo così per rinfocolare ulteriormente le tensioni interne alla Giunta ed al partito, il cui gruppo consiliare giunse a minacciare, con una lettera inviata a Moro, il definitivo abbandono del Consiglio Comunale.

Di fronte all’intransigenza di Salvini e della dirigenza cittadina, il segretario nazionale non poté fare altro che disporre il commissariamento del partito milanese, in attesa del congresso provinciale di dicembre, che pose definitivamente fine alle polemiche interne, stemperatesi nel frattempo grazie anche al ritorno in Giunta dei tre Assessori dimissionari.

La ricomposizione della compagine assessorile ed il superamento dei conflitti in casa DC permisero allora alla coalizione di centro-sinistra di raggiungere un accordo ufficiale sulla spinosa questione dell’aumento delle tariffe tranviarie e di elaborare un piano per il rilancio dell’attività della Giunta.

Questo nuovo importante documento programmatico illustrato dal Sindaco in occasione della seduta consiliare del 13 novembre prevedeva il rafforzamento dell’attività svolta dalla Civica Amministrazione soprattutto nei settori dell’annona, dell’edilizia popolare, dell’istruzione, delle politiche assistenziali e del decentramento amministrativo.

Proprio a questo riguardo, la Giunta si impegnava ad istituire un’apposita commissione incaricata di creare uffici e servizi comunali decentrati e di redigere il regolamento istitutivo dei Consigli di Quartiere.

In ambito annonario, fu giudicata essenziale la riorganizzazione dell’importante servizio delle vendite controllate del Comune, che avrebbe dovuto altresì provvedere alla costruzione di nuovi mercati rionali.

A livello socio-assistenziale, l’Amministrazione Municipale si sarebbe impegnata a finanziarie ulteriormente le politiche di inserimento degli immigrati, mediante l’erogazione di specifici contributi a favore delle scuole professionali dei luoghi di partenza, un’attività di costante monitoraggio delle richieste di lavoro, in sinergia con l’Ufficio di Collocamento, e la costruzione di nuovi convitti per i giovani lavoratori fuorisede. Deve essere sottolineata inoltre l’importanza del lavoro svolto dall’Ufficio Immigrati presso la Stazione Centrale, dove la Civica Amministrazione aveva istituito un primo centro di accoglienza ed assistenza per gli immigrati appena arrivati in città.

In merito al capitolo istruzione e cultura, fu per la Giunta un importante successo la definitiva approvazione del nuovo regolamento delle Civiche Scuole Serali, che, oltre a rappresentare in Italia il primo esempio di organico intervento dell’Ente Locale nell’ambito dell’istruzione secondaria superiore, costituivano di fatto l’unico canale di accesso al mondo della formazione scolastica per migliaia di lavoratori.

Di grande rilevanza apparve infine anche il nuovo piano d’intervento annunciato sul fronte dell’emergenza abitativa. La Giunta si impegnava a rafforzare il ruolo svolto in questo settore dallo IACP, a potenziare l’Ispettorato dell’Edilizia Popolare e a creare un permanente rapporto di collaborazione tra l’Assessorato al Demanio e le cooperative edificatrici.

Nell’illustrare i capisaldi di questo nuovo piano di intervento della Giunta, Cassinis volle ribadire l’importanza dell’avvento del centro-sinistra a Milano, passando in rassegna tutti gli obiettivi raggiunti dalla sua Giunta in soli due anni.

Pur riconoscendo che la proposta politico-programmatica del centro-sinistra era uscita indebolita dall’esito delle elezioni politiche di primavera, essa, secondo il Sindaco, avrebbe continuato a rappresentare l’unica piattaforma di governo in grado di assicurare lo sviluppo ed il benessere della cittadinanza milanese: “Con il documento descritto si è inteso fare il punto sulla situazione […]. La Giunta di centro-sinistra di Milano ha rappresentato il momento iniziale di una operazione politica a grande respiro: l’inserimento nel governo della città, prima, e del Paese, poi, delle forze popolari e democratiche. Già questo è un risultato di estrema importanza. In due anni si è sperimentato questa nuova maggioranza, che ha costituito non un motivo di incontro occasionale sulla politica delle cose, ma un fatto organico […]. Gli scontri che non di rado si verificano […] all’interno della stessa maggioranza, non hanno messo in forse l’unità della medesima […]”.

Non solo tra le file della DC i deludenti risultati delle elezioni politiche del 28 aprile 1963 e l’imminente varo del Governo organico di centro-sinistra furono motivo di vibranti polemiche. In seno al PSI infatti essi determinarono addirittura la scissione della piccola minoranza di oppositori all’opzione della collaborazione ministeriale con il partito di maggioranza relativa.

Pressoché irrilevanti si rivelarono però le conseguenze della nascita del PSIUP sugli equilibri interni al PSI milanese. Soltanto 14 componenti del Comitato Direttivo della Federazione socialista eletti nella lista di sinistra scelsero infatti di abbandonare il partito, saldamente nelle mani della corrente autonomista. Dei 327 segretari politici delle sezioni di Milano e Provincia solo 13 annunciarono la loro adesione al PSIUP, cui decise di iscriversi un solo responsabile dei 103 Nuclei Aziendali attivi in città e sull’intero territorio provinciale. Tra le file degli amministratori locali, risultò significativa solamente la defezione di Walter Alini, che annunciò la propria uscita dal gruppo consiliare socialista di Palazzo Marino.

Pur non avendo inciso in maniera significativa sugli assetti del partito locale e sulla sua linea politica in particolare, come sopra evidenziato, la nascita del PSIUP nel capoluogo lombardo esercitò una non trascurabile azione di disturbo nei riguardi della Giunta Comunale, che da poco aveva avviato una delicata fase di rilancio della propria iniziativa politico-programmatica e che peraltro si trovò improvvisamente priva della sua guida.

Il 13 gennaio giunse infatti a Milano la notizia della morte di Gino Cassinis, l’unico Sindaco del capoluogo lombardo morto in carica, a Roma, dove egli si era recato per presiedere una riunione dell’Accademia dei Lincei.

La scissione del PSI e la contestuale scomparsa del Sindaco socialdemocratico contribuirono senza dubbio ad indebolire la componente socialista della coalizione di centro-sinistra, all’interno della quale Cassinis aveva sempre svolto una proficua azione di sintesi e di mediazione politico-programmatica tra le istanze poste da DC, PSDI e PSI.

Questo drammatico avvenimento mise dunque i partiti ostili al centro-sinistra nella condizione di tentare l’affondo finale ai danni della Giunta in carica e soprattutto favorì il riemergere di vere e proprie istanze egemoniche tra le file della DC.

Il partito di maggioranza relativa, sottolineando la propria centralità all’interno della coalizione di centro-sinistra, giunse addirittura a rivendicare la carica vacante di Sindaco ed espresse quindi il proprio sostanziale disaccordo nei confronti delle due candidature avanzate dalla socialdemocrazia per la successione di Cassinis.

Sulla proposta di Virgilio Ferrari al veto democristiano si associò anche quello socialista, di fronte all’evidente incompatibilità tra la formula politica del centro-sinistra, di cui si invocava il rilancio, e le posizioni critiche espresse dall’ex Sindaco nei riguardi di questa nuova esperienza politico-amministrativa. Più sorprendente, soprattutto dal punto di vista socialista, fu invece la freddezza con la quale la DC accolse la candidatura di Piero Bucalossi, in grado di ben tutelare e rappresentare l’unità e la forza della coalizione di centro-sinistra, secondo il PSI.

Per questo motivo, durante la seduta consiliare del 10 febbraio, Angelo Cucchi accusò apertamente la Democrazia Cristiana di voler anteporre il desiderio di potere del partito alla tenuta della maggioranza consiliare: “Il partito socialdemocratico con senso di realismo […] proponeva ufficialmente, in alternativa alla candidatura del prof. Ferrari, quella dell’on. prof. Bucalossi, che ha trovato pienamente consenziente il gruppo consiliare socialista […]. Ci si è trovati dunque di fronte ad un atteggiamento contraddittorio e sorprendente della Democrazia Cristiana: atteggiamento […] non certamente giustificabile, considerata l’urgente necessità di dare un Sindaco alla città […]. Per il momento i socialisti riaffermano il principio di voler dare a Milano un Sindaco socialista e dichiarano di votare la candidatura del prof. Bucalossi […]”.

Era proprio nei confronti di questo principio, che affondava le radici nella storia stessa della città, che la DC esprimeva il proprio profondo dissenso, ritenendo di avere anch’essa tutti i diritti per poter ambire alla carica di Sindaco. Così si espresse infatti il capogruppo Cattabeni: “Il gruppo consiliare democristiano intende procedere alla sostituzione del Sindaco nel rispetto dell’attuale formula politica. Ciò però implica […] non certo una rinuncia a rivendicare un Sindaco democristiano. Ciò si tradurrebbe in una posizione di inferiorità, assolutamente inaccettabile per un partito che ha la maggioranza relativa nel Consiglio […]. Se la scelta dei socialisti rappresentasse una rivendicazione permanente, che togliesse al gruppo democristiano la possibilità di aspirare […] ad avere un Sindaco democristiano, non la si potrebbe accettare né oggi né domani […]”.

Al termine della seduta consiliare del 10 febbraio 1964, il gruppo consiliare della DC scelse così di far confluire il proprio sostegno sulla candidatura di bandiera rappresentata da Caio Mario Cattabeni.

Ventotto giorni di incontri e di riunioni politiche e soprattutto tre votazioni consiliari non furono dunque sufficienti a Piero Bucalossi per ottenere l’ufficiale designazione alla carica di Sindaco.

Solamente nel corso della seduta consiliare del 17 febbraio i tre partiti del centro-sinistra raggiunsero l’accordo definitivo sulla candidatura del capogruppo socialdemocratico, che conseguì infatti, in terza votazione, quaranta suffragi e fu eletto Sindaco. Angelo Amoroso ottenne invece tre voti da parte di altrettanti ribelli attivi tra le file della maggioranza consiliare, mentre i gruppi dell’opposizione scelsero di votare scheda bianca.

Nonostante le forti pressioni esterne e le gravi difficoltà politiche che la maggioranza consiliare aveva dovuto affrontare, la Giunta Comunale di centro-sinistra fu in grado di ritrovare la propria unità e di proporre un rilancio complessivo della propria azione amministrativa, sottolineando in particolare i risultati conseguiti fino a quel momento, grazie al varo della programmazione economica.

Piero Bassetti, nell’illustrare ad un anno dalla conclusione del primo Piano Quadriennale i capisaldi del Bilancio di Previsione riguardante l’esercizio 1964, definitivamente approvato poi il 31 luglio, volle esporre infatti i dati riguardanti l’effettiva attuazione da parte della Giunta delle previsioni di spesa elaborate alla fine del 1961.

Egli affermò che proprio la pianificazione pluriennale degli investimenti aveva garantito al capoluogo lombardo una crescita impetuosa ed avrebbe potuto altresì favorire l’ulteriore sviluppo della città, come era stato sottolineato da Roberto Guiducci il 18 gennaio precedente, in occasione di un nuovo importante incontro sulla programmazione economica organizzato presso il Museo della Scienza e della Tecnica.

Bassetti spiegò ai consiglieri che a partire dal gennaio 1963 il capoluogo lombardo aveva fortemente risentito dell’avvento di una congiuntura economica sfavorevole, dopo il vero e proprio boom del quadriennio precedente. Per questo motivo il conseguimento di un solido pareggio contabile sulla cifra di 104 miliardi e 290 milioni di lire, pur rappresentando una tradizione ormai acquisita e consolidata per il Comune di Milano, assumeva in quello specifico momento un significato particolare, che doveva essere enfatizzato.

La Civica Amministrazione, alla luce di questi segnali chiaramente indicativi di una complessiva involuzione del quadro macroeconomico nazionale e locale, scelse dunque la strada dell’austerità, incentrata sul blocco delle assunzioni, l’aumento della produttività degli uffici comunali ed una sensibile riduzione degli stanziamenti previsti per la realizzazione di nuovi lavori pubblici. La spesa straordinaria venne infatti contenuta ad un livello inferiore a quello del Preventivo 1963: 117,3 miliardi contro 119,1 miliardi di lire.

Ai fini di una più esatta considerazione della politica economica elaborata dal Comune, deve essere tuttavia precisato che dei 119,1 miliardi stanziati nell’esercizio dell’anno precedente era stato effettivamente impegnato il 91,3%, pari a 108,7 miliardi di lire, cifra comunque superiore del 16,9% alla quota di spesa complessiva prevista dal Piano Quadriennale per il 1963. Sarebbe stato sufficiente pertanto il reale impiego di 103,2 miliardi per raggiungere la previsione di spesa relativa al 1964 indicata dal Bilancio 1962-1965.

Questo fondamentale documento programmatico prevedeva l’investimento in quattro anni di 392,6 miliardi, destinati alla realizzazione di interventi prioritari soprattutto nei settori dell’istruzione e cultura, dell’edilizia residenziale popolare, dei trasporti e della gestione delle aree demaniali.

Per la parte finanziaria, dal 1° gennaio 1962 a tutto il febbraio 1964, erano stati effettivamente utilizzati per spese straordinarie 204 miliardi e 607 milioni di lire, pari al 52,12% della cifra totale prevista dal Piano, che ipotizzava invece un impiego non superiore al 49% dei 392,6 miliardi inizialmente inseriti nel Bilancio quadriennale.

Analizzando i risultati conseguiti dalla Giunta nell’ambito dei quattro settori strategici sopra indicati, è possibile affermare che le previsioni inserite all’interno del Piano Quadriennale furono sostanzialmente rispettate, con la sola eccezione del capitolo trasporti. Rappresentò tuttavia un importante successo, soprattutto sotto il profilo dell’immagine della città, l’entrata in funzione della prima linea della metropolitana, che venne ufficialmente inaugurata il 1° novembre.

Nell’ambito dell’edilizia popolare invece gli impegni di spesa assunti a tutto febbraio risultarono addirittura superiori alle previsioni del Piano, che aveva ipotizzato una spesa complessiva di 24,6 miliardi entro il 1964. Con lo stanziamento di 6,8 miliardi di lire, la Giunta si sarebbe fatta carico infatti di un impegno complessivo di spesa di 29,9 miliardi, che il Comune avrebbe utilizzato per provvedere alla realizzazione, entro la fine dell’anno, di 124.919 vani, pari al 97,4% del numero totale dei locali previsti dal Piano Quadriennale.

Dei 92 miliardi stanziati dal Bilancio Poliennale per l’acquisto di nuove aree fabbricabili, a tutto febbraio 1964 era stato impegnato il 41,22%, equivalente a 37 miliardi e 920 milioni di lire. Con l’investimento di 18 miliardi inseriti nel Preventivo 1964, entro la fine dell’anno la Giunta sarebbe arrivata ad impegnare 48 miliardi e 437 milioni, pari al 52,65 % della spesa totale prevista, risultato senza dubbio soddisfacente, di fronte alla continua lievitazione dei prezzi e all’avvento di una grave crisi congiunturale che aveva investito soprattutto il settore edilizio ed immobiliare.

Sostanzialmente positivi erano i risultati conseguiti anche nel settore istruzione e cultura, per il quale la Giunta avrebbe stanziato 12,1 miliardi di lire. Erano state ultimate infatti 472 aule per la scuola primaria, 663 per le scuole materne e 590 per gli istituiti secondari.

Di grande rilievo fu l’attività svolta dalla Civica Amministrazione nel corso del 1964 anche nell’ambito delle politiche sanitarie ed ambientali, nel settore dell’Annona e a proposito del decentramento amministrativo.

Proprio a questo riguardo, durante il mese di aprile furono ultimati i lavori della commissione assessorile incaricata di realizzare una prima bozza del regolamento dei futuri Consigli di Quartiere.

Nell’attuare il decentramento amministrativo, la Giunta aveva deciso di sfruttare al massimo i limiti consentiti dalla legge e di creare quindi sia il Sindaco di quartiere o aggiunto del Sindaco, sia i Consigli Comunali di rione, che tuttavia avrebbero avuto soltanto funzioni consultive.

L’entrata in funzione di questi nuovi organismi avrebbe dovuto contribuire al rilancio complessivo delle periferie, che rappresentava un fondamentale obiettivo programmatico della Giunta.

In quest’ottica, nel corso del 1964, fu realizzata la seconda inchiesta sui quartieri periferici, ideata da Aldo Aniasi con il duplice scopo di valutare il grado di coinvolgimento nella vita sociale, culturale e politica della città degli abitanti dei rioni periferici ed il loro livello di soddisfazione nei confronti delle attrezzature, dei servizi e delle attrattive presenti in questi stessi quartieri.

La complessa indagine, costata alla Giunta 45 milioni di lire, fu condotta dall’Istituto Lombardo per gli Studi Economici e Sociali (ILSES), in collaborazione con la società Pietro Gennaro & Associati, ed ultimata nell’arco di sei mesi.

Il 29 ottobre Aniasi illustrò infatti alla stampa i risultati di questo complesso lavoro di analisi della realtà urbana, che la Giunta Municipale aveva deciso di impostare sul modello dell’importante inchiesta conoscitiva che l’Amministrazione Comunale di Parigi aveva condotto tra il 1948 ed il 1949.

Di fronte ad un quadro a tinte fosche della periferia milanese, l’Assessore ai Lavori Pubblici affermò apertamente che la Giunta si sarebbe dovuta adoperare in ogni modo per favorire un rapido e radicale cambiamento delle condizioni di vita di centinaia di migliaia di milanesi, che non solo avevano dichiarato la loro profonda insoddisfazione nei confronti dei servizi e delle attrattive disponibili nei loro quartieri, ma erano risultati del tutto avulsi dalla vita culturale, sociale e politica della città.

Rappresentò un concreto intervento proprio a sostegno delle periferie l’articolato piano di intervento elaborato dall’Amministrazione Bucalossi nel settore annonario. Fu decisa infatti la costruzione di quattro nuovi supermercati adibiti a spacci comunali in Via Harar, Via Antonini e nei quartieri Chiesa Rossa e Comasina, presso i quali erano stati rilevati i principali disagi per i cittadini residenti.

Di grande importanza, in questo ambito, fu anche l’istituzione della nuova Società per le Vendite Controllate, incaricata di esercitare una costante azione di controllo e di intervento sulle dinamiche dei prezzi.

Si registrarono però nel settore igienico-sanitario i principali successi conseguiti dalla Civica Amministrazione nel corso del 1964. Fu completato innanzitutto entro dicembre il piano riguardante l’apertura di quaranta farmacie comunali lanciato solamente due anni prima e venne quindi avviata l’importante campagna di vaccinazione antipolio con il nuovo metodo Sabin.

Milano fu il primo Comune d’Italia a proporre e a realizzare questa importante iniziativa, che rese possibile l’immunizzazione di tutta la popolazione cittadina di età compresa tra i tre mesi ed i quattordici anni, grazie all’impiego dell’efficiente rete di medici attivi nei vari plessi scolastici.

Il capoluogo lombardo confermò un altro primato in questo stesso ambito, varando i primi significativi provvedimenti anti-inquinamento nella storia del Paese. La lotta contro lo smog intrapresa dall’Amministrazione Comunale di Milano rappresentò un vero e proprio esempio raccolto dal primo Governo organico di centro-sinistra, che decise infatti di costituire una commissione interministeriale sui problemi dell’inquinamento idrico ed atmosferico e di recepire quindi le norme varate su scala locale in questo settore dall’Amministrazione Bucalossi.

Il Ministero Moro-Nenni, che per l’inverno 1965-66 rese obbligatorio il ricorso al gasolio in sostituzione del carbone per il riscaldamento delle abitazioni private, si ispirò direttamente alle ordinanze varate dalla Giunta di Palazzo Marino tra maggio e giugno del 1964 in materia di combustibili per riscaldamento e di revisione e schedatura delle caldaie.

Alla luce anche di queste nuove ed importanti iniziative lanciate dall’Amministrazione Comunale, la coalizione di centro-sinistra confidava in un esito elettorale soddisfacente, in grado di cancellare i deludenti riscontri ottenuti l’anno precedente.

A poche settimane dal voto del 22-23 novembre, la Giunta diffuse infatti, con una chiara finalità elettorale, i dati riguardanti le somme effettivamente impiegate dalla Civica Amministrazione per la realizzazione degli interventi previsti dal Piano Quadriennale 1962-1965: a tutto settembre 1964, risultavano realmente utilizzati 274,8 miliardi di lire, pari al 70% circa dei 392,6 complessivamente stanziati per il quadriennio.

Il Piano Quadriennale era stato quasi del tutto attuato, dal momento che, secondo le previsioni iniziali, entro la fine del 1964 il Comune avrebbe dovuto provvedere alla realizzazione del 71% delle opere programmate per l’intero quadriennio e dunque all’effettivo impiego delle somme ad esse relative.

Pur alle prese con numerosi problemi di ordine politico e programmatico, la coalizione di centro-sinistra era stata quindi capace di dare concretezza a quanto annunciato durante la campagna elettorale di quattro anni prima.

Coerentemente con i risultati raggiunti, PSI, PSDI e DC ritenevano assolutamente possibile pertanto la conferma della Giunta in carica.

Nell’illustrare il programma elettorale della DC milanese, Giovanni Marcora descrisse in questi termini il risultato di quattro anni di Amministrazione di centro-sinistra ed il ruolo svolto al suo interno dal partito di maggioranza relativa: “Tecnici economici, politici, uomini impegnati in campo sociale furono concordi nel riconoscere che nella città c’era una tensione e un’ansia che ponevano l’esigenza di una nuova forma di governo. Per questo la DC scelse il centro-sinistra […]. Noi abbiamo cercato di rispondere alla ricerca di novità o meglio di ammodernamento che, a nostro parere, la città esprimeva, capovolgendo i termini tradizionali dell’azione amministrativa […]”.

La DC riteneva fondamentale respingere gli attacchi strumentali della destra liberale e missina e continuare l’azione di governo della città intrapresa dalle Giunte Cassinis e Bucalossi, rafforzando l’impegno soprattutto sul fronte dell’edilizia popolare, del rilancio delle periferie e del verde pubblico.

Pur sostenendo un’adesione senza riserve al centro-sinistra, la socialdemocrazia mise in rilievo l’esigenza di correggere alcuni errori commessi dalla Civica Amministrazione soprattutto sul fronte della politica dei trasporti. Il partito del Sindaco sosteneva infatti l’opportunità di una severa razionalizzazione dei costi e dell’organigramma interno all’ATM, unita all’introduzione della tariffa unica per tutte le linee, sotterranee e di superficie, gestite dalla municipalizzata di Foro Buonaparte.

I socialisti milanesi si presentarono alle elezioni amministrative del 22-23 novembre con lo slogan Milano 1970: una città più umana, che sintetizzava i tre capisaldi del programma elettorale del PSI: la diffusione del benessere e della cultura, la difesa della salute di tutti i cittadini milanesi e la valorizzazione della partecipazione della cittadinanza alla vita democratica.

A differenza dei socialdemocratici, il PSI riteneva fondamentale la difesa del prezzo politico dei biglietti del trasporto pubblico locale, di cui l’ATM non avrebbe dovuto disporre l’unificazione tariffaria.

Sul fronte della politica annonaria, i socialisti proponevano un’ulteriore intensificazione dei controlli antisofisticazione, a tutela della salute dell’intera cittadinanza, cui la Civica Amministrazione avrebbe dovuto garantire inoltre un’offerta culturale ampia e di elevata qualità.

Infine, mediante l’effettiva attuazione del decentramento amministrativo, il Comune sarebbe stato in grado di favorire concretamente la partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica della città.

Il PRI scelse di presentare i propri candidati all’interno della lista del PSI, sostenendo l’esigenza di valorizzare il ruolo svolto dalle forze laiche in seno alla coalizione di centro-sinistra.

I repubblicani incentrarono il loro programma elettorale sulla razionalizzazione e la modernizzazione della struttura delle Ripartizioni Comunali, ritenendo fondamentali lo scorporo degli Assessorati alle Aziende Municipalizzate e alla Polizia Urbana e la creazione di uno specifico Assessorato ai Trasporti, in grado di affrontare globalmente i problemi posti dallo sviluppo della città. Essi rivendicarono altresì la necessità di una complessiva ristrutturazione dell’intervento del Municipio in ambito annonario.

I risultati elettorali infransero drammaticamente però tutte le aspettative politiche dei partiti di centro-sinistra, che subirono infatti una consistente emorragia di consensi rispetto alle elezioni del 6-7 novembre 1960 e, con la sola esclusione della DC, persero voti anche in confronto alle politiche dell’anno prima.

Con il 24% dei suffragi espressi dall’elettorato milanese, risultato di poco superiore al 22,6% ottenuto alle politiche dell’anno prima, la Democrazia Cristiana conquistò venti seggi a Palazzo Marino, cinque in meno di quelli conseguiti quattro anni prima, quando aveva raggiunto il 29,9%. Luigi Meda risultò il candidato più votato con 18.507 preferenze, seguito dall’Assessore al Bilancio uscente, Piero Bassetti, con 16.539 voti personali, nei confronti del quale l’elettorato cittadino volle esprimere un complessivo apprezzamento del difficile ed innovativo lavoro svolto.

Anche per i socialisti fu impietoso il confronto tra l’esito delle amministrative del 22-23 novembre 1964, il risultato ottenuto quattro anni prima, quando avevano raggiunto il 20,7%, e quello conseguito alle elezioni politiche del 28 aprile 1963, allorché si erano attestati sul 18,2%.

Con il 15,9%, la rappresentanza consiliare del PSI a Palazzo Marino passò infatti da diciassette a tredici componenti. Il primo degli eletti, con 13.007 preferenze, risultò Antonio Greppi, cui seguirono, nell’ordine, Aldo Aniasi e Leone Beltramini con 9.462 e 4.229 voti personali.

Tra le file dei candidati repubblicani, riuscirono ad ottenere un seggio in Consiglio Comunale solamente Achille Ottolenghi e Antonio Del Pennino, che, rispettivamente con 1.554 e 1.526 preferenze, si classificarono al dodicesimo ed al tredicesimo ed ultimo posto della graduatoria degli eletti nella lista del PSI.

Dopo il 10,5% ottenuto alle precedenti amministrative ed il 9% conseguito alle politiche del 28 aprile 1963, la socialdemocrazia si fermò al deludente 8,4% ed ottenne quindi sette seggi in Consiglio Comunale, uno in meno di quelli conquistati quattro anni prima. Il Sindaco uscente ricevette ben 14.360 voti, seguito a grandissima distanza dal segretario della UIL milanese, Giulio Polotti, sulla cui candidatura confluirono 2.909 preferenze.

Tra le file delle forze politiche ostili al centro-sinistra, il PCI vide confermata la tendenza positiva che lo aveva condotto al 20,3% nel 1960 e al 21,6% alle politiche dell’anno prima. Con il 21,95% conquistò infatti diciotto seggi, uno in più di quelli ottenuti alle comunali del 6-7 novembre 1960. Il più votato risultò Armando Cossutta con 15.244 preferenze, mentre al secondo posto nella lista degli eletti si classificò Alberto Maria Cavallotti con 9.009 voti personali.

A conferma della scarsa incidenza politica del PSIUP tra le file dell’elettorato socialista, il partito nato all’inizio dell’anno dalla scissione dal PSI non superò il 2,1%, pari ad un seggio in Consiglio Comunale, tra i cui banchi risultò eletto Lelio Basso, con 1.404 preferenze.

Straordinaria fu invece l’affermazione del PLI, che dopo aver ottenuto il 18,7% alle politiche dell’anno prima, fu in grado di arrivare al 21,1% e di conquistare dunque diciassette seggi a Palazzo Marino, ben undici in più di quelli conseguiti nel 1960, quando si era fermato all’8,1%.

Con 58.684 preferenze Giovanni Malagodi risultò non solo il primo degli eletti tra le file del PLI ma anche il candidato più votato in assoluto dall’elettorato milanese. Sulla sua figura e, più in generale, sul PLI confluirono infatti i consensi di tutti i milanesi spaventati dalla rapidità con la quale l’Amministrazione Comunale di centro-sinistra era stata in grado di raggiungere i propri obiettivi programmatici e dalla nascita di un Governo nazionale caratterizzato dalla presenza organica dei socialisti.

Questo risultato dimostrò dunque che la brillante affermazione conseguita dai liberali già in occasione delle elezioni politiche dell’anno precedente non era stata affatto una casualità e neppure la manifestazione, da parte del tradizionale elettorato cattolico moderato, di un momentaneo disagio nei confronti della nuova linea politica adottata dalla DC.

Il PLI fu in realtà capace di drenare consensi non solo al partito di maggioranza relativa ma anche alle forze della destra monarchica e nostalgica. PDIUM e PMN non superarono infatti l’1% e non ottennero alcun seggio dunque a Palazzo Marino, mentre il Movimento Sociale, che si fermò al 5%, dopo aver ottenuto il 6,3% alle politiche del 28 aprile 1963, ottenne quattro seggi, due in meno rispetto a quelli conseguiti quattro anni prima. Gastone Nencioni risultò il più votato con 8.864 preferenze, seguito da Vito Magliocco con 5.251 voti personali.

Alla luce di questi esiti elettorali, disponendo solo di quaranta voti a Palazzo Marino, la coalizione di centro-sinistra era priva della maggioranza assoluta dei seggi. Il capoluogo lombardo, che era stato il laboratorio sperimentale della nuova formula politico-programmatica del centro-sinistra, a poco meno di quattro anni dal suo varo, diventava ufficialmente, dopo le pericolose avvisaglie dell’anno prima, il centro nevralgico dell’opposizione a questa esperienza di governo.

I risultati riguardanti la sola realtà di Milano-città apparvero ancora una volta assai diversi da quelli relativi al contesto provinciale, dove, seppur con grandi difficoltà, la coalizione di centro-sinistra continuava a rappresentare la maggioranza assoluta degli elettori. DC, PSDI e PSI ottennero infatti complessivamente ventisei dei quarantacinque seggi di Palazzo Isimbardi e poterono procedere dunque piuttosto agevolmente all’elezione di una nuova Giunta di centro-sinistra.

Sebbene questa coalizione non rappresentasse più una maggioranza politica reale a Palazzo Marino, non esistevano concrete alternative alla conferma di una Giunta di minoranza, composta da socialisti, socialdemocratici e democristiani.

Non sarebbe stata di certo possibile infatti la formazione di una nuova compagine assessorile di stampo milazziano, dal momento che tutte le forze ostili al centro-sinistra non disponevano di più di quaranta seggi in Consiglio Comunale ed il PCI milanese in particolare non avrebbe mai accettato di allearsi con Malagodi e gli uomini di Nencioni.

I socialisti, convinti sostenitori insieme a socialdemocratici e democristiani della conferma di una Amministrazione di centro-sinistra, ritenevano tuttavia che la nuova Giunta Comunale si sarebbe dovuta adoperare per ottenere il consenso di forze formalmente estranee a questa alleanza, così da allontanare definitivamente la minaccia del commissario prefettizio e da ottenere la rapida approvazione dei Bilanci e dei mutui, possibile solo con il concorso della maggioranza assoluta dei consiglieri. La nuova Giunta Municipale non avrebbe dovuto rappresentare cioè la semplice riedizione della formula di governo varata quattro anni prima, proprio alla luce degli importanti mutamenti politico-elettorali che si erano verificati.

Bettino Craxi, capodelegazione del PSI durante le trattative post-elettorali, dichiarò infatti: “Non si governa senza una maggioranza ed è quindi impensabile una ripetizione meccanica del centro-sinistra […]. In assenza di diverse soluzioni politiche, ogni sforzo deve essere indirizzato verso la realizzazione di una soluzione amministrativa aperta agli apporti consiliari, capace di far fronte alle irrimandabili necessità della città e di allontanare la minaccia del commissario prefettizio […]”.

Nonostante le tensioni divampate tra le forze del centro-sinistra soprattutto sulla questione ATM, a poche ore dalla seduta consiliare del 15 gennaio DC, PSDI e PSI furono in grado di raggiungere l’accordo di massima sulla candidatura di Piero Bucalossi, che tuttavia non conseguì il numero sufficiente di suffragi per essere designato alla carica di Sindaco. Egli non andò infatti oltre i trentasette voti in occasione delle prime tre votazioni, che prevedevano il raggiungimento della maggioranza assoluta per l’elezione alla guida della Giunta Municipale.

Il candidato del centro-sinistra fu eletto alla carica di Sindaco durante la seduta consiliare del 22 gennaio, dopo aver battuto in terza votazione con trentacinque suffragi il comunista Venanzi, che si fermò a diciannove voti.

Al termine della stessa riunione del Consiglio Comunale furono eletti anche i nuovi componenti della Giunta Municipale, di cui entrarono a far parte i democristiani Meda, Bassetti, Hazon, Crespi, Migliori, Giambelli, Montagna e Melzi D’Eril, oltre ai supplenti Cecchini, Cannarella e Clerici, i socialisti Aniasi, Craxi, Beltramini Mottola, con il supplente Segagni, e infine i socialdemocratici Amoroso e Valentini.

Luigi Meda fu confermato nell’incarico di Vicesindaco e gli venne affidata anche la responsabilità della Ripartizione Affari Legali. Piero Bassetti, Gian Franco Crespi e Filippo Hazon assunsero i medesimi incarichi ricoperti nella precedente Amministrazione, alla guida, nell’ordine, degli Assessorati al Bilancio, allo Sport e Turismo e all’Urbanistica e Piano Regolatore. Gian Paolo Melzi D’Eril ritornò alla direzione della Ripartizione Personale, dopo aver rassegnato le dimissioni dalla medesima carica subito dopo l’elezione della Giunta Cassinis, mentre Luigi Migliori e Lino Montagna furono designati rispettivamente allo Stato Civile e all’Educazione.

I nuovi Assessorati ai Trasporti e Mobilità e all’Edilizia Popolare, per la cui istituzione si erano adoperati in campagna elettorale soprattutto i socialdemocratici, furono assegnati, nell’ordine, ad Agostino Giambelli ed al Supplente Salvatore Cannarella. All’altro Assessore Supplente della DC, Ambrogio Cecchini, fu conferita la delega alle Imposte di Consumo.

Tra le file della delegazione assessorile del PSI, Aldo Aniasi ed Orazio Mottola furono confermati rispettivamente alla guida delle Ripartizioni Lavori Pubblici e Tributi. Bettino Craxi e Leone Beltramini assunsero invece, nell’ordine, la responsabilità delle Ripartizioni Assistenza ed Annona.

Sebbene i rappresentanti milanesi della sinistra socialista avessero stabilito che nessun membro di questa corrente avrebbe dovuto far parte della nuova Giunta di centro-sinistra, Aldo Segagni ritenne comunque di poter accettare l’incarico di Assessore Supplente al Demanio, nel rispetto della decisione assunta a proposito dei nuovi assetti della Giunta Municipale dal Comitato Cittadino del PSI, al termine della riunione del 22 gennaio 1965.

L’attività dei franchi tiratori contraddistinse l’avvio dei lavori del neoeletto Consiglio Comunale, a conferma delle tensioni politiche presenti all’interno di DC, PSDI e PSI e nelle relazioni tra questi stessi partiti.

Bucalossi fu eletto infatti alla carica di Sindaco senza il sostegno di quattro consiglieri appartenenti alla coalizione di centro-sinistra e la DC giunse a violare l’accordo raggiunto con PSDI e PSI per la nomina di tre Assessori socialdemocratici, uno dei quali Supplente, determinando quindi l’ingresso in Giunta dell’esperto Edoardo Clerici al posto del già designato Gabriele Bonatti, giovane dirigente della socialdemocrazia.

L’esito della votazione valida per l’elezione della nuova Giunta Municipale fu motivo pertanto di un’aspra contesa che contrappose il partito di maggioranza relativa al PSI ed al PSDI, che chiese ed ottenne, dopo insistite proteste, le dimissioni di Clerici a favore di Bonatti.

Questo episodio, pur non costituendo un motivo sufficiente per determinare una rottura insanabile tra i partiti della coalizione di centro-sinistra, metteva bene in evidenza uno stato di profondo malessere politico che avrebbe potuto pregiudicare l’attività complessiva della nuova Giunta Comunale.

Le stesse parole pronunciate da Bucalossi subito dopo la sua elezione a Sindaco del resto non contribuirono a rafforzare l’unità e la coesione della coalizione, che avrebbe dovuto sostenere la sua Giunta, e soprattutto irritarono il PSI. Questo partito non sarebbe stato infatti disponibile ad avallare una politica di rigido contenimento delle spese, in netto contrasto con gli orientamenti programmatici seguiti dalla Civica Amministrazione nel quadriennio precedente, né avrebbe facilmente acconsentito al progressivo aumento delle tariffe relative ai principali servizi municipali, primo fra tutti quello del trasporto pubblico locale.

Proprio a questo riguardo divamparono violente polemiche all’interno della Giunta, che solo a quattro mesi dalla sua elezione fu in grado di giungere ad un accordo definitivo, nonostante le perplessità e le obiezioni socialiste, sulla complessiva ristrutturazione tariffaria dei titoli di viaggio ATM.

L’intesa fu conseguita in realtà per effetto del decisivo intervento delle segreterie nazionali di DC, PSDI e PSI, che convocarono per il 12 maggio a Roma i loro vertici milanesi per indurli a raggiungere un compromesso su questo delicato problema e a rilanciare l’azione di governo della Giunta, incapace di procedere con rapidità nell’esecuzione di numerosi provvedimenti assolutamente necessari per lo sviluppo della città.

Il capoluogo lombardo, che era stato il centro propulsore del centro-sinistra ed aveva sempre difeso e valorizzato la propria autonomia politica dalla Capitale, all’inizio del 1965 fu costretto di fatto ad andare a traino delle decisioni assunte dai vertici nazionali dei partiti, che furono i veri responsabili, in quel frangente, della tenuta dell’Amministrazione Bucalossi.

All’indomani del succitato vertice romano, la coalizione di centro-sinistra approvò definitivamente infatti le nuove tariffe tranviarie, che nell’arco di soli diciotto mesi erano raddoppiate, passando da 35 a 70 lire.

Contestualmente alla rimodulazione delle tariffe autofilotranviarie il Consiglio Comunale approvò anche la realizzazione di alcuni provvedimenti viabilistici ed urbanistici tesi a fluidificare il traffico in entrata ed in uscita dalla città e ad aumentare l’efficienza e la velocità commerciale delle vetture del trasporto pubblico.

La Civica Amministrazione si sarebbe impegnata dunque a partecipare finanziariamente, insieme alla Provincia, al progetto di costruzione delle future Tangenziali Est ed Ovest, avrebbe realizzato nuove corsie preferenziali per autobus, tram e filovie lungo i viali della circonvallazione esterna e si sarebbe adoperata per reperire tutte le risorse finanziarie necessarie per concludere i lavori di costruzione della linea metropolitana due e le opere concernenti il prolungamento del tracciato della linea uno, da Bande Nere a Baggio e da Lotto al quartiere Gallaratese.

Dopo la lunga vertenza e lo stillicidio di proposte avanzate dai vari partiti del centro-sinistra in merito all’annoso problema del trasporto pubblico, la Giunta Bucalossi fu però in grado di agire con rapidità e soprattutto con il convinto appoggio della coalizione che la sosteneva sul fronte della politica annonaria.

La Civica Amministrazione portò infatti a conclusione, entro il mese di giugno, i lavori di costruzione dell’Ortomercato di Via Lombroso, potenziò l’attività di analisi e repressione delle frodi e delle sofisticazioni alimentari ed istituì l’Ufficio Prezzi e Statistiche, in grado di monitorare con efficienza le dinamiche dei prezzi in città e di contrastare le eventuali speculazioni in atto.

I brillanti risultati conseguiti dall’Amministrazione Comunale sul fronte dell’annona non bastarono però per stemperare le tensioni che erano divampate tra PSI, PSDI e DC e per rafforzare la compagine assessorile.

Tutti i limiti numerici e politici che caratterizzavano la coalizione di centro-sinistra emersero infatti con drammatica evidenza in occasione dell’importante seduta consiliare dell’8 luglio, al cui ordine del giorno figurava l’immediata approvazione dell’accensione di un mutuo trentennale dell’importo complessivo di 30 miliardi di lire con la sezione autonoma per le opere pubbliche della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde.

Gli articoli 299 e 300 del Trattato Unico della Legge Comunale e Provinciale in vigore subordinavano il definitivo avallo dei mutui e dei Bilanci alla loro approvazione in Consiglio Comunale da parte della maggioranza assoluta degli eletti.

La coalizione di centro-sinistra, che non avrebbe potuto dunque affidarsi solamente alle proprie forze per ottenere il finanziamento di numerosi ed importanti investimenti riguardanti soprattutto l’edilizia popolare e scolastica, contava innanzitutto sull’apporto dei comunisti, che avevano del resto già annunciato la loro disponibilità a sostenere la Giunta, sul fronte di alcuni interventi fondamentali per lo sviluppo della città.

A sorpresa essi dichiararono però di non poter correre in soccorso di un’Amministrazione del tutto squalificata dal punto di vista politico e contro cui avevano ribadito in ogni occasione la loro radicale opposizione.

Decisivo ma soprattutto imbarazzante per una coalizione politica che rivendicava con orgoglio la propria natura antifascista, democratica e popolare si rivelò allora il soccorso fornito alla Giunta Bucalossi dall’ex missino Vito Magliocco. Non si trattava evidentemente di un appoggio politico, ma di una scelta di responsabilità, dettata dall’esigenza di garantire la rapida esecuzione di alcuni interventi fondamentali per l’intera cittadinanza.

Con quarantuno voti, il minimo indispensabile, la Giunta Bucalossi incassò quindi la definitiva approvazione di un’operazione finanziaria, destinata in realtà a permettere la realizzazione di opere e transazioni immobiliari già previste dal Piano Quadriennale 1962-65, in questo modo pressoché del tutto rispettato. Quasi i due terzi dei 30 miliardi ottenuti dalla CARIPLO sarebbero stati utilizzati per finanziare infatti l’esecuzione di interventi strutturali nell’ambito dell’edilizia scolastica e popolare e l’acquisto di nuove aree fabbricabili.

Dopo la votazione consiliare dell’8 luglio la coalizione di centro-sinistra fu costretta a prendere atto ufficialmente della propria intrinseca debolezza, tale per cui la Giunta in carica, nell’elaborazione dei futuri e decisivi provvedimenti, primo tra tutti il Bilancio Preventivo relativo all’esercizio 1965, non avrebbe potuto prescindere dal vincolante contributo del suo nuovo sostenitore e, più in generale, da un effettivo confronto con le forze dell’opposizione.

Dopo anni di notevole attivismo, segnati da un’incredibile rapidità dei tempi di attuazione delle deliberazioni assunte dalla Civica Amministrazione, il capoluogo lombardo avrebbe dovuto assistere ad un inevitabile e complessivo rallentamento dell’attività svolta dalle sue istituzioni comunali. I confini della nuova frontiera kennediana, tracciati con grande ottimismo da Piero Bassetti in occasione della presentazione del Piano Quadriennale 1962-1965, si sarebbero dunque necessariamente ristretti a danno dell’intera cittadinanza milanese.

Al di là delle oggettive difficoltà politiche cui la Giunta Bucalossi doveva far fronte, ad ostacolare la sua attività contribuì in modo decisivo l’avvento di una congiuntura economica sfavorevole, che pose fine ad un lustro di impetuoso sviluppo, capace in qualche modo di agevolare e sostenere l’azione espansiva intrapresa dall’Amministrazione Cassinis.

Questi problemi di ordine politico ed economico-finanziario misero di fatto la Giunta in carica  nell’impossibilità di riproporre una politica di programmazione pluriennale degli investimenti e degli interventi sperimentata con successo nel quadriennio precedente.

Fu proprio il Sindaco, in occasione della seduta consiliare del 25 ottobre dedicata alla presentazione del Bilancio riguardante l’esercizio 1965, a descrivere con precisione le caratteristiche di questa crisi economica, che avrebbe reso assai più difficile ed oneroso per l’Amministrazione l’accesso al credito, pregiudicandole quindi la possibilità di condurre a termine la realizzazione di opere costose e fondamentali per lo sviluppo della città.

La Giunta, secondo Bucalossi, avrebbe dovuto assolutamente escludere inoltre l’opzione del disavanzo nell’esercizio finanziario, poiché questa scelta avrebbe sottoposto Milano all’intollerabile tutela della Commissione Centrale per la Finanza Locale, il cui intervento non solo avrebbe posto fine di fatto alla piena autonomia del Comune, ma avrebbe rappresentato un’onta intollerabile per la gloriosa storia del capoluogo lombardo.

Di fronte alla gravità dell’assetto macroeconomico delle realtà milanese, la Giunta optò per una significativa contrazione delle spese generali e per la valorizzazione dell’impegno fino a quel momento garantito sul fronte dell’aumento delle entrate, riuscendo a conseguire l’importante obiettivo del pareggio nell’esercizio finanziario sulla cifra complessiva di 115 miliardi di lire.

Il Bilancio, illustrato all’assemblea di Palazzo Marino solo a fine ottobre, a causa della lunga sospensione dell’attività amministrativa dovuta alla scadenza elettorale del novembre precedente, rappresentava un documento di mero raccordo tra il precedente quadriennio ed il nuovo mandato della Giunta. Pur risultando ricco di spunti analitici, riguardanti la nuova situazione economica e sociale della città, appariva infatti privo di ambiziose ed articolate previsioni operative.

Esso fu definitivamente approvato con quarantuno voti, nuovamente dunque con il decisivo sostegno di Magliocco, in occasione della seduta consiliare del 9 dicembre 1965, nel corso della quale, con gli stessi suffragi, fu avallata anche l’accensione di un mutuo dell’importo complessivo di 15 miliardi per il finanziamento dei lavori di costruzione della linea metropolitana due, nel tratto compreso tra Via Ronchi e Piazza Caiazzo.

Solamente con il nuovo Preventivo riguardante l’esercizio 1966 la Giunta in carica avrebbe potuto offrire una più chiara descrizione delle proprie intenzioni programmatiche.

Il dibattito politico preliminare all’elaborazione di questo fondamentale documento fu però caratterizzato di nuovo da vibranti polemiche e da aspre tensioni tra i partiti della coalizione di centro-sinistra.

Emerse in particolare una profonda frattura tra PSI e DC, sostenitori di due visioni economico-finanziarie radicalmente diverse.

La prima, difesa con convinzione dai socialisti, che non consideravano affatto un imperativo categorico il pareggio di esercizio, prevedeva il varo di un Bilancio, che pur dovendo fare i conti con la difficile congiuntura economica in atto, proponeva nuovamente una politica di forte espansione delle spesa, finalizzata alla realizzazione di tutti gli interventi necessari allo sviluppo della città; la seconda, proposta dalla DC e condivisa soprattutto dal Sindaco, riteneva invece assolutamente fondamentale per la Giunta il conseguimento del pareggio di Bilancio, che avrebbe garantito al Comune un’effettiva autonomia economico-finanziaria, necessaria per portare a termine alcuni importanti progetti, primo tra tutti la realizzazione della seconda linea della metropolitana.

Apparvero assai distanti le posizioni assunte dai tre partiti che sostenevano la Giunta Bucalossi anche sul delicato tema della programmazione pluriennale dei Bilanci.

Soprattutto il PSI considerava urgente il varo di un nuovo Piano Quadriennale, che avrebbe potuto contribuire a qualificare e a rilanciare l’azione programmatica dell’Amministrazione in carica, proponendo, come quatto anni prima, una visione complessiva e di lungo periodo dei problemi e delle prospettive di sviluppo della città. A questo approccio si opponeva con realismo lo stesso Bucalossi, secondo il quale, a causa delle gravi difficoltà economico-finanziarie del momento, la Giunta non avrebbe assolutamente potuto elaborare delle attendibili previsioni pluriennali di spesa, ma avrebbe dovuto provvedere alla realizzazione di specifici interventi, inseriti nel limitato arco temporale di un singolo esercizio finanziario e sottoposti a rigorosi vincoli contabili.

Non solo alla congiuntura negativa erano imputabili tuttavia le responsabilità per la mancata attuazione di un’audace politica di programmazione economica. La Giunta Bucalossi, probabilmente nel suo momento di maggiore difficoltà, dovette privarsi infatti proprio di colui il quale, fino ad allora, era stato il principale artefice della politica finanziaria del Comune e dunque del pieno successo del Piano Quadriennale 1962-65, cioè Piero Bassetti, designato alla guida del Comitato Regionale per la Programmazione Economica.

Le dimissioni dell’Assessore al Bilancio rappresentarono una cesura importante nella storia più recente dell’Amministrazione Comunale di Milano e segnarono dunque l’inizio di una irreversibile parabola involutiva per la Giunta Bucalossi e l’intera coalizione di centro-sinistra.

Questa svolta politica coincise peraltro con l’avvio della stagione della contestazione, contraddistinta dall’emergere di nuove istanze economiche, politiche e sociali e dallo sviluppo di violente tensioni sociali, che la Civica Amministrazione fu costretta ad affrontare.

Fu il caso Zanzara ad inaugurare questa nuova temperie della vita cittadina e a mettere a dura prova tutte le forze politiche rappresentate a Palazzo Marino.

Il problema della democratizzazione delle istituzioni scolastiche ed universitarie comparve per la prima volta all’ordine del giorno di alcune importanti sedute del Consiglio Comunale, che fu chiamato a discutere anche dei primi episodi di violenza politica.

Prova evidente di questa nuova conflittualità sociale fu lo sviluppo in città di un’intensa ondata di scioperi che caratterizzò la primavera del 1966 e culminò nelle dure vertenze ingaggiate dai lavoratori metallurgici per il rinnovo del loro contratto.

Su questo fronte, la Giunta di centro-sinistra assunse una posizione netta, schierandosi al fianco degli operai in lotta e deplorando l’intervento delle forze dell’ordine, che avevano caricato i lavoratori della Face e dell’Alfa Romeo, impegnati in una manifestazione organizzata dalla CGIL e dalla UIL contro l’Assolombarda.

Anche di queste nuove emergenze sociali la Giunta Comunale dovette tenere conto dunque nel predisporre il Bilancio di Previsione per l’esercizio 1966.

DC, PSDI e PSI giunsero ad individuare nel settore del trasporto pubblico i principali problemi, cui la Civica Amministrazione avrebbe dovuto far fronte, elaborando delle efficaci strategie d’intervento, volte soprattutto ad arginare il deficit di gestione dell’ATM, stimato per l’esercizio in corso sulla cifra assolutamente allarmante di 30 miliardi di lire.

Luigi Meda, che il 27 aprile 1966 aveva assunto in Giunta il ruolo occupato in precedenza da Piero Bassetti, disse infatti che “la presa di coscienza dell’ampiezza ricoperta dal problema del trasporto era condizione preliminare all’individuazione di un indirizzo generale verso il quale far convergere più concreti interventi […]”.

La parte ordinaria del Bilancio 1966 chiudeva in pareggio sulla cifra di 120 miliardi e 900 milioni di lire, frutto di una strategia di forte contenimento della spesa, che aumentava solamente del 4,5% rispetto all’anno precedente, a fronte di una crescita media del 15% che aveva caratterizzato il quadriennio precedente.

Una prova ulteriore di questa rigorosa impostazione della politica economica del Comune giunse anche dal complessivo ridimensionamento dei costi relativi all’amministrazione del personale, tra le cui file, in alcuni specifici settori, fu favorito l’esodo volontario.

La Giunta avrebbe investito complessivamente invece per la spesa straordinaria 111 miliardi, 45 dei quali destinati agli interventi sul trasporto pubblico locale. I rimanenti 66 miliardi di lire sarebbero stati utilizzati per nuove acquisizioni immobiliari, per la costruzione di nuovi stabili di edilizia popolare residenziale, per la copertura delle quote di capitale relative ai mutui conferiti alle Aziende Municipalizzate e per la realizzazione di nuove strade e fognature.

Il Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio 1966 fu definitivamente approvato al termine della seduta consiliare dell’8 giugno con il voto favorevole dell’indipendente Magliocco e dei consiglieri del centro-sinistra, che avallarono anche un finanziamento di 5 miliardi per l’acquisto di nuove aree fabbricabili e l’accensione di un mutuo di 10 miliardi e 580 milioni per la copertura del deficit accumulato dall’ATM negli anni 1961 e 1962.

La tempestiva approvazione del Bilancio non pose assolutamente fine tuttavia alle tensioni politiche interne alla coalizione di centro-sinistra, tra le cui file soprattutto i socialisti avevano esternato la loro insoddisfazione, a seguito dell’elezione dei nuovi vertici delle varie municipalizzate.

Continuavano ad essere profonde le divisioni tra PSI, PSDI e PSI soprattutto sul fronte della politica economica della Giunta, che non era stata ancora in grado di elaborare un chiaro piano di intervento, realmente capace di qualificare la propria azione politico-programmatica.

Di fronte all’evidente paralisi dell’attività amministrativa, socialisti, socialdemocratici e democristiani annunciarono a più riprese il raggiungimento della tanto auspicata intesa programmatica, che avrebbe dovuto favorire il rapido rilancio della Giunta Bucalossi, senza riuscire però a far seguire realmente alle parole i fatti.

La verifica politica invocata da tutti i partiti di centro-sinistra si risolse infatti in una lunga serie di defatiganti e sterili incontri tra i vertici provinciali e cittadini di DC, PSDI e PSI, che furono concordi solamente sul rinvio a tempo indeterminato di ogni scelta fondamentale per il futuro della città.

Con l’estate del 1966 si aprì dunque una fase di assoluto ristagno dell’attività politico-amministrativa, che culminò nella crisi della Giunta Esecutiva del Piano Intercomunale Milanese, incapace, a causa dei veti incrociati di PSI e DC, di dare attuazione al Piano di Sviluppo Economico ed Urbanistico del comprensorio milanese, vanificando sei anni di intenso e proficuo lavoro.

La realizzazione dell’importante obiettivo politico dell’unificazione socialista, i cui principali artefici a Milano furono Bettino Craxi, Antonio Natali, Aldo Aniasi, Renzo Peruzzotti e Giulio Polotti, non contribuì affatto a stemperare le violente tensioni in atto tra socialisti e democristiani, che accusarono infatti il gruppo dirigente del PSI milanese, confluito nel PSU, di aver assunto in modo strumentale un atteggiamento eccessivamente critico nei confronti dell’Amministrazione in carica, al fine di scaricare sul partito di maggioranza relativa i principali insuccessi della Giunta Bucalossi.

Dopo cinque mesi di violente polemiche e di assoluta inattività del Consiglio Comunale, il 24 novembre fu siglata dai partiti di centro-sinistra una tregua momentanea, che si risolse nell’approvazione di un vago documento programmatico, finalizzato al rilancio dell’attività amministrativa, e in un generale rimpasto della Giunta.

DC e PSU in realtà non furono in grado di risolvere il delicato nodo della destinazione della spesa pubblica e si limitarono dunque a produrre una superficiale descrizione dell’assetto economico-sociale della città, assicurando che la Giunta avrebbe genericamente rafforzato il proprio intervento in ambito annonario, nel settore dell’assistenza, sul fronte della cultura e nel difficile quadro delle politiche urbanistiche e del trasporto pubblico.

La coalizione di centro-sinistra, impegnata nel difficilissimo tentativo di rilanciare l’attività dell’Amministrazione Comunale, fu improvvisamente privata inoltre del prezioso contributo politico-programmatico di Luigi Meda, Vicesindaco ed Assessore al Bilancio in carica, che il 12 dicembre fu stroncato da un’emorragia cerebrale.

Per la Giunta Bucalossi, dopo le dimissioni di Bassetti e la scomparsa di Meda, che si erano avvicendati alla guida dell’Assessorato al Bilancio, sarebbe stato dunque estremamente complicato giungere alla definizione di un chiaro indirizzo di spesa e di fatto impossibile varare un nuovo Piano Quadriennale.

Nel rispetto degli accordi sottoscritti da PSU e DC, il 20 dicembre il Sindaco ufficializzò l’annunciata redistribuzione degli incarichi assessorili: i democristiani Migliori e Giambelli vennero dirottati rispettivamente alla guida delle Ripartizioni Traffico, Viabilità e Trasporti ed Edilizia Privata, mentre ai socialisti Beltramini, Baccalini, Bonatti e Peduzzi venne assegnata, nell’ordine, la responsabilità degli Assessorati all’Igiene e Sanità, all’Annona, all’Assistenza e Beneficenza e alle Imposte di Consumo e Aziende Municipalizzate.

Questo complessivo riassetto della Giunta Municipale non contribuì però né a rilanciarne la funzionalità complessiva né a mettere in ombra le strutturali divergenze programmatiche esistenti tra socialisti, democristiani e lo stesso Sindaco, che cercò a questo punto di difendere la propria autonomia dalle pressioni dei partiti.

I socialisti in particolare sostenevano l’esigenza di finanziamenti più consistenti a favore delle periferie, dell’edilizia scolastica e del trasporto pubblico locale, che oltre ad essere gravato da pesanti problemi di ordine economico-finanziario, era rimasto privo di un autonomo indirizzo strategico, a seguito delle dimissioni di Virgilio Dagnino dalla Presidenza dell’ATM.

Il Sindaco ed i repubblicani erano convinti invece che il Comune, nel quadriennio 1967-1970, non avrebbe potuto spendere più di 400 miliardi di lire, che il PSU e la DC avrebbero dovuto considerare dunque come una vera e propria cifra limite. Secondo Bucalossi, le grandi opere, di cui Milano aveva assolutamente bisogno, si sarebbero potute fare solo a condizione di un’effettiva copertura finanziaria.

A causa di questi profondi dissidi programmatici, come già accennato, fu pertanto impossibile giungere alla presentazione di un nuovo Piano Quadriennale ed estremamente problematica si rivelò anche la stesura del Bilancio di Previsione relativo all’esercizio 1967.

Illustrato dal Sindaco in occasione della seduta consiliare del 17 luglio e definitivamente approvato con quarantuno voti undici giorni dopo, esso prevedeva il raggiungimento dell’obiettivo del pareggio, sulla cifra di 243 miliardi e 943 milioni di lire.

I principali capitoli di spesa riguardavano l’amministrazione del personale, il finanziamento dei lavori di costruzione della seconda linea della metropolitana, la realizzazione di alcune opere viabilistiche e nuove acquisizioni immobiliari.

I socialisti espressero tuttavia un giudizio complessivamente negativo su queste previsioni di uscita, sostenendo che con questa politica economica la Civica Amministrazione avrebbe di fatto rinunciato ad un decisivo intervento di recupero e di rilancio della periferia cittadina, non avrebbe assolutamente contribuito a risolvere i gravi problemi del trasporto locale e avrebbe favorito il generale scadimento dei servizi pubblici essenziali.

Si giunse così all’inevitabile conclusione dell’esperienza amministrativa di Piero Bucalossi, che fu costretto a prendere atto della crisi irreversibile della sua Giunta e della personale incapacità di far fronte alle diverse esigenze poste dalle forze del centro-sinistra.

Greppi, Ferrari e Cassinis, anche nei momenti di grave difficoltà, avevano sempre rappresentato un fattore di unità e di coesione per le coalizioni che avevano sostenuto le Giunte da loro presiedute, mentre Bucalossi, nel corso degli ultimi due anni, non solo non era stato assolutamente in grado di svolgere questo fondamentale lavoro di sintesi politico-programmatica, ma si era dimostrato egli stesso causa di profonde lacerazioni all’interno dell’alleanza di centro-sinistra.

Durante la seduta consiliare del 15 novembre 1967 Bucalossi rassegnò dunque le proprie dimissioni dalla carica di Sindaco, dopo aver illustrato i risultati conseguiti negli ultimi sette anni dall’Amministrazione Municipale ed offerto un personale giudizio sulle violente polemiche politiche che avevano caratterizzato, nel corso degli ultimi due anni, i rapporti tra i partiti della Giunta.

Pur dichiarandosi complessivamente soddisfatto del lavoro svolto dalla Civica Amministrazione a partire dal 1961, il Sindaco non risparmiò critiche assai severe nei confronti di una politica di spesa troppo ardita, che aveva certamente contribuito a cambiare molto rapidamente il volto della città, ma aveva contestualmente ipotecato, a suo avviso, le risorse finanziarie a disposizione del Comune.

Egli affermò inoltre che il centro-sinistra, tra il 1961 ed il 1964, aveva esentato un numero troppo alto di nuclei familiari dal pagamento delle relative imposte sul reddito. In questo modo, aveva contribuito ad aggravare ulteriormente la situazione finanziaria del Municipio, che, a sua detta, si era assunto oneri troppo elevati anche per la gestione del personale, i cui costi di amministrazione, tra il 1960 ed il 1964, erano effettivamente cresciuti del 97,6%.

Dopo aver accusato poco obiettivamente chi lo aveva preceduto, Bucalossi giustificò in questo modo il deludente bilancio di tre anni di governo della città: “L’attività di questa Amministrazione ha subito interruzioni prolungate. La sostituzione non facile degli Assessori al Bilancio ed alla Beneficenza; la scomparsa dell’on. Meda e la lunga vacanza delle sue funzioni […] sono presenti alla memoria di tutti […]. Il 1966 è l’anno della verifica. Furono mesi di incertezza e di inefficienza […]. Nessuno vuole fare la crisi, ma il problema è un altro; si tratta di ricercare ed identificare dove […] si sono create le circostanze che, inevitabilmente, per una serie di reazioni a catena, chiudono criticamente gli eventi […]. E quando io mi accingo a prendere atto di rappresentare qui un fattore che complica i necessari chiarimenti, non divengo, per questo, l’autore di una crisi […]”.

Nell’annunciare ufficialmente le proprie dimissioni dalla carica di Sindaco, egli sferrò allora l’attacco finale all’indirizzo dei partiti del centro-sinistra, da cui si era sentito abbandonato e da cui, nello stesso tempo, volle prendere le distanze, sostenendo che a loro soprattutto dovessero essere ascritte le responsabilità del mancato rilancio dell’attività della Giunta: “Io domandavo soltanto che non si variassero ad ogni occasione i termini di un indirizzo amministrativo concordato e verificato, che non si trasformasse questo pesante viaggio amministrativo in un viaggio a singhiozzo, che mi fosse consentito di mantenere dinanzi al Consiglio, alla comunità, gli impegni assunti […]. Ciò non è stato possibile […]. La mia nomina a così alta magistratura, alla quale ho cercato di rispondere con ogni impegno, corrisponde ad una solidarietà di forze politiche chiara e definita. Ho cercato di dare alla mia azione il segno […] della visione degli interessi generali della comunità. Al momento nel quale le linee di tale impegno vengono poste in discussione per esigenze diverse ed esterne, io non posso non restituire il mandato che ebbi da questa assemblea […]”.

Il polemico intervento di Bucalossi irritò profondamente il PSU e la DC, che a loro volta riservarono delle critiche assai dure all’ormai ex Sindaco, di cui si affrettarono ad accettare le dimissioni.

Sia per i socialisti sia per i democristiani era assolutamente fondamentale voltare pagina, provvedendo all’elezione di un nuovo Sindaco, che avrebbe dovuto rappresentare innanzitutto un positivo elemento di sintesi per l’intera coalizione di centro-sinistra e si sarebbe dovuto adoperare quindi per ottenere nuovi consensi tra le file della cittadinanza milanese, ponendo fine così ad una lunga stagione di polemiche.

Fu lo stesso partito di Bucalossi ad accettare per primo le sue dimissioni.

Seguendo l’esempio del PSU, anche il vertice milanese della DC, in occasione della riunione straordinaria della direzione cittadina, che si svolse il 28 novembre, approvò all’unanimità il suo volontario esonero dalla guida della Giunta.

Nell’aula di Palazzo Marino, il 29 novembre Granelli e Craxi colsero quindi l’occasione per replicare, a nome dei rispettivi partiti, ai duri giudizi espressi il 15 novembre precedente dall’ex Sindaco.

Il segretario provinciale della DC milanese disse che Bucalossi, con il suo giudizio così critico nei confronti dell’operato delle Amministrazioni di centro-sinistra, aveva finito per difendere e rivalutare l’operato delle precedenti Giunte centriste, ai cui errori la Giunta Cassinis aveva dovuto porre rimedio avviando una politica di forte espansione della spesa, senza mai fallire però l’importante obiettivo del pareggio di Bilancio.

Era inoltre improcrastinabile, a suo avviso, la realizzazione dei lavori di completamento della linea metropolitana due, che, come concordato con i partiti della coalizione, la Giunta Comunale avrebbe dovuto rendere operativa entro la fine del 1969. Nessun Sindaco avrebbe potuto anteporre le ragioni del Bilancio alla realizzazione delle grandi opere fondamentali per lo sviluppo della città.

Granelli concluse quindi il proprio intervento, confermando la piena disponibilità della DC al rilancio-politico programmatico del centro-sinistra, al quale non esistevano reali alternative in città.

Anche Craxi difese con forza la politica di spesa attuata dal centro-sinistra, sostenendo che la Civica Amministrazione sarebbe stata certamente in grado di garantirsi la disponibilità di più consistenti risorse economiche se avesse scelto di lasciare in uno stato di indegno degrado le periferie, se avesse voluto perpetuare l’incivile ricorso ai doppi e tripli turni nei pochi edifici scolastici a disposizione della cittadinanza e soprattutto se avesse continuato a permettere ai privati di speculare sulle carenze strutturali dell’edilizia residenziale popolare.

Il segretario della Federazione milanese del PSU affermò inoltre che Bucalossi si era dimostrato profondamente scorretto nell’imputare tutte le responsabilità dei fallimenti della Giunta in carica alle forze politiche, che non erano state in grado di stemperare le tensioni divampate tra le loro file.

Era del tutto sbagliato, a suo avviso, descrivere i dissensi sorti all’interno della coalizione di centro-sinistra nei termini di uno scontro radicale alimentato dai grandi partiti, pervasi dal vorace desiderio di potere, contro la buona ed onesta amministrazione impersonata dal Sindaco dimissionario. Craxi si espresse infatti in questi termini: “Vorremmo sgombrare il terreno da interpretazioni deformanti e deformate dei dissensi insorti nell’ambito del centro-sinistra. Si è detto e si è scritto di un contrasto che vedeva da un lato i grandi partiti, dipinti come portabandiera di un regime partitocratrico ottuso e vorace, intenti a prevaricare su chi, dall’altro lato, resiste nella trincea della buona amministrazione […]. Chi ha diffuso, con evidenti intenti speculativi, questa voce, ha stravolto il senso delle considerazioni che erano state fatte a proposito di una migliore utilizzazione del patrimonio comunale […]”.

Egli disse quindi che i risultati delle elezioni amministrative del 22-23 novembre 1964 avevano senza dubbio contribuito a destabilizzare l’intero assetto politico della città, a favore delle forze ostili al centro-sinistra, cui a suo avviso non esistevano però concrete alternative politico-programmatiche: “C’è in questo Consiglio Comunale la nuova maggioranza di cui ci hanno parlato ancora i comunisti l’altra sera? Io penso che, se ci fosse, avrebbe già trovato modo di fare capolino e di manifestarsi […]. Noi chiediamo che il Consiglio consenta ad un Sindaco e ad una Giunta di prospettare un programma di attività sul quale confrontare le posizioni e misurare concretamente la possibilità di collaborazione e di convergenze […] Certo non si può pensare, e non lo pensiamo noi, che si possa puramente e semplicemente eleggere un nuovo Sindaco, facendo come se nulla è accaduto, e senza che ciò comporti una nuova valutazione politica. In una atmosfera per certi versi amara noi constatiamo il chiudersi di un capitolo della vicenda comunale […]”.

Con le dimissioni di Bucalossi dalla carica di Sindaco, approvate da 69 dei 75 consiglieri presenti nell’aula di Palazzo Marino in occasione della seduta del 29 novembre, e la sua uscita dal PSU si chiudeva in effetti una lunga stagione politica, di cui i socialisti in particolare auspicavano un rapido e definitivo superamento.

In quest’ottica essi si affrettarono a sostenere la candidatura di Aldo Aniasi alla guida della Civica Amministrazione, individuando nella sua grande esperienza amministrativa e nell’importanza del ruolo politico svolto al fianco di Craxi nella conduzione del PSU milanese i presupposti fondamentali per la ripresa dell’attività della Giunta Municipale ed il rilancio complessivo del centro-sinistra.

Dopo l’esito negativo di tre votazioni svoltesi in occasione della seduta consiliare del 13 dicembre, sei giorni dopo Aniasi fu eletto alla carica di Sindaco con trentanove voti.

Questo evento diede nuovo impulso all’asfittica attività dell’Amministrazione Comunale e si rivelò utile per l’apertura della ristretta e litigiosa coalizione di centro-sinistra al contributo di nuove forze politiche e sociali, con le quali Iso fu in grado di istituire un fecondo rapporto di collaborazione.

Egli fu infatti capace di ascoltare con viva partecipazione le istanze dei lavoratori e degli studenti, protagonisti a partire dal 1966 di un intenso periodo di lotte, di rivendicazioni e di conquiste sociali, inaugurando così una nuova importante stagione politico-amministrativa nella storia della città.

Grazie al notevole lavoro da lui svolto per più di otto anni alla guida della Civica Amministrazione, la carica di Sindaco tornò a rappresentare veramente il simbolo dell’unità e della concordia di tutti milanesi.

Cfr. Il programma liberale per le elezioni del 6 novembre, D. I. C. Agenzia di Stampa, anno II, n. 201, 13 ottobre 1960, Archivio Giulio Polotti, Fondazione Kuliscioff, Milano.

Alle elezioni amministrative del 27 maggio 1956 i monarchici si presentarono divisi in due liste, il PNM e il PMP, che ottennero complessivamente il 5%.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, elezioni amministrative del 6-7 novembre 1960, computo ufficiale dei voti di lista, lista n. 5, Democrazia Cristiana.

Programma elettorale della DC milanese in Per una Milano moderna e democratica, “Il Popolo Lombardo”, 1° ottobre 1960. Si veda anche il testo dell’intervento pronunciato da Piero Bassetti al convegno “Milano e il suo sviluppo economico e sociale nel prossimo decennio”, Milano, Società Umanitaria, 15-16 ottobre 1960, archivio privato di Piero Bassetti, Milano.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, elezioni amministrative del 6-7 novembre 1960, computo ufficiale dei voti di lista, lista n. 7, Partito Socialista Democratico Italiano.

Cfr. Un  voto dato al PSDI è un voto per il centro-sinistra, “La Giustizia”, 2 ottobre 1960.

Cfr. Continuità ideale di dieci anni di amministrazione socialista democratica, ivi, 9 ottobre 1960.

Cfr. R. Ferrara, Il programma del PSDI, “Critica Sociale”, anno LII, n. 20, 20 ottobre 1960.

Cfr. E. Scalfari, Socialisti più radicali, “Milano domani”, numero unico, 1° novembre 1960, Archivio Giulio Polotti, Fondazione Kuliscioff, Milano.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, elezioni amministrative del 6-7 novembre 1960, computo ufficiale dei voti di lista, lista n. 1, Partito Socialista Italiano.

Cfr. P. Caleffi, La lezione di Mazzali, “Critica Sociale”, anno LIII, n. 1, 1° gennaio 1961.

Cfr. Testo del programma amministrativo del PSI, Il PSI per il futuro di Milano, “Economia e Lavoro”, n. 8-9, 1960, mensile di politica economica e sindacale, Fondo Cavalli, Fondazione ISEC, Sesto San Giovanni. Si veda anche L. Peduzzi, Il programma del PSI, “Critica Sociale”, cit.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, elezioni amministrative del 6-7 novembre 1960, computo ufficiale dei voti di lista, lista n. 4, Partito Liberale Italiano.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta dell’8 febbraio 1960, intervento di Goehring.

Ivi, elezioni amministrative del 6-7 novembre 1960, computo ufficiale dei voti di lista, lista n. 3, Partito Democratico Italiano.

Ivi, ibid., lista n. 6, Movimento Sociale Italiano.

Ivi, ibid., lista n. 2, Partito Comunista Italiano.

Pur non avendo ottenuto alcun seggio a Palazzo Marino, i repubblicani svolsero un ruolo attivo nelle trattative post-elettorali a sostegno della svolta politico-programmatica del centro-sinistra.

Cfr. Gli obiettivi della maggioranza DC-PSDI-PSI, “Il Popolo Lombardo”, 14 gennaio 1961.

Ibid.

Sulla figura di Gino Cassinis e la sua attività di Sindaco si veda M. Punzo, Gino Cassinis sindaco di Milano, in Il Politecnico di Milano nella storia italiana (1914-1963), vol. 1, “Rivista milanese di economia”, serie quaderni n. 17, Cassa di Risparmio delle Province Lombarde – Ed. Laterza, Milano- Bari, 1988, pp. 319-335. Si veda anche Cassinis candidato del PSDI probabile sindaco della città, “Il Giorno”, 21 gennaio 1961.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 21 gennaio 1961, intervento di Venanzi.

Ivi, ibid., intervento di Cossutta.

Ivi, ibid., esito del dibattito politico e delle procedure di voto per l’elezione del Sindaco.

Ivi, ibid.

Alle elezioni provinciali del 1960 la DC conseguì il 38,4% dei voti, pari a 18 seggi in Consiglio Provinciale. Nel 1956, con il 40,7%, ne aveva ottenuti 23. I socialdemocratici, pur arretrando di quasi tre punti percentuali, rispetto alle consultazioni del 27 maggio 1956, con il 7,5%, furono in grado di mantenere i 3 seggi ottenuti in quell’occasione. Ai liberali, che arrivarono al 5,4%, ne furono assegnati 2, uno in più di quello ottenuto nel 1956, quando si erano fermati al 4,5%. I socialisti raggiunsero invece il 19,1%, riuscendo a conquistare così ben 9 seggi; con il 22,5%, i comunisti ne ottennero 10. Tra le file della destra, i monarchici non andarono oltre l’1,7% e conquistarono così solo 1 seggio, mentre il MSI, forte del 4,6%, ottenne due seggi. La coalizione centrista, pur disponendo dunque di ben sette 7 seggi in meno rispetto a quelli ottenuti nel 1956, con 23 consiglieri eletti poté eleggere una Giunta di maggioranza.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 21 gennaio 1961, esito del dibattito politico e delle procedure di voto per l’elezione dei quattordici Assessori Effettivi.

Cfr. Ecco i nuovi amministratori di Milano, “Il Giorno”, 1 febbraio 1961.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 27 febbraio 1961, dibattito sulle dimissioni del consigliere Gian Paolo Melzi D’Eril dall’incarico Assessore Effettivo al Personale, elezione di un nuovo Assessore in surrogazione di Melzi D’Eril e nomina di quattro Assessori Supplenti.

Cfr. G. Galli, Nuova Giunta a Palazzo Marino per attuare un piano di riforme, “Il Giorno”, 22 gennaio 1961; L’Amministrazione Comunale sia strumento per potenziare la vita democratica della città, “Avanti!”, 22 gennaio 1961; Per una Milano moderna e democratica. Eletti Sindaco e Giunta, “Il Popolo Lombardo”, 28 gennaio 1961.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 29 marzo 1961, approvazione del nuovo Regolamento della Centrale del Latte di Milano. Nel corso della seduta consiliare del 5 aprile la maggioranza di centro-sinistra procedette quindi alla designazione dei cinque membri della Commissione Amministratrice della Centrale del Latte. Risultarono eletti Antonino Mollica, Gian Aldo Albani, Dario Lusiardi, Aldo Pagani e Silvio Pozzani.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 18 luglio 1960, esito della votazione sul provvedimento di municipalizzazione della Centrale del Latte. Si veda anche Sì alla municipalizzazione della Centrale del Latte, “Il Giorno”, 19 luglio 1960. In merito alla storia ed all’attività della Centrale del Latte di Milano si faccia riferimento a M. Granata,Municipio e Mercato. La Centrale del Latte di Milano, Skira, Milano, 2005.

Ivi, seduta del 9 novembre 1961, intervento dell’Assessore Amoroso. Si veda anche Per il latte firmato il contratto, “Il Giorno”, 10 novembre 1961.

Cfr. Atti del  Consiglio Comunale, seduta del 27 luglio 1961, intervento di Vigorelli. Si veda anche La Edison ha interessi nella MM, “Il Giorno”, 28 luglio 1961.

Atti del Consiglio Comunale, seduta del 6 aprile 1961, mozione sull’organizzazione del trasporto pubblico urbano presentata dai consiglieri Ferrari, Spalla, Ajroldi, Rinaldi, Melzi D’Eril, Giambelli, Bossi, Belgioioso, Giani. Si vedano anche La metropolitana in gestione all’ATM, “Il Giorno”, 5 aprile 1961; Ferrari e la destra DC attaccano la Giunta di centro-sinistra, ivi, 7 aprile 1961.

Contro questo provvedimento votarono solo i liberali, i monarchici ed i missini; i comunisti ed i ribelli del centro-sinistra, Ferrari, Spalla, Ajroldi, Rinaldi, Melzi D’Eril, Giambelli, Bossi, Belgioioso e Giani, optarono infatti per l’astensione. Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 27 luglio 1961, votazione sulla delibera di affidamento all’ATM del servizio di gestione delle linee della metropolitana.

Intervista ad Ezio Vigorelli riportata in Persino la Edison voleva unificare i trasporti, “Il Giorno”, 6 agosto 1961.

Atti del Consiglio Comunale, seduta del 21 gennaio 1961, intervento del Sindaco.

Ivi, seduta del 7 giugno 1961, intervento di Bassetti.

Ivi, seduta del 13 aprile 1961, approvazione della proposta della Giunta relativa alla istituzione di un gettone di presenza dell’importo di 5.000 lire a favore di ogni consigliere partecipante alle sedute consiliari.

Cfr. Commissione comunale per lo studio dei quartieri periferici, “Il Giorno”, 17 maggio 1961; Igiene e scuola lacune della periferia, ivi, 24 maggio 1961.

Cfr. Eliminare le strozzature che tardano lo sviluppo della città e 43 nuovi edifici entro il 1962, ivi, 12 maggio 1961.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 27 novembre 1961, approvazione all’unanimità della delibera della Giunta riguardante il rafforzamento del servizio di assistenza post-scolastica durante l’anno 1961-1962 nelle scuole elementari.

Ivi, seduta del 5 giugno 1961, intervento del Sindaco in occasione del Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio 1961.

Ivi, seduta dell’8 maggio 1961, dibattito ed esito della votazione sulla riforma dell’imposta di famiglia. Si veda anche Per gli evasori l’Assessore annuncia tempi difficili, “Il Giorno”, 9 maggio 1961.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta dell’8 maggio 1961, intervento dell’Assessore Arnaudi. Si vedano anche La riforma dell’imposta di famiglia all’ordine del giorno del ConsiglioIl coefficiente familiare e Un po’ di storia, “Avanti!”, 7 maggio 1961; Il Consiglio Comunale approva la riforma dell’imposta di famiglia, ivi, 9 maggio 1961.

Cfr. Dibattito sulla pianificazione al Circolo Turati. Leadership del Comune nello sviluppo della città, “Il Giorno”, 26 maggio 1962. A proposito dell’attività svolta da Roberto Guiducci nell’ambito del dibattito sulla programmazione economica si veda R. Guiducci,New deal socialista: valori e strumenti per un piano a lungo periodo, Vallecchi, Firenze, 1965.

Atto di fiducia dell’autogoverno, “Il Giorno”, 7 aprile 1962. A questo proposito si veda anche Per il Comune una politica nuova, ivi, 10 aprile 1962.

Atti del Consiglio Comunale, seduta del 30 aprile 1962, intervento dell’Assessore Bassetti in occasione della presentazione del Piano di attività del Comune di Milano per il quadriennio 1962-1965 e progetto di Bilancio di Previsione per l’esercizio finanziario 1962.

Ivi, ibid.

Cfr., La costruzione di aule quasi triplicata, “Il Giorno” 13 ottobre 1962.

Cfr. Medaglia d’oro di benemerito ad Aldo Aniasi, ivi, 21 settembre 1966.

La refezione scolastica sarà estesa, ivi, 5 dicembre 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 6 marzo presentazione del Piano di edilizia popolare elaborato dalla Giunta Municipale. Si veda anche 34 mila alloggi nei prossimi 4 anni, “Il Giorno”, 8 marzo 1962.

Cfr. Poche braccia e costi alti? Prefabbricare, “Il Giorno”, 2 giugno 1962; Per il piano edilizio (in difficoltà) riunione decisiva, ivi, 1 settembre 1962; Prefabbricati: oggi si decide, ivi, 11 settembre 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 19 luglio, approvazione del piano quadriennale 1962-1965 e del Bilancio di Previsione  riguardante l’esercizio 1962.

Cfr. Non è concorde la Giunta sull’aumento delle tariffe, “Il Giorno”, 20 settembre 1962;Noi proponiamo gli aumenti ma tocca ai politici decidere, ivi, 25 settembre 1962; Il caro-tram primato non ambito, ivi, 5 ottobre 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 28 marzo 1962, presentazione ai consiglieri della Relazione della Commissione Consiliare per lo studio del problema dei trasporti pubblici.

Cfr. Accordo con i sindacati o tram fermi, “Il Giorno”, 22 settembre 1962; Polemica per l’agente unico. Cinque vetture sono già pronte, ivi, 3 ottobre 1962; Tram senza bigliettario. Il giorno 20 avrà inizio l’esperimento, ivi, 9 ottobre 1962; Si farà l’esperimento dell’agente unico, ivi, 13 ottobre 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 26 febbraio 1962, intervento di Luigi Amendola, Assessore all’Annona. Si vedano anche I macellai protestano ma il consumatore applaude, “Il Giorno”, 28 marzo 1962; Sotto inchiesta anche il nostro pane, ivi, 4 aprile; Vendevano formaggio invaso dai parassiti, ivi, 12 aprile 1962.

Il tema della difesa dei lavoratori in quanto consumatori fu parte organica del programma elaborato dai socialisti in occasione delle elezioni amministrative del 1908, 1910 e 1914. Ad approfondirlo fu in particolare Alessandro Schiavi. Cfr. A. Schiavi, Le elezioni amministrative a Milano. Perché il Partito Socialista deve difendere i lavoratori in quanto consumatori, “Il Tempo”, 1 giugno 1908. A questo proposito si veda M. Punzo, La Giunta Caldara. L’Amministrazione Comunale di Milano negli anni 1914-1920, Cariplo – Laterza, Milano, Roma-Bari 1986, pp. 83-108.

Ivi, pp. 60-61.

Cfr. Battaglia allo smog, “Il Giorno”, 28 febbraio 1962.

Cfr. Abbiamo polmoni color nero-Milano, ivi, 20 maggio 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del  26 marzo 1962, definitiva approvazione della delibera della Giunta concernente l’apertura di 40 nuove farmacie municipali. Si veda anche Il Comune aprirà 40 nuove farmacie, “Il Giorno”, 21 marzo 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 26 marzo 1962, intervento dell’Assessore Beltramini. Si veda anche Polemici col Comune i farmacisti titolari, “Il Giorno”, 22 marzo 1962.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 9 ottobre 1962, intervento del Sindaco.

Ivi, seduta del 26 febbraio 1962, relazione della Commissione Consultiva per lo Sport e la Ricreazione sulla pratica sportiva in città ed approvazione dei contributi predisposti dalla Giunta Municipale a favore di società sportive milanesi impegnate nell’attività amatoriale e dilettantistica.

Ivi, seduta del 28 gennaio 1963, intervento dell’Assessore Bassetti.

Ivi,seduta del 25 luglio 1963, definitiva approvazione del Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio 1963.

Ivi, seduta del 16 maggio 1963, intervento dell’Assessore Meda.

Ivi, ibid. Questo documento prevedeva la costruzione entro il 1965 di 663 locali per le scuole dell’infanzia, di 440 per le scuole di istruzione primaria e di 1.160 per le scuole secondarie.

La Commissione per lo studio dei problemi della periferia aveva suddiviso la città in 52 zone corrispondenti ad altrettanti quartieri. In 24 di questi era stata registrata una drammatica carenza di infrastrutture e servizi, con particolare riferimento all’edilizia scolastica, alle fognature, all’illuminazione pubblica, ai campi gioco per ragazzi e a gli uffici postali. Era stata rilevata in particolare l’esigenza di 38 farmacie, 24 biblioteche, 41 campi gioco, 22 edicole, 35 cabine telefoniche stradali insieme, unita alla mancanza di 327 aule di scuola materna, 349 di scuola elementare e 478 di scuola media. Ivi, seduta del 6 marzo 1963, intervento dell’Assessore Aniasi. Si vedano anche E’ una povera anticamera del miracolo, “Il Giorno”, 6 gennaio 1963; Entra in fase operativa la politica per la periferia, “Avanti!”, 10 gennaio 1963; Una politica della periferia per 700 mila cittadini, “Il Giorno”, 8 marzo 1963; Inserire la periferia nella cultura della città, “Avanti!”, 16 marzo 1963.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 28 gennaio 1963, intervento dell’Assessore Bassetti in occasione della presentazione del Bilancio Preventivo relativo all’esercizio 1963.

Cfr. I primi prefabbricati saranno consegnati entro l’anno, “Avanti!”, 12 gennaio 1963;Grattacieli popolari per 20 mila locali, “Il Giorno”, 2 marzo 1963; Il nuovo stabilimento è stato inaugurato ieri a Settala. Sforna ogni giorno dieci vani prefabbricati, “Avanti!”, 31 ottobre 1963.

Consuetudine invalsa tra le file degli imprenditori edili era quella degli “arretramenti multipli”. Spesso le imprese progettavano case di sei piani, la cui struttura, all’altezza della grondaia, veniva arretrata di circa due metri, così da rendere possibile la realizzazione, in deroga alle autorizzazioni ricevute, di un altro piano e così via. In questo modo si ottenevano molti locali in più di quelli consentiti. Mentre il regolamento edilizio prevedeva la possibilità di un solo arretramento oltre la linea della grondaia, frequente era l’usanza di costruire, due, tre, persino quattro piani progressivamente arretrati. Cfr. La speculazione edilizia barava anche col regolamento, “Il Giorno”, 11 aprile 1963; Ferrei regolamenti per evitare le coree di cemento in periferia, ivi, 19 aprile 1963.

Cfr. Per inquinamento chiusi dieci pozzi, ivi, 10 aprile 1963.

Cfr. Non pesano in bilancio le farmacie comunali, ivi, 23 marzo 1963.

Cfr. Il Comune organizza lo sport giovanile, “Il Giorno”, 4 maggio 1963. A questo proposito si veda anche S. Giuntini, Storia dello sport a Milano, Edi – Ermes, Milano, 1991.

Cfr. Decentramento burocratico o comitati di quartiere?, “Il Giorno”, 10 ottobre 1963;Per le grandi città sindaci di quartiere, “Avanti!”, 11 ottobre 1963.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 28 gennaio 1963, intervento dell’Assessore Bassetti.

Cfr. All’ATM decisione a sorpresa. Dimissioni provvisorie del presidente, “Il Giorno”, 12 gennaio 1963; Il problema dell’ATM e il bilancio comunale. La discussione ancora rinviata, ivi, 22 gennaio 1963.

Cfr. Il dissenso nella DC e l’impasse della Giunta Comunale. Braccio di ferro che dura da quattro mesi, “Il Giorno”, 28 settembre 1963.

Cfr. Le  nuove tariffe del tram, ivi, 11 luglio 1963, Difficoltà per la Giunta, ivi, 25 settembre 1963.

Cfr. Si sono dimessi tre assessori dc, ivi, 25 luglio 1963.

Cfr. Dimissionari 18 consiglieri dc, ivi, 26 settembre 1963.

Cfr. Da Moro i dirigenti della DC milanese, ivi, 10 ottobre 1963; Alla DC commissario straordinario, ivi, 12 ottobre 1963

Cfr. Posizioni nette, ivi, 15 dicembre 1963.

Cfr. I tre dimissionari vanno dal Sindaco e Superato l’ostacolo maggiore, ivi, 3 ottobre 1963; Si discute il rilancio del centro-sinistra, ivi, 4 ottobre 1963.

L’importo del biglietto di corsa semplice a tariffa ordinaria passava da 35 a 50 lire e da 40 a 60 lire, limitatamente ai gironi festivi. Il costo del titolo di viaggio richiesto per il trasporto notturno saliva da 50 a 70 lire. La Giunta optò dunque per un aumento medio del 45% delle tariffe tranviarie, soddisfacendo solo in parte le richieste avanzate dalla Commissione Amministratrice dell’ATM, che in occasione della riunione del 23 settembre precedente aveva proposto un rialzo addirittura a 60 lire della tariffa ordinaria e a 80 per quelle festiva e notturna. Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 6 novembre 1963, definitiva approvazione delle nuove tariffe tranviarie. Si vedano anche Biglietto a 50 lire definitiva proposta della Giunta, “Il Giorno”, 24 ottobre 1963; Ostruzionismo dei comunisti, ivi, 7 novembre 1963; Braccio di ferro durato per tredici ore, ivi, 8 novembre 1963.

Cfr. Punti-chiave per il rilancio del Piano quadriennale, ivi, 12 novembre 1963.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 13 novembre 1963, intervento del Sindaco.

Ivi, seduta del 14 ottobre 1963, approvazione del nuovo regolamento delle Civiche Scuole Serali.

Ivi, seduta del 13 novembre 1963, intervento del Sindaco.

Ivi, ibid.

Cfr. Vecchietti propone la scissione dal PSI e Gli scissioni compiono un’operazione di vertice, “Avanti!”, 12 gennaio 1964; Si è concluso il convegno secessionista, ivi, 14 gennaio 1964.

Cfr. Minime le conseguenze della secessione nel Milanese e La situazione nel partito e negli organismi di massa, ivi, 18 gennaio 1964; Emerge dai convegni di zona l’intatta forza del partito, ivi, 21 gennaio 1964; Scarse le conseguenze della scissione, “Il Giorno”, 12 gennaio 1964.

Cfr. L’unico Sindaco di Milano morto in carica, “Il Giorno”, 14 gennaio 1964; Cordoglio nel Paese per la morte del prof. Cassinis, “Avanti!”, 14 gennaio 1964.

Cfr. L. Valente, Successione difficile, “Il Giorno”, 14 gennaio 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 17 febbraio 1964, interventi di Venanzi, Nencioni, Robba e Alini.

Cfr. Dal PSDI l’indicazione del successore, “Il Giorno”, 17 gennaio 1964; Discussa la candidatura Ferrari, ivi, 24 gennaio 1964; DC e PSI non sono d’accordo sulla candidatura Ferrari. Per il Sindaco tutto da capo, ivi, 29 gennaio 1964.

Cfr. Lunedì il nuovo Sindaco?, ivi, 6 febbraio 1964; Il PSDI propone un nuovo candidato. E’ l’onorevole Pietro Bucalossi, ivi, 9 febbraio 1964.

Atti del Consiglio Comunale, seduta del 10 febbraio 1964, dibattito preliminare all’elezione del nuovo Sindaco, intervento di Cucchi.

Ivi, ibid., intervento di Cattabeni.

Ivi, ibid., esito degli scrutini per l’elezione del nuovo Sindaco. Si veda anche Tre votazioni senza esito per il sindaco, “Il Giorno”, 11 febbraio 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 17 febbraio 1964, esito delle votazioni per l’elezione del nuovo Sindaco.

Ivi, seduta del 29 aprile 1964, intervento dell’Assessore Bassetti in occasione della presentazione del Bilancio Preventivo 1964.

Ivi, seduta del 31 luglio 1964, approvazione del Bilancio di Previsione relativo all’esercizio 1964.

Cfr. Hazon, Guiducci e Bassetti al terzo convegno sugli sviluppi di Milano: occhi al futuro della metropoli, “Il Giorno”, 19 gennaio 1964.

Cfr. Anti-congiuntura impegno del Comune, ivi, 7 aprile 1964.

Cfr. All’ATM servono 4 miliardi che non ci sono, ivi, 15 luglio 1964; La riforma strutturale dell’ATM punta sulla meccanizzazione, ivi, 12 settembre 1964.

Cfr. Viaggia in metrò il futuro di Milano, “Avanti!”, 25 ottobre 1964; Alle 18 la metropolitana diventa dei milanesi. Non provatela tutti insieme!, “Il Giorno”, 1° novembre 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 29 aprile 1964, intervento dell’Assessore Bassetti.

Questo organismo era composto da Craxi, Crippa e Valentini.

Cfr. Ogni quartiere potrà avere il suo Sindaco, “Il Giorno”, 15 aprile 1964; Pronto il regolamento dei futuri quartieri, “Avanti!”, 2 settembre 1964.

Cfr. Una periferia su misura per le esigenze degli abitanti, “Avanti!”, 22 gennaio 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, circolare n. 3421 della Giunta allegata agli atti della seduta consiliare del 4 maggio 1964 ed avente per oggetto: INDAGINE SUI QUARTIERI PERIFERICI.

Cfr. Non vogliono vivere in isole gli abitanti della periferia, “Avanti!”, 30 ottobre 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 3 giugno 1964, intervento di Bodrero. Si veda anche Quattro supermercati costruiti dal Comune, “Il Giorno”, 16 maggio 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 2 settembre 1964, costituzione della Società per le Vendite Controllate. Si veda anche La SE.VE.CO.: un calmiere per gli alimenti, “Avanti!”, 3 settembre 1964.

Cfr. Trenta le farmacie comunali già in funzione. Altre nove in servizio a giugno, “Il Giorno”, 18 marzo 1964.

Cfr. Pronte 300 sedi per la vaccinazione Sabin di massa. Da marzo per 300 mila bimbi le zollette di zucchero anti-polio, “Avanti!”, 6 febbraio 1964.

Cfr. Depurare le acque per salvaguardare la salute, “Avanti!”, 9 gennaio 1964; Per la lotta anti-smog convegno domenica a Milano, ivi, 30 gennaio 1964; Si apre domani il convegno a Palazzo Marino. Leggi per la lotta contro l’inquinamento, ivi, 1° febbraio 1964; Gli Assessori di tutta Italia concertano la lotta allo smog, ivi, 2 febbraio 1964; Le città smog non devono più uccidere, ivi, 4 febbraio 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 3 giugno 1964, intervento di Bodrero. Si vedano anche Due ordinanze per la lotta contro lo smog, “Il Giorno”, 5 giugno 1964;Comincia dal prossimo inverno l’eliminazione dello smog, “Avanti!”, 23 settembre 1964.

Cfr. Altro che fallimento del centro-sinistra! Le cifre smentiscono le facili Cassandre, “Avanti!”, 19 novembre 1964.

Camminiamo al passo con la città, “Il Giorno”, 8 novembre 1964.

Cfr. Il programma elettorale della DC. Case, viabilità e la periferia, ivi, 1° novembre 1964.

Cfr. Vecchio socialismo e una politica nuova, “Il Giorno”, 12 novembre 1964; Nel programma elettorale del PSDI  trasporti pubblici con tariffa unica, ivi, 17 novembre 1964.

Cfr. Per una città più umana, ivi, 4 novembre 1964; Una città più  umana e la politica dei fatti concreti, ivi, 10 novembre 1964; Realistico programma del PSI per una città più umana, “Avanti!”, 4 novembre 1964; Nenni: riportiamo a Palazzo Marino la gloriosa tradizione del socialismo, ivi, 20 novembre 1964.

Cfr. Bisogna modernizzare la struttura degli assessorati, “Il Giorno”, 17 novembre 1964.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, elezioni amministrative del 22-23 novembre 1964, computo ufficiale dei voti di lista, lista n. 8, Democrazia Cristiana.

Ivi, ibid., lista n. 2, Partito Socialista Italiano.

Ivi, ibid., lista n. 9, Partito Socialista Democratico Italiano.

Ivi, ibid., lista n. 1, Partito Comunista Italiano.

Ivi, ibid., lista n. 3, Partito Socialista Italiano Unità Proletaria.

Ivi, ibid., lista n. 5, Partito Liberale Italiano.

Ivi, ibid., lista n. 7, Movimento Sociale Italiano.

Cfr. Questo l’orientamento dei partiti del centro-sinistra. Sarà una Giunta difficile ma comunque la formeranno, “Il Giorno”, 26 novembre 1964.

Cfr. Nelle trattative per la Giunta tempo d’arresto, ivi, 31 dicembre 1964.

Cfr. Riunione quadripartita per superare gli ultimi scogli, “Il Giorno”, 13 gennaio 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 15 gennaio 1965, esito delle prime tre votazioni per l’elezione del Sindaco. Si vedano anche L’elezione del Sindaco rinviata a venerdì, “Il Giorno”, 16 gennaio 1965; 37 voti per Bucalossi nei primi scrutini, “Avanti!”,16 gennaio 1965.

Si trattava in realtà del sesto scrutinio, dopo i primi tre svoltisi in occasione della precedente seduta consiliare del 15 gennaio 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 22 gennaio 1965, elezione del Sindaco. Si vedano anche Pietro Bucalossi rieletto sindaco del centro-sinistra, “Il Giorno”, 23 gennaio 1965; Il prof. Bucalossi guiderà la nuova Giunta di centro-sinistra, “Avanti!”, 23 gennaio 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 22 gennaio 1965, elezione di 14 Assessori Effettivi e 4 Supplenti.

Cfr. Una dichiarazione di Segagni, “Avanti!”, 23 gennaio 1965.

Cfr. Per rispettare l’accordo fra i partiti ora deve dimettersi un assessore eletto, “Il Giorno”, 24 gennaio 1965. Gabriele Bonatti fu eletto alla carica di Assessore Supplente con delega all’Igiene in occasione della seduta consiliare dell’8 febbraio 1965. Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta dell’8 febbraio 1965, elezione di Gabriele Bonatti alla carica di Assessore Supplente, in surrogazione del dimissionario Edoardo Clerici.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 22 gennaio 1965, intervento del Sindaco. Si veda anche un’intervista a Piero Bucalossi riportata in O i prezzi politici o scuole e case, “Il Giorno”, 24 gennaio 1965.

Cfr. Sui tram sempre diverse le posizioni dei tre partiti, “Il Giorno”, 27 marzo 1965; Il Sindaco attende proposte precise per arrivare al voto, ivi, 8 aprile 1965; Bloccano ogni trattativa i dissensi interni della DC, ivi, 27 aprile 1965.

Cfr. Riunione triangolare a Roma per la Giunta, ivi, 12 maggio 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 13 maggio 1965, approvazione delle nuove tariffe autofilotranviarie. Si vedano anche Le tariffe per tram e metrò a partire dal 31 maggio, “Il Giorno”, 14 maggio 1965; Sì all’aumento del tram dopo quattro mesi, ivi, 15 maggio 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 13 maggio 1965, approvazione del Piano dei Trasporti.

Cfr. Per protesta contro la politica annonaria del Comune decisa una serrata dai negozianti di frutta e verdura, “Il Giorno”, 16 aprile 1965; Diranno ai negozianti dove aprire bottega, ivi, 22 aprile 1965; Pronto il nuovo Ortomercato ma i grossisti protestano. Affitti più bassi o non entreremo, ivi,11 giugno 1965; Chi controllerà il nuovo Ortomercato, ivi, 20 giugno 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 10 maggio 1965, intervento di Cossutta.

Ivi, seduta dell’8 luglio 1965, intervento di Tortorella.

Ivi, ibid., intervento di Magliocco.

Ivi, ibid., intervento dell’Assessore Bassetti ed esito della votazione per la definitiva approvazione del mutuo da 30 miliardi di lire con la CARIPLO. Si veda anche Il Consiglio Comunale approva il mutuo di 30 miliardi, “Il Giorno”, 9 luglio 1965.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 30 aprile 1962, intervento dell’Assessore Bassetti.

Ivi, seduta del 25 ottobre 1965, intervento del Sindaco in occasione della presentazione del Bilancio Preventivo riguardante l’esercizio 1965.

Ivi, seduta del 27 ottobre 1965, intervento dell’Assessore Bassetti.

Ivi, seduta del 9 dicembre 1965, approvazione del Bilancio Preventivo 1965 e del mutuo dell’importo complessivo di 15 miliardi di lire, destinati al finanziamento dei lavori di costruzione della linea metropolitana 2-Verde, nel tratto compreso tra Udine e Caiazzo. Si veda anche Seduta – fiume per votare il bilancio, “Il Giorno”, 10 dicembre 1965.

Cfr. Non è un imperativo il bilancio in pari, “Il Giorno”, 15 gennaio 1966.

Cfr. La DC difende il bilancio in pari, ivi, 23 gennaio 1966; La seconda linea di metrò sarà pronta entro il 1969, ivi, 4 febbraio 1966.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 23 maggio 1966, intervento del Sindaco in occasione della presentazione del Bilancio di Previsione relativo all’esercizio 1966.

Ivi, seduta del 3 marzo 1966, elezione di Edoardo Clerici alla carica di Assessore Effettivo in surrogazione del dimissionario Piero Bassetti.

Ivi, seduta del 21 marzo 1966, dibattito sul caso Zanzara.

Ivi, seduta del 2 maggio, dibattito sulla morte del ventenne Paolo Rossi, studente socialista ucciso a Roma da alcuni universitari fascisti.

Ivi, seduta del 4 maggio, interventi di Porretti, Monico e di Bucalossi.

Cfr. Trasporti ed urbanistica priorità assoluta, “Il Giorno”, 16 gennaio 1966; Trenta miliardi nel ’66 il deficit ATM, ivi, 18 gennaio 1966; Anche sugli stipendi ATM lettera del prefetto, ivi, 3 marzo 1966.

Atti del Consiglio Comunale, seduta del 23 maggio 1966, intervento dell’Assessore Meda. Si vedano anche Comune più libero e più vasto per poter amministrare e Meda: l’impegno del pareggio ancora mantenuto, “Il Giorno”, 24 maggio 1966.

Ivi, ibid.

Ivi, seduta dell’8 giugno 1966, definitiva approvazione del Bilancio di Previsione relativo all’esercizio 1966, di un finanziamento di 5 miliardi e di un mutuo dell’importo complessivo di 10 miliardi e 580 milioni di lire. Si veda anche Voto favorevole al bilancio e a due mutui, “Il Giorno”, 9 giugno 1966.

Cfr. Nominati i consigli senza le minoranze, “Il Giorno”, 12 luglio 1966.

Cfr. Partire dalla verifica per un rilancio del centro-sinistra, ivi, 20 luglio 1966; Un attacco di Accetti al Sindaco, ivi, 6 settembre 1966; La DC propone un incontro dei quattro partiti, ivi, 7 settembre 1966; Niente crisi, ma verifica e rilancio, ivi, 22 settembre 1966;I quattro riuniti per la verifica, ivi, 11 ottobre 1966.

Cfr. Crisi nel PIM per la scelta del programma, ivi, 22 ottobre 1966.

Cfr. Primo incontro PSI-PSDI per l’unificazione, ivi, 8 febbraio 1966; Polotti alla UIL: l’unità politica e dopo quella sindacale, ivi, 20 marzo 1966; Critica Sociale per l’unificazione, “Avanti!”, 16 ottobre 1966; Alla Costituente socialista l’entusiasmo dei compagni milanesi, ivi, 26 ottobre 1966.

Furono eletti all’interno della segreteria provinciale del PSU Carlo Tognoli, Aldo Aniasi, Antonio Natali, Giovanni Pini, Enrico Rizzi, Renzo Peruzzotti, Bettino Craxi, Carlo Polli, Salvatore Di Mattei, Vittorio D’Aiello, Angelo Albini e Bruno Melzi. Cfr. Martedì l’insediamento del nuovo direttivo del partito unificato, “Avanti!”, 4 novembre 1966.

Cfr. Verifica: battuta d’arresto. La DC pensa al rimpasto della giunta, “Il Giorno”, 26 ottobre 1966; Il vero problema, “Avanti!”, 6 novembre 1966.

Cfr. Il documento concordato da DC e PSU. Fissati questi punti per il rilancio, “Il Giorno”, 25 novembre 1966; Le proposte della maggioranza per il progresso della città, “Avanti!”, 25 novembre 1966.

Cfr. Luigi Meda è morto d’improvviso e Giovane veterano, “Il Giorno”, 13 dicembre 1966.

Cfr. Nuova Giunta: assegnate le deleghe, ivi, 21 dicembre 1966.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 23 gennaio 1967, intervento del Sindaco.

Cfr. E’ da rivedere il Piano Quadriennale, “Il Giorno”, 28 giugno 1967; Entro ottobre dimissioni di Bucalossi?, ivi, 14 luglio 1967; DC e PSU invitano i repubblicani a trattare con loro, ivi, 15 luglio 1967; Il Piano Quadriennale. Perché il PSU lo ha respinto, ivi, 23 luglio 1967. Si vedano anche Si è dimesso Dagnino presidente ATM, ivi, 7 marzo 1967; Per Dagnino si cerca una soluzione, ivi, 23 maggio 1967; Il Consiglio respinge le dimissioni ma Dagnino è deciso, ivi, 30 maggio 1967.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 17 luglio 1967, intervento del Sindaco in occasione della presentazione del Bilancio Preventivo relativo all’esercizio 1967.

Ivi, seduta del 28 luglio 1967, definitiva approvazione del Bilancio 1967. Si veda ancheApprovato il bilancio ’67 a tempo di primato, “Il Giorno”, 29 luglio 1967.

Cfr. Testo della relazione presentata da Bettino Craxi in occasione della riunione dell’Ufficio Politico del PSU milanese svoltasi il 19 luglio 1967, Archivio Giulio Polotti, Fondazione Kuliscioff, Milano.

Atti del Consiglio Comunale, seduta del 15 novembre 1967, intervento del Sindaco.

Ivi, ibid. Si vedano anche Per la crisi domani giorno decisivo, “Il Giorno”, 14 novembre 1967; Bucalossi si è dimesso, ivi, 16 novembre 1967; Bucalossi ha annunciato le dimissioni da sindaco, “Avanti!”, 16 novembre 1967.

Cfr. Superare rapidamente l’attuale stato di crisi, “Avanti!”, 24 novembre 1967.

Cfr. Il direttivo socialista sulla crisi comunale, ivi, 23 novembre 1967; Il PSU ha accettato le dimissioni del sindaco Bucalossi, “Il Giorno”, 23 novembre 1967.

Cfr. La DC accetta le dimissioni del Sindaco. Alleanza anti-giunta fra liberali e comunisti?, “Il Giorno”, 29 novembre 1967.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 29 novembre 1967, intervento di Granelli nell’ambito del dibattito sulle dimissioni dalla carica di Sindaco presentate da Bucalossi il 15 novembre precedente.

Ivi, ibid., intervento di Craxi.

Ivi, ibid.

Ivi, ibid., esito della votazione sulle dimissioni dalla carica di Sindaco presentate da Bucalossi. Si vedano anche Accettate (69 sì) le dimissioni del Sindaco, “Il Giorno”, 30 novembre 1967; La Giunta pronta con il nuovo sindaco a un generale chiarimento politico, “Avanti!”, 30 novembre 1967.

Cfr. Bucalossi esce dal suo partito, “Il Giorno”, 6 dicembre 1967.

Cfr. Quasi certo Aniasi nuovo Sindaco, ivi, 5 dicembre 1967; Designato Aniasi nuovo Sindaco, ivi, 7 dicembre 1967.

Cfr. Atti del Consiglio Comunale, seduta del 19 dicembre 1967, elezione di Aniasi alla carica di Sindaco. Si vedano anche Il compagno ALDO ANIASI è il nuovo sindaco di MilanoIso dall’Ossola a Palazzo Marino, “Avanti!”, 20 dicembre 1967.

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Fiap Presidenza,
19 lug 2014, 06:13
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